Generare un volantino richiede ormai pochi secondi. È precisamente questa facilità a creare un problema nuovo: in alcuni contesti il pubblico non interpreta l’AI come innovazione, ma come assenza di investimento creativo.

In Australia un venue si è scusato dopo le critiche rivolte a materiale promozionale generato artificialmente, in una discussione che ha coinvolto illustratori e designer. L’episodio rende visibile un conflitto che attraversa musica, editoria, locali e festival.

Il costo non è l’unico valore del design

Un’immagine promozionale non serve soltanto a trasferire informazioni. Comunica il tipo di comunità che un’organizzazione vuole costruire. Commissionare un illustratore significa anche partecipare a un ecosistema culturale.

Quando un soggetto che vive di creatività sostituisce il lavoro creativo con un generatore, il pubblico può percepire una contraddizione più forte rispetto a quella prodotta dall’automazione in altri settori.

L’AI rende visibile il valore dell’umano

Paradossalmente, la disponibilità di immagini quasi gratuite potrebbe aumentare il valore simbolico del lavoro dichiaratamente umano. Una locandina disegnata può diventare una scelta editoriale, come il vinile nell’epoca dello streaming.

La domanda non sarà se usare o meno strumenti generativi in assoluto, ma quando l’efficienza rafforza il prodotto e quando invece ne indebolisce il significato culturale.

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