Il mercato dei software finanziari per le imprese europee ha un problema che raramente emerge nelle funzioni visibili agli utenti: i dati sono distribuiti fra strumenti che spesso non comunicano bene tra loro. Contabilità, fatturazione, pagamenti, casse, e-commerce e gestionali verticali seguono standard, fornitori e mercati nazionali differenti. Per una software house, connettersi a questa galassia significa sviluppare e aggiornare molte integrazioni separate.

Chift, startup fintech nata a Bruxelles nel 2022, ha raccolto 10,5 milioni di euro in un round Series A proprio per affrontare questa complessità. L’operazione è stata guidata da BlackFin Capital Partners, investitore europeo specializzato nel settore finanziario. Hanno partecipato anche gli investitori già presenti nel capitale: Entourage, Shapers, Seeder Fund e Wallonie Entreprendre.

Il nuovo capitale sarà dedicato all’espansione nei principali mercati europei e allo sviluppo di funzionalità legate all’intelligenza artificiale. È una direzione coerente con l’attività della società: Chift non vende un’applicazione di contabilità alle PMI, ma mette a disposizione delle aziende software un livello tecnico per collegare i loro prodotti agli strumenti finanziari utilizzati dai clienti.

Un’integrazione al posto di molte connessioni separate

La piattaforma di Chift si basa su un’API unificata, cioè un’interfaccia che consente a un prodotto software di dialogare con altri sistemi senza costruire da zero ogni singolo collegamento. La società dichiara di offrire accesso a oltre 120 sistemi finanziari, appartenenti a sei aree: contabilità, fatturazione, point of sale, e-commerce, pagamenti e property management.

Il valore dell’approccio è più facile da leggere in un caso pratico. Una piattaforma di fatturazione che intenda inviare documenti contabili ai programmi usati dai propri clienti dovrebbe altrimenti realizzare molte integrazioni individuali, confrontandosi ogni volta con autenticazione, formati dei dati, aggiornamenti delle API e specificità locali. Attraverso Chift può appoggiarsi a una connessione comune che instrada i dati verso i sistemi già supportati.

È un modello che intercetta una condizione strutturale del software B2B europeo. Nei diversi Paesi convivono prodotti locali consolidati, piattaforme internazionali e soluzioni verticali. La frammentazione non riguarda soltanto la lingua o il quadro normativo: influenza direttamente il lavoro tecnico necessario per distribuire un prodotto in più mercati. Una singola integrazione può essere semplice; mantenerne decine nel tempo, con utenti e requisiti diversi, diventa un costo operativo rilevante.

Chift è stata fondata da Gauthier Henroz, Henry Hertoghe e Matthieu Hertoghe. Dopo un round Seed da 2,3 milioni di euro nel 2024, l’azienda riferisce una crescita dei ricavi superiore a dieci volte. Il team conta oggi 35 persone. Secondo i dati diffusi dalla startup, più di 150 società software utilizzano la sua infrastruttura per raggiungere oltre 50mila PMI in più di dieci Paesi europei. Fra i clienti indicati figurano Revolut, Qonto, Pennylane e Mollie.

Perché AI e fatturazione elettronica spingono l’interoperabilità

Nella strategia annunciata, l’AI non è un’aggiunta separata alla rete di integrazioni. È un fattore che aumenta la necessità di accesso affidabile ai dati operativi delle aziende. Un assistente capace di riconciliare movimenti, preparare documenti o supportare processi amministrativi deve poter leggere e, nei casi autorizzati, scrivere informazioni presenti in sistemi diversi. Se quei sistemi restano scollegati, l’agente conserva un campo d’azione ristretto oppure richiede passaggi manuali.

Chift ha sviluppato a questo scopo un server basato su Model Context Protocol, o MCP. Il protocollo viene impiegato per permettere ai sistemi di AI di connettersi a strumenti e fonti dati esterne. Nel caso della startup belga, l’obiettivo è consentire agli agenti di recuperare e inviare dati attraverso le integrazioni della piattaforma, centralizzando aspetti come autenticazione e gestione degli accessi. Per gli sviluppatori che introducono funzionalità AI, ciò può evitare di dover amministrare credenziali e logiche d’integrazione diverse per ciascun software finanziario.

Resta però un ambito in cui l’infrastruttura deve dimostrare affidabilità oltre alla semplicità di utilizzo. I flussi finanziari aziendali contengono dati sensibili e incidono su processi amministrativi delicati. L’accesso di un agente AI a queste informazioni richiede autorizzazioni ben definite e controlli coerenti con gli strumenti collegati. Chift afferma di gestire autenticazione e access control nel proprio livello di connessione, ma la diffusione dei servizi AI dipenderà anche dalla fiducia che clienti e fornitori riporranno in questa architettura.

L’altro elemento di contesto è la progressiva digitalizzazione dei processi di fatturazione in Europa. L’adozione di obblighi e standard di fatturazione elettronica porta più dati finanziari dentro flussi software strutturati. Questo crea occasioni per prodotti che automatizzano operazioni oggi frammentate, ma amplia anche il numero di sistemi che devono scambiarsi informazioni in modo corretto. Per un’infrastruttura di connettività, la crescita della fatturazione elettronica può quindi aumentare la domanda; allo stesso tempo rende più importante la capacità di adeguarsi alle differenze regolatorie e tecniche tra Paesi.

La sfida è trasformare una rete in una posizione europea

Il Series A offre a Chift le risorse per accelerare, ma non elimina le difficoltà del piano. L’azienda vuole entrare nei maggiori mercati europei e arrivare a integrazioni sempre più automatizzate, capaci di configurarsi con meno lavoro manuale da parte dei clienti. Il traguardo dichiarato è diventare entro il 2028 un riferimento europeo per la connettività finanziaria.

Per riuscirci, Chift dovrà continuare ad ampliare il numero delle connessioni e, soprattutto, mantenerle aggiornate. Il vantaggio di una API unificata dipende infatti dalla qualità effettiva della rete sottostante: copertura dei software realmente usati dalle imprese, continuità delle integrazioni, gestione delle variazioni introdotte dai fornitori e capacità di adattarsi a nuovi requisiti di mercato. Una piattaforma centrale riduce il lavoro per i suoi clienti, ma concentra su di sé la responsabilità di far funzionare l’ultimo miglio tecnico.

La presenza di BlackFin nel round porta inoltre un investitore con un focus esplicito sul fintech. Pauline Brunel, Investment Director del fondo, ha collegato il potenziale di Chift alla difficoltà di connettere dati dispersi in sistemi locali e al crescente bisogno di dati accessibili per i prodotti AI. Per la startup, il finanziamento non serve soltanto a sostenere la crescita commerciale: rappresenta un passaggio verso una proposta più ampia, nella quale l’integrazione diventa il livello operativo su cui far girare applicazioni finanziarie e funzioni basate su agenti.

La partita è rilevante anche per chi costruisce software per le PMI. Invece di scegliere fra lo sviluppo interno di molte connettività e una presenza limitata a pochi ecosistemi, le aziende possono valutare fornitori specializzati che aggregano questo lavoro. Chift punta a collocarsi in questo spazio, in un momento in cui l’automazione finanziaria e l’AI rendono meno tollerabile la distanza fra le applicazioni che gestiscono un’impresa ogni giorno.

Fonti