Quando il browser ha iniziato a supportare estensioni, quando gli smartphone hanno aperto gli app store e quando il software moderno si è riempito di pacchetti open source, la sicurezza ha dovuto imparare una lezione ricorrente: il rischio non arriva soltanto dal programma principale, ma da tutto ciò che gli viene collegato. Gli agenti di intelligenza artificiale stanno ricreando lo stesso schema a velocità maggiore. Skill, plugin, server MCP, add-on e connettori permettono a un modello di usare internet, database, strumenti aziendali e applicazioni. AIR, startup fondata da veterani dell’Unità 8200 israeliana, è uscita dallo stealth dichiarando 50 milioni di dollari raccolti in due seed round per costruire una piattaforma che controlli proprio questa nuova supply chain.

L’idea è semplice da spiegare e complessa da implementare: scoprire quali agenti stanno funzionando all’interno di un’organizzazione, capire quali componenti utilizzano, valutarne continuamente l’affidabilità e impedire il collegamento a software o fonti che non rispettano le policy. In pratica, AIR vuole trattare l’ecosistema degli agenti come le piattaforme di software supply chain security trattano librerie, dipendenze e pacchetti.

Gli agenti stanno diventando composizioni di componenti

Un assistente AI aziendale raramente è soltanto un modello. Può utilizzare un LLM di un provider, un sistema di retrieval, un server MCP per accedere al CRM, una skill per inviare email, un plugin per interrogare il web e credenziali per altri servizi. Ogni elemento aumenta la capacità del sistema ma anche il numero di relazioni da controllare.

Il Model Context Protocol ha accelerato questa tendenza perché offre un modo standardizzato per collegare modelli a strumenti e fonti di dati. È utile proprio perché riduce il costo dell’integrazione. La conseguenza inevitabile è che diventa più facile anche aggiungere componenti che il team sicurezza non ha esaminato. Un dipendente può installare uno strumento AI e collegarlo a documenti aziendali con la stessa naturalezza con cui in passato installava un’estensione del browser.

Shadow AI è il nuovo shadow IT

Le aziende conoscono già il fenomeno dello shadow IT: servizi SaaS adottati dai dipendenti senza l’approvazione formale dell’IT. Con gli agenti il problema cambia scala perché un singolo strumento può collegarsi a molte applicazioni e agire attraverso le autorizzazioni dell’utente.

AIR punta quindi prima di tutto alla discovery. Non si può proteggere ciò che non si sa esista. Identificare agenti e componenti permette al team sicurezza di costruire un inventario, associare proprietari e valutare permessi. È una funzione apparentemente amministrativa ma fondamentale: molte violazioni nascono da asset dimenticati, integrazioni vecchie e credenziali che nessuno pensa più di usare.

Una skill può essere potente quanto un’applicazione

La parola “skill” può far pensare a una piccola funzione innocua. In realtà una skill che permette a un agente di leggere file, modificare codice o inviare pagamenti è un pezzo di software con capacità reali. Se è malevola, compromessa o configurata male, può trasformare l’agente in un canale di esfiltrazione o in un esecutore involontario di operazioni pericolose.

Questo rende insufficienti i controlli una tantum. Un componente considerato sicuro oggi può cambiare domani, aggiornare dipendenze o modificare il proprio endpoint. AIR insiste sulla valutazione continua, concetto già familiare nella sicurezza cloud ma ancora nuovo nel mondo degli agenti.

Il problema della fiducia transita tra più aziende

Un’impresa può avere un contratto e audit approfonditi con il provider del modello, ma non necessariamente con ogni server MCP o plugin collegato. È la stessa debolezza che ha reso pericolose le supply chain software: un’organizzazione può investire molto nella propria sicurezza e dipendere comunque da un fornitore molto più piccolo.

La standardizzazione rende il problema più visibile. Quando gli strumenti diventano interoperabili, la sicurezza non può basarsi sulla reputazione di una singola piattaforma. Servono attestazioni, permessi granulari, logging e meccanismi per revocare rapidamente un componente compromesso.

Perché 50 milioni già in fase seed

La dimensione del finanziamento mostra quanto gli investitori ritengano urgente la categoria. AIR non sta vendendo un prodotto per un mercato consolidato con budget già definiti; sta cercando di diventare infrastruttura prima che la maggior parte delle imprese abbia formalizzato una voce di spesa “agent supply chain security”.

Il rischio per la startup è evidente: grandi vendor di identity security, endpoint e cloud possono incorporare funzioni analoghe. Il vantaggio di una società specializzata è la velocità con cui può adattarsi a protocolli e pattern nuovi. Il vantaggio dei grandi è la distribuzione. Nei prossimi anni il mercato deciderà se la sicurezza degli agenti resterà una categoria autonoma o verrà assorbita dalle piattaforme esistenti.

La sicurezza deve seguire le autorizzazioni, non il marchio

Una delle lezioni più importanti è evitare la scorciatoia mentale “questo agente usa un modello affidabile, quindi è sicuro”. Un sistema è sicuro quanto l’insieme delle sue autorizzazioni e dipendenze. Anche un modello ben valutato può essere collegato a una skill vulnerabile o ricevere input manipolati da una fonte esterna.

Per i CISO questo richiede un nuovo modo di catalogare il rischio. Bisogna sapere quale agente può vedere quali dati, quali strumenti può chiamare, chi ha approvato quelle capacità e come vengono registrate le azioni. In altre parole, gli agenti devono entrare negli stessi processi di governance che già esistono per identità e applicazioni.

La supply chain dell’AI nascerà comunque

È improbabile che le aziende rinuncino alle integrazioni. Il valore degli agenti dipende proprio dalla capacità di uscire dalla chat e fare cose. Più aumentano i connettori, più il problema di AIR diventa strutturale. La domanda non è quindi se nascerà una supply chain di componenti agentici, ma quanto velocemente riusciremo a renderla osservabile.

Il paradosso è che gli standard aperti che accelerano l’adozione sono anche quelli che rendono possibile un mercato enorme di estensioni. È successo con il web, con gli smartphone e con il cloud. Succederà con l’AI. AIR sta scommettendo che questa volta le imprese proveranno a costruire i controlli prima che la nuova supply chain sia già troppo grande per essere governata.

Fonti