Il ricamo tridimensionale, la cappelleria scultorea e una ricerca sul guardaroba di Elisabetta II arrivano alla Garrison Chapel di Londra come esito visibile di un percorso formativo. Da venerdì fino al 24 settembre, Chanel, il polo Le19M e The King’s Foundation presentano i lavori dei diplomati del Chanel Métiers d’Art Fellowship, programma post-laurea rivolto a studenti specializzati in ricamo, cappelleria e fashion design.
La mostra non è una sfilata né un’anticipazione di collezione: mette al centro gli oggetti, le tecniche e il tempo necessario per acquisirle. Nelle sale della cappella sono esposti mantelli decorati attraverso lavorazioni di ricamo in rilievo, cappelli costruiti con materiali diversi e capi che rileggono l’abbigliamento della sovrana britannica. È un formato coerente con l’obiettivo dell’iniziativa: far uscire il sapere artigianale dall’ambito strettamente didattico e renderne leggibile il valore presso un pubblico più ampio.
Per Chanel, che ha fatto dei Métiers d’Art uno dei capitoli strutturali della propria identità industriale e creativa, l’appuntamento londinese serve anche a mostrare come il patrimonio di competenze possa essere trasmesso. Nel lusso, il gesto manuale viene spesso evocato come una qualità astratta; qui il focus è invece sul passaggio generazionale, con studenti chiamati a confrontarsi direttamente con lavorazioni che richiedono precisione, esercizio e conoscenza dei materiali.
Un programma nato dall’incontro tra Parigi e Londra
La collaborazione tra Chanel e The King’s Foundation risale al 2023. Il fellowship è stato sviluppato insieme a Le19M, il centro parigino che riunisce sotto lo stesso tetto dodici maisons d’art legate a Chanel e oltre 700 artigiani. Il suo ruolo non è soltanto organizzativo: Le19M rappresenta il luogo in cui il gruppo concentra una parte importante delle competenze coinvolte nella creazione di accessori, ornamenti e lavorazioni tessili ad alta specializzazione.
The King’s Foundation, organizzazione benefica fondata nel 1990 da re Carlo III, opera invece da tempo nel campo dell’educazione e della formazione legata all’artigianato, all’architettura e al design. L’accordo unisce dunque due impostazioni complementari. Da una parte c’è una maison globale che dipende da una filiera di competenze rare; dall’altra un’istituzione britannica impegnata nel mantenimento e nell’insegnamento delle pratiche artigianali.
Il programma si rivolge a studenti post-laurea e porta nel loro percorso l’esperienza delle maisons d’art di Le19M. La scelta di dedicare l’esposizione ai lavori conclusivi dà concretezza a un rapporto che, dopo quattro anni di collaborazione, si presenta come un progetto continuativo e non come un’iniziativa isolata. Bruno Pavlovsky, presidente di Chanel e Le19M, ha sottolineato come le diverse edizioni abbiano permesso di affinare il fellowship e di condividere con nuovi talenti il savoir-faire delle maisons coinvolte.
La mostra londinese è quindi anche una verifica pubblica del modello. Il risultato non viene raccontato attraverso promesse occupazionali o numeri sulla carriera dei partecipanti, elementi che non sono stati comunicati, ma attraverso manufatti finiti. Questo è il terreno su cui un corso di questo tipo può essere valutato: la capacità di accompagnare una competenza storica senza ridurla a esercizio di stile o semplice citazione del passato.
Il mestiere come infrastruttura del lusso
Il valore della partnership va oltre le opere esposte. Le lavorazioni di ricamo e cappelleria richiedono figure professionali che non si formano rapidamente e che difficilmente possono essere sostituite senza conseguenze sulla qualità e sul linguaggio di un prodotto. Per le grandi case del lusso, sostenere scuole, atelier e programmi di apprendimento significa intervenire su una parte della filiera che resta essenziale anche quando il mercato privilegia la velocità, la comunicazione digitale e la distribuzione globale.
Le19M incarna questo approccio in modo esplicito: custodire mestieri che hanno radici profonde, ma farli lavorare nel presente della moda. L’esposizione dei mantelli ricamati in 3D e dei copricapi dalla costruzione materica suggerisce che la conservazione non coincide con la replica. Gli studenti sono chiamati a usare tecniche consolidate per sviluppare proposte proprie, in un dialogo tra disciplina esecutiva e ricerca progettuale.
La presenza di capi ispirati al guardaroba di Elisabetta II introduce inoltre un riferimento britannico riconoscibile, senza trasformare il percorso in un omaggio celebrativo. Il guardaroba reale costituisce un archivio utile per riflettere su silhouette, funzione pubblica dell’abito e codici della rappresentazione. Inserito all’interno di un programma incentrato sul fare, quel riferimento diventa materia da reinterpretare attraverso taglio, ornamento e costruzione.
In questo senso, la Garrison Chapel è una sede significativa. Esporre in uno spazio aperto alla visita sposta l’attenzione dalla sola reputazione del marchio alla pratica di chi apprende. Jacqueline Farrell, executive director education di The King’s Foundation, ha invitato il pubblico interessato a manifattura e design a visitare la mostra proprio per osservare il lavoro degli studenti. È una formulazione semplice, ma rilevante: il risultato del fellowship viene offerto allo sguardo non come oggetto di marketing, bensì come prova di un processo formativo.
Che cosa resta dopo il 24 settembre
La chiusura dell’esposizione non conclude il tema che l’ha generata. La continuità delle competenze artigianali dipende dalla possibilità per chi studia di trovare contesti in cui esercitarle, farle evolvere e trasformarle in una professione. Il fellowship non risolve da solo la questione, né le informazioni disponibili consentono di misurarne l’impatto sull’occupazione o sull’intero settore. Mostra però una direzione precisa: le aziende del lusso e le istituzioni formative possono condividere responsabilità nella trasmissione dei saperi.
Per Chanel il progetto consolida il legame fra l’ecosistema dei Métiers d’Art e una scena educativa internazionale. Per The King’s Foundation rafforza l’offerta dedicata al craftsmanship attraverso l’accesso al know-how di atelier specializzati. Per i diplomati, la mostra costituisce soprattutto un momento di visibilità in cui il lavoro manuale non resta confinato nel laboratorio o nel portfolio.
Il caso londinese ricorda infine che l’artigianato contemporaneo non vive soltanto di memoria. Ha bisogno di luoghi, docenti, committenze e occasioni in cui il sapere tecnico possa essere valutato e discusso. I pezzi in mostra alla Garrison Chapel rendono evidente questa dimensione: dietro una superficie ricamata o la forma di un cappello c’è un sistema di apprendimento che il lusso considera parte della propria infrastruttura creativa. Portarlo davanti al pubblico significa riconoscere che quella infrastruttura merita attenzione quanto il prodotto finale.




