L’influencer economy è stata costruita attorno alla giovinezza, ma una parte del mercato sta rivalutando creator più anziani. Digiday ha raccontato l’interesse dei brand verso profili capaci di offrire qualcosa che diventa più raro man mano che l’intelligenza artificiale riempie i feed: un’identità difficilmente confondibile con un personaggio sintetico.

Non è soltanto una questione demografica. Un creator maturo porta esperienza, memoria e imperfezioni che possono funzionare come segnali di autenticità.

La perfezione ha perso valore

Filtri, editing e AI rendono relativamente economico produrre immagini impeccabili. Quando una qualità diventa abbondante, smette di differenziare. Il contenuto troppo levigato può persino generare sospetto: è una fotografia, una pubblicità o un’immagine generata?

In questo contesto un volto non standardizzato e una storia personale lunga possono diventare asset. L’età comunica che esiste un percorso precedente alla campagna.

Anche il pubblico sta invecchiando

I social non appartengono più soltanto agli adolescenti. Le prime generazioni cresciute con Facebook, YouTube e Instagram stanno entrando in nuove fasi della vita e mantengono abitudini digitali. I brand hanno quindi bisogno di creator credibili per categorie come finanza, viaggi, salute, casa e lusso.

La conseguenza potrebbe essere una creator economy meno uniforme. Se l’AI rende facile simulare la giovinezza ideale, il vantaggio competitivo umano può trovarsi proprio in ciò che non conviene simulare.

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