L’Europa utilizza servizi cloud, chip e infrastrutture di calcolo che in larga parte dipendono da aziende e catene del valore non europee. Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale questa dipendenza ha assunto un significato strategico: controllare capacità computazionale, dati e infrastrutture non è più soltanto una questione di mercato, ma di resilienza economica e politica.

L’8 settembre il gruppo Telecomunicazioni e società dell’informazione del Consiglio dell’Unione europea ha avuto tra i documenti di lavoro il Cloud and AI Development Act, la proposta presentata dalla Commissione per rafforzare l’ecosistema europeo di cloud e AI. Il dossier si inserisce nel più ampio Tech Sovereignty Package.

La sovranità non significa autarchia

Il dilemma europeo consiste nel ridurre dipendenze critiche senza isolarsi da un mercato tecnologico globale. Costruire più data center e capacità cloud in Europa richiede capitali, energia, hardware e competenze; imporre semplicemente una preferenza geografica non crea automaticamente un’alternativa competitiva.

Per questo la politica industriale deve lavorare su più livelli: investimenti, domanda pubblica, accesso all’energia, regole sugli appalti, interoperabilità e capacità di far crescere operatori europei. Il successo non si misurerà dal numero di volte in cui compare la parola sovranità, ma dalla possibilità concreta per imprese e amministrazioni di scegliere infrastrutture competitive.

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