Chery vuole trasformare il buon avvio commerciale nel Regno Unito in una presenza più strutturata. Il costruttore cinese ha annunciato l’arrivo di quattro vetture nuove o aggiornate, tra cui un modello elettrico atteso nel 2027 e un ulteriore SUV della famiglia Tiggo. Il programma non riguarda soltanto l’allargamento del listino: indica anche quale tecnologia il marchio considera prioritaria per consolidarsi in un mercato europeo competitivo e sempre più affollato di brand asiatici.
Nel primo anno dal lancio britannico, Chery ha registrato oltre 29.000 auto. Un risultato favorito anche dal lavoro già svolto localmente dai marchi del gruppo Omoda e Jaecoo, che avevano contribuito a creare la rete operativa e a intercettare l’interesse dei grandi gruppi di concessionari. Chery può oggi contare su più di 100 rivenditori nel Paese, una base distributiva rilevante per un marchio entrato da poco sul mercato.
Farrell Hsu, country manager di Chery UK, ha delineato la prossima fase nel corso di un incontro a Londra: l’obiettivo è continuare a crescere con un’offerta elettrificata più estesa, comprendente sia i modelli Super Hybrid sia un’elettrica a batteria. I dettagli sui prodotti dovrebbero emergere in occasione di un appuntamento dedicato alla gamma nelle prossime settimane. Per ora, il calendario indicato dall’azienda colloca il debutto della nuova EV nel corso del prossimo anno.
La priorità è allargare il perimetro Super Hybrid
Il cuore del piano britannico resta la motorizzazione denominata Super Hybrid. Più di due terzi delle Chery vendute nel Regno Unito adottano questa architettura, che unisce un motore benzina turbo, due motori elettrici e una trasmissione automatica a tre rapporti sviluppata internamente dal gruppo. La stessa impostazione tecnica viene utilizzata sia per le ibride non ricaricabili sia per le plug-in hybrid, con batterie e livelli di elettrificazione differenti a seconda del modello.
La gamma offre già una fotografia abbastanza chiara di questa strategia. Il Tiggo 4, SUV compatto, è un full hybrid con batteria da 1,8 kWh; i Tiggo 7, 8 e 9 adottano invece sistemi plug-in con accumulatori da 18,4 o 34,4 kWh. L’intenzione dichiarata è aumentare le alternative, rendendo più ampia la scelta in termini di capacità della batteria, autonomia elettrica e consumi. Hsu ha paragonato l’approccio alla scelta dello spazio di archiviazione su uno smartphone: una stessa famiglia di prodotto, ma configurazioni pensate per esigenze d’uso diverse.
Per Chery, quindi, l’ibrido non sembra una tecnologia transitoria da mantenere in listino nell’attesa dell’elettrico puro. È il perno commerciale della fase di espansione. La scelta ha una logica precisa nel Regno Unito e, più in generale, nei mercati europei: una parte della domanda cerca consumi inferiori e possibilità di marciare in elettrico nei tragitti quotidiani, ma non sempre dispone di ricarica domestica o è pronta ad accettare i compromessi percepiti di una vettura soltanto a batteria.
Questo posizionamento consente a Chery di presidiare più fasce del mercato SUV con una proposta omogenea e di valorizzare una catena cinematica proprietaria. Al tempo stesso, la proliferazione di versioni richiederà chiarezza sul piano dell’offerta: capacità delle batterie, autonomia reale, modalità di ricarica, differenze di prezzo e dotazioni saranno elementi decisivi per evitare che la complessità tecnica diventi un ostacolo per clienti e concessionari.
Un Tiggo in più e un’elettrica ancora da identificare
Tra le quattro novità è previsto anche un ulteriore Tiggo. Hsu lo ha indicato provvisoriamente come Tiggo X, precisando che la denominazione definitiva non è stata ancora scelta. Non sono stati diffusi né il posizionamento del veicolo, né le dimensioni, né la configurazione della motorizzazione. Resta dunque da capire se il nuovo arrivo andrà a coprire uno spazio tra i SUV già disponibili, se punterà a una fascia superiore o se introdurrà una formula distinta nella famiglia.
La cautela è necessaria anche sul fronte dell’elettrica. Chery commercializza già all’estero varie vetture a batteria, dalle auto urbane a una versione a marchio Chery della Omoda 5, fino alla eQ7, crossover di medie dimensioni a trazione posteriore. Tuttavia, l’azienda britannica non ha confermato quale prodotto sarà destinato al Paese. Potrebbe trattarsi di un modello già presente in altri mercati, di una versione elettrificata di una denominazione esistente o di una proposta inedita. Qualunque sia la scelta, il prodotto dovrà essere coerente con l’identità che Chery sta costruendo nel Regno Unito, oggi fortemente associata a SUV tradizionali e a motorizzazioni ibride.
La tempistica conta. Il ciclo di rinnovo dei marchi cinesi è generalmente molto rapido e un modello introdotto all’estero alcuni anni fa non è automaticamente la soluzione migliore per un debutto europeo. Design, dotazione digitale, sicurezza, assistenza post-vendita e competitività del prezzo avranno un peso almeno pari alla scheda tecnica. In una fascia nella quale rivali cinesi, coreani, europei e statunitensi competono ormai con proposte elettriche numerose, arrivare con un prodotto aggiornato e ben localizzato sarà essenziale.
La sfida passa dalla rete e dalla fiducia
L’espansione di Chery va letta nel contesto di una strategia di gruppo più ampia. Omoda, Jaecoo e Chery condividono una parte dell’infrastruttura commerciale britannica, ma si presentano con identità e gamme differenziate. È un vantaggio nella fase iniziale, perché permette di diluire gli investimenti in distribuzione e assistenza; può però diventare un banco di prova se i marchi finiscono per sovrapporsi su prezzo, dimensioni o tipo di cliente.
Per un costruttore in rapida crescita, il passaggio più delicato non è soltanto ottenere immatricolazioni nei primi dodici mesi. È trasformare quelle vendite in una relazione durevole con il cliente. Disponibilità dei ricambi, qualità del servizio in officina, valore residuo e trasparenza sulle condizioni delle tecnologie ibride saranno aspetti centrali. Una rete di oltre 100 punti vendita può aumentare la visibilità, ma dovrà anche sostenere una gamma più articolata e un volume potenzialmente maggiore.
Il piano dei quattro modelli offre a Chery l’occasione di evitare un’espansione lineare, fondata solo sul moltiplicarsi dei SUV simili tra loro. Se il nuovo Tiggo e l’elettrica saranno collocati con precisione, il marchio potrà completare l’offerta mantenendo l’ibrido come proposta principale. Se invece le nuove vetture risulteranno troppo vicine ai prodotti già venduti dal gruppo, il vantaggio della scala rischierà di tradursi in competizione interna.
Le prossime comunicazioni di prodotto chiariranno soprattutto tre aspetti: quale elettrica arriverà effettivamente, come verrà estesa la piattaforma Super Hybrid e quale spazio occuperà il futuro Tiggo. Per ora il messaggio industriale è netto: Chery non intende limitarsi a sfruttare il lancio iniziale nel Regno Unito, ma usare rete commerciale e propulsori elettrificati per costruire una presenza stabile nel segmento SUV.




