Per oltre un secolo l’Edificio Pereda ha rappresentato una soglia: quella della sede centrale del Banco Santander, affacciata sui giardini e sulla baia interna della città cantabrica. Dal 1923 il palazzo ha accompagnato la crescita dell’istituto e della famiglia Botín, legata alle sue origini. Oggi cambia funzione e, soprattutto, cambia pubblico. Dopo la trasformazione progettata da David Chipperfield, l’edificio riapre come Faro Santander, uno spazio museale della Fondazione Banco Santander inaugurato dal re Felipe VI.
L’operazione non coincide con l’apertura di una nuova galleria in un contenitore neutro. Il suo elemento più significativo è la conversione di un immobile che era per natura selettivo, amministrativo e poco accessibile in una destinazione culturale permanente nel cuore della città. La banca non lascia semplicemente spazio a un museo: mette a disposizione la propria sede storica e fa della sua collezione un presidio aperto alla cittadinanza e ai visitatori.
Il nome scelto, Faro Santander, richiama il rapporto di Santander con il mare e con il suo fronte urbano. Ma indica anche l’ambizione dell’iniziativa: la Fondazione Banco Santander punta a rafforzare l’attrattività culturale della città e della Cantabria nel circuito del turismo internazionale del nord della Spagna. Il riferimento implicito, per scala di aspirazione più che per analogia architettonica, è l’effetto prodotto dal Guggenheim su Bilbao: un’istituzione capace di diventare meta in sé e di modificare la percezione esterna di una città.
Un palazzo storico adattato a una funzione pubblica
Il progetto è stato affidato a David Chipperfield, architetto britannico insignito del Pritzker Prize nel 2023, che vive e lavora tra Londra e la Galizia. La scelta risponde a un’esigenza precisa: intervenire su un edificio dal forte peso simbolico senza cancellarne l’identità. Chipperfield ha conservato e restaurato le facciate neoclassiche dell’Edificio Pereda, riconoscibili anche per le 170 finestre e per il grande arco centrale attraversabile.
La parte più impegnativa del lavoro si è concentrata dietro quell’involucro. Trasformare una sede bancaria in museo significa infatti ripensare dall’interno spazi nati per uffici, rappresentanza e attività finanziarie, adeguandoli alla fruizione delle opere e ai percorsi del pubblico. La conversione viene descritta come una ricostruzione interna complessa, mentre l’immagine esterna del palazzo resta il punto di continuità con la storia della città.
È un tema che riguarda molte città europee: edifici centrali, spesso appartenuti a banche, assicurazioni o grandi aziende, perdono la funzione per cui erano stati costruiti oppure la mantengono solo in parte. La loro sopravvivenza non dipende soltanto dal restauro, ma dalla capacità di attribuire loro un uso contemporaneo. Nel caso di Faro Santander, la risposta passa per la cultura e per l’accessibilità di un patrimonio fino a oggi associato al gruppo bancario.
L’operazione conserva quindi una doppia scala. Da un lato c’è il recupero di un bene architettonico collocato in un punto strategico del capoluogo della Cantabria; dall’altro la costruzione di un’istituzione che può animare la relazione tra il lungomare, i giardini e il centro urbano. Il museo entra nella geografia quotidiana della città non come edificio isolato, ma come nuova destinazione all’interno di un’area già fortemente identificata con la storia di Santander.
La collezione del Banco Santander esce dalla dimensione aziendale
Faro Santander nasce soprattutto per rendere visibile la collezione corporativa del Banco Santander, una raccolta ampia ed eterogenea che attraversa pittura e scultura dall’antichità al Novecento, arti decorative e arazzi. Negli anni il nucleo si è arricchito anche di acquisizioni di arte contemporanea. Portare questa raccolta in un museo dedicato ne modifica il contesto: le opere smettono di essere soltanto patrimonio di un’istituzione privata e acquisiscono una presenza stabile nello spazio pubblico.
Tra i lavori associati all’apertura figurano opere di Frida Kahlo e Diego Rivera, insieme a lavori di Miquel Barceló. La presenza di Kahlo e Rivera deriva dalla collezione Gelman, entrata nel progetto espositivo di Faro Santander. Per il pubblico spagnolo, e per una città lontana dai maggiori poli museali di Madrid e Barcellona, l’accesso a questi artisti aggiunge un elemento di riconoscibilità internazionale al programma.
La rilevanza del museo, tuttavia, non si misura solo nella possibilità di esporre nomi celebri. Le collezioni d’impresa hanno spesso consistenza storica e valore documentario, ma restano frammentate tra sedi di rappresentanza, depositi e prestiti. Una sede museale permette di organizzare quel patrimonio in modo più leggibile, di instaurare un rapporto continuativo con il territorio e di costruire attività culturali attorno alle opere. È una scelta che assegna alla Fondazione Banco Santander una responsabilità ulteriore: la qualità della programmazione, la cura della mediazione e la continuità dell’apertura saranno decisive quanto l’architettura inaugurale.
Un investimento culturale con effetti sul centro di Santander
Faro Santander arriva in una città che possiede già istituzioni e luoghi affacciati sull’acqua, ma che cerca di consolidare la propria visibilità internazionale. Per Santander il museo può ampliare i tempi e le ragioni della visita, trattenendo pubblico nel centro e generando ricadute per attività culturali, ospitalità e commercio di prossimità. Non è un automatismo: nessun edificio, per quanto firmato, produce da solo un effetto di rigenerazione. Il risultato dipenderà dalla capacità del museo di restare frequentato oltre la fase iniziale e di dialogare con il tessuto culturale locale.
La differenza rispetto a un progetto fondato su un’architettura spettacolare è proprio nell’edificio scelto. Chipperfield lavora su una costruzione esistente e riconoscibile, senza sostituirla con un’icona estranea al paesaggio cittadino. La trasformazione punta così a rendere disponibile un pezzo di città già noto, cambiandone il grado di apertura. Per chi vive a Santander, il passaggio è concreto: un luogo legato alle attività interne della banca può diventare parte di un itinerario culturale e di una frequentazione ordinaria.
Resta da verificare come il nuovo museo tradurrà nel tempo la propria ambizione. L’inaugurazione e il peso delle opere esposte offrono una base rilevante, mentre la firma di Chipperfield garantisce attenzione al progetto architettonico. La prova successiva riguarderà la stabilità dell’offerta: mostre temporanee, prestiti, attività educative e rapporto con gli altri soggetti culturali della Cantabria. È su questo terreno che Faro Santander potrà dimostrare se la riconversione dell’Edificio Pereda sarà soltanto una nuova sede per una grande raccolta o una risorsa permanente per la città.




