Per anni l’Europa ha regolato social network costruiti altrove. Ora la Commissione vuole provare a finanziare un’alternativa. Con una call da 1,48 milioni di euro, Bruxelles ha lanciato un progetto pilota per progettare e testare nuove piattaforme social rivolte ai giovani, costruite intorno a sicurezza, salute mentale, privacy e autonomia dell’utente. L’obiettivo dichiarato è arrivare almeno a un servizio basato su protocolli aperti e capace di offrire agli utenti maggiore scelta su dove conservare i propri dati, come moderare i contenuti e quali applicazioni usare per collegarsi.

La cifra è piccola rispetto ai miliardi investiti da Meta, TikTok o Google e non va presentata come la nascita imminente di un concorrente europeo su scala globale. Il significato è diverso: l’Unione vuole sperimentare se alcuni principi che oggi vengono imposti attraverso il Digital Services Act possano essere incorporati direttamente nel design di un prodotto.

Regolare un prodotto esistente è diverso dal costruirne uno nuovo

Quando Bruxelles impone a una grande piattaforma di ridurre rischi sistemici, quella piattaforma deve modificare un’architettura costruita per altri obiettivi: engagement, crescita, monetizzazione. Un progetto nato da zero può invece scegliere metriche differenti, impostazioni predefinite più protettive e una struttura dei dati meno dipendente dalla pubblicità comportamentale.

È questa la scommessa del pilot. Non dimostrare che l’Europa possa sostituire Instagram con 1,48 milioni di euro, ma produrre prototipi e standard che mostrino concretamente come potrebbe funzionare un social progettato con priorità diverse.

I giovani devono partecipare alla progettazione

La Commissione specifica che ragazzi di paesi e background differenti dovranno essere coinvolti nella definizione e nello sviluppo delle funzioni. È un elemento importante perché molte politiche per la sicurezza online vengono disegnate da adulti senza verificare come i giovani usano realmente le piattaforme.

Coinvolgere gli utenti non risolve automaticamente i conflitti tra sicurezza e libertà, ma può evitare soluzioni astratte. Un sistema pensato per proteggere i minori che risulta troppo invasivo o paternalistico rischia semplicemente di essere aggirato.

Il protocollo aperto è la parte più ambiziosa

La call parla esplicitamente di almeno un servizio basato su protocollo. Questo suggerisce un modello più vicino all’interoperabilità del fediverso o di altri sistemi decentralizzati rispetto alla tradizionale piattaforma chiusa. In un’architettura di questo tipo, identità e relazioni sociali possono in teoria sopravvivere al singolo fornitore.

Per l’Europa è una direzione coerente con il desiderio di ridurre il lock-in delle grandi piattaforme. Se gli utenti possono cambiare applicazione senza perdere completamente rete e contenuti, il potere del singolo intermediario diminuisce.

La privacy deve essere una caratteristica, non un banner

Uno dei problemi dell’attuale web è che molte decisioni di privacy vengono scaricate sull’utente attraverso schermate di consenso. Il pilot europeo prova a rovesciare il paradigma: minimizzazione dei dati e controllo dovrebbero essere parte dell’architettura, non opzioni sepolte nelle impostazioni.

Per i giovani questo è particolarmente rilevante, perché la capacità di comprendere implicazioni di profilazione e persistenza dei dati cambia con l’età. Un prodotto progettato specificamente per loro può usare default più conservativi e limitare alcune forme di raccolta senza chiedere una scelta continua.

Il problema economico resta enorme

La parte più difficile non è costruire un’applicazione, ma renderla sostenibile. I social network dominanti finanziano infrastruttura, moderazione e sviluppo attraverso pubblicità, commerce e servizi premium. Un’alternativa che riduce drasticamente la profilazione deve trovare altre fonti di ricavo.

Il finanziamento pubblico può sostenere la fase sperimentale, non un ecosistema globale a tempo indefinito. Il successo del progetto dipenderà quindi anche dalla capacità di immaginare modelli economici compatibili con i principi di privacy.

La moderazione non scompare con il buon design

Una piattaforma più sicura può ridurre alcuni incentivi dannosi, ma continuerà ad avere bisogno di moderare molestie, contenuti illegali, grooming, disinformazione e abusi. I protocolli aperti possono persino rendere alcune forme di enforcement più complesse perché distribuiscono responsabilità tra operatori diversi.

Per questo il pilot è utile proprio come esperimento: può mostrare quali problemi vengono davvero risolti dal design e quali richiedono comunque governance, personale e procedure di ricorso.

Un progetto piccolo può avere un impatto normativo grande

Se il servizio prodotto dalla call resterà una nicchia, potrebbe comunque influenzare standard e regolazione. I prototipi permettono di trasformare concetti astratti in funzioni concrete: feed controllabili, interoperabilità, identità con privacy, strumenti di benessere, moderazione trasparente.

La Commissione potrà usare ciò che funziona come riferimento nei dialoghi con le piattaforme esistenti. In questo senso il valore del progetto non si misura soltanto negli utenti che riuscirà ad attrarre.

L’Europa prova a passare dal “non fare” al “costruire così”

La politica digitale europea è spesso accusata di essere forte nel vietare e debole nel creare. Questa call non ribalta da sola il quadro, ma rappresenta un tentativo interessante di spostare la discussione: non soltanto quali pratiche limitare, ma quale tipo di prodotto finanziare.

Se l’esperimento avrà successo, potrebbe diventare un modello per altri interventi pubblici su infrastrutture digitali aperte. Se fallirà, offrirà comunque una risposta concreta a una domanda che troppo spesso resta teorica: esiste davvero un social network capace di essere coinvolgente senza costruire il proprio successo sulla massimizzazione dell’attenzione e della raccolta dati?

Fonti