Un algoritmo non prende decisioni nel vuoto: utilizza dati, obiettivi e regole progettate da qualcuno. È il principio che emerge con forza dall’azione antitrust americana contro RealPage e diversi grandi operatori immobiliari. Il 4 settembre il Dipartimento di Giustizia ha annunciato un proposed consent decree con Pinnacle Property Management Services, nell’ambito del procedimento sulle pratiche di coordinamento algoritmico nel mercato degli affitti.
Se approvato dal tribunale, l’accordo vieterebbe a Pinnacle di utilizzare algoritmi anticoncorrenziali che generano raccomandazioni di prezzo basandosi su informazioni commercialmente sensibili dei concorrenti e imporrebbe limiti alla condivisione di tali informazioni. In determinate circostanze sarebbe previsto anche un monitor indipendente.
Il software non neutralizza l’intesa
Il caso è importante perché affronta una delle questioni centrali dell’antitrust contemporaneo: comportamenti che sarebbero problematici se realizzati direttamente tra imprese possono diventare accettabili quando vengono intermediati da un software comune? L’impostazione del DOJ è chiaramente negativa quando l’algoritmo incorpora dati sensibili dei concorrenti e facilita un coordinamento anticoncorrenziale.
La lezione supera il settore immobiliare. Pricing dinamico e sistemi decisionali automatici sono sempre più diffusi in trasporti, commercio e servizi. Le autorità dovranno distinguere l’ottimizzazione legittima da architetture che riducono la concorrenza.




