Due creator con lo stesso numero di follower possono chiedere compensi completamente diversi e produrre risultati altrettanto diversi. È una caratteristica naturale di un mercato creativo, ma con l’aumento dei budget sta diventando un problema industriale.

Digiday ha raccontato il dibattito interno al settore sui fee, considerati da molti operatori difficili da prevedere e confrontare. Il prezzo non dipende più soltanto dalla dimensione dell’audience: entrano in gioco engagement, categoria, piattaforma, esclusiva, diritti di utilizzo, produzione e reputazione.

Il follower è una metrica troppo semplice

Un milione di follower può rappresentare una comunità molto attiva oppure un pubblico scarsamente interessato. Per un brand conta anche quante persone comprano, ricordano o cambiano comportamento dopo aver visto un contenuto.

Ma attribuire una vendita a un singolo creator è difficile, soprattutto quando la campagna lavora sulla notorietà. Per questo il mercato oscilla tra metriche di performance e valutazioni qualitative.

La standardizzazione arriverà, ma non sarà perfetta

Piattaforme e agenzie stanno costruendo strumenti più sofisticati per stimare valore e performance. Il rischio è trasformare la creatività in una commodity comprata programmaticamente, perdendo proprio la specificità che rende efficace il creator.

Probabilmente emergerà un modello ibrido: benchmark più trasparenti per reach, utilizzo e produzione, accompagnati da un premio per talento e capacità culturale. Hollywood ha impiegato decenni a costruire listini, residual e contratti. La creator economy sta comprimendo lo stesso processo in pochi anni.

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