Il feed algoritmico è diventato così normale che spesso dimentichiamo di averne avuto uno diverso. L’Australia vuole riportare quella scelta in primo piano con una proposta che obbligherebbe le piattaforme a permettere agli utenti di rinunciare alle raccomandazioni e vedere invece contenuti provenienti dalle persone e dagli account che hanno deciso di seguire.

La misura fa parte di un più ampio digital duty of care e si inserisce nel confronto australiano con le grandi piattaforme americane.

Seguire e raccomandare sono due internet diversi

Il vecchio social graph organizzava il feed intorno alle relazioni scelte dall’utente. TikTok ha perfezionato il modello opposto: non importa chi segui, importa ciò che il sistema prevede possa trattenerti. Instagram, YouTube e quasi tutti gli altri hanno adottato versioni della stessa logica.

Restituire un opt-out non elimina l’algoritmo. Rende però visibile che l’ordinamento è una decisione di prodotto, non una legge naturale di internet.

La libertà di scelta può essere anche una questione di design

Il dettaglio decisivo sarà come l’opzione viene presentata. Un’impostazione nascosta non equivale a una scelta reale. Default, pop-up e facilità di passaggio tra feed possono determinare più della norma stessa.

La discussione australiana porta quindi la politica dentro l’interfaccia. Dopo anni di dibattito su quali contenuti debbano essere rimossi, il nuovo fronte riguarda una domanda precedente: chi decide quali contenuti arrivano davanti ai nostri occhi?

Fonti