Che cosa succederebbe se Instagram smettesse di decidere l’ordine dei post? Secondo Adam Mosseri, il risultato non sarebbe il ritorno romantico alle fotografie degli amici. Gli utenti verrebbero sommersi dai contenuti di chi pubblica più frequentemente, in particolare i brand.
Il responsabile di Instagram ha difeso pubblicamente il ranking algoritmico mentre l’Australia discute il diritto degli utenti a scegliere un feed non raccomandato. Mosseri riconosce che l’algoritmo può apparire come una black box, ma sostiene che la personalizzazione produca un’esperienza migliore.
Il cronologico non è neutrale
Ordinare per tempo sembra una regola oggettiva, ma premia una caratteristica precisa: la frequenza. Un account che pubblica venti volte può occupare più spazio di un amico che pubblica una volta. Il ranking prova a correggere questa asimmetria prevedendo ciò che interessa all’utente.
Il problema è che questa correzione conferisce alla piattaforma un potere enorme. Instagram decide quali segnali misurare e quale comportamento ottimizzare.
L’algoritmo è diventato editor
Una redazione tradizionale sceglie la prima pagina. Instagram produce miliardi di prime pagine personali ogni giorno. Mosseri sostiene che siano più utili di un elenco temporale; i regolatori chiedono che l’utente possa rifiutarle.
Entrambe le posizioni possono essere vere: il ranking può migliorare l’esperienza e contemporaneamente meritare maggiore controllo. La domanda non è più se esistano algoritmi, ma quanta sovranità vogliamo concedere loro sulla nostra attenzione.




