Per anni il videogioco europeo ha dovuto sostenere una discussione curiosamente arretrata: è davvero cultura? La Francia sembra voler archiviare la domanda. Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato un festival internazionale dedicato ai videogiochi, inserendo il medium nello stesso immaginario di cinema, letteratura e altre industrie creative che il paese utilizza anche come strumenti di influenza culturale.
Il contesto conta. Il successo internazionale di Clair Obscur: Expedition 33 ha dimostrato che uno studio francese può creare un’opera capace di diventare fenomeno globale senza imitare semplicemente i modelli americani o giapponesi.
Il videogioco è industria culturale e tecnologia
A differenza di molte arti, un gioco nasce dall’unione di scrittura, musica, design, software, grafica e hardware. Questa natura ibrida lo rende particolarmente interessante per una politica industriale: finanziare gaming significa sostenere competenze trasferibili verso animazione, effetti visivi, simulazione e intelligenza artificiale.
La Francia dispone già di un ecosistema importante, da Ubisoft a una nuova generazione di studi indipendenti. Un festival internazionale può funzionare come vetrina, mercato professionale e strumento di legittimazione.
L’Europa compete sul linguaggio, non sulla scala
Gli Stati Uniti dominano una parte dell’industria attraverso piattaforme e grandi publisher, il Giappone possiede alcune delle proprietà intellettuali più forti del mondo e la Cina dispone di colossi mobile e online. L’Europa difficilmente vincerà copiando soltanto la scala di questi ecosistemi.
Può però costruire una voce riconoscibile: studi più piccoli, identità artistiche forti, patrimonio storico e modelli produttivi differenti. È la stessa logica con cui il cinema europeo ha mantenuto influenza pur senza dominare Hollywood al botteghino globale.
Un festival non risolve i problemi dell’industria
Licenziamenti, costi di sviluppo, accesso al capitale e dipendenza dagli store rimangono problemi concreti. Un evento istituzionale non sostituisce investimenti e politiche capaci di far crescere gli studi.
Ma i simboli cambiano il modo in cui un settore viene percepito. Quando un governo tratta il videogioco come cultura, diventa più naturale discutere di conservazione, educazione, incentivi e formazione. La domanda non è più se il gaming meriti un posto nella politica culturale europea, ma quale posto vogliamo dargli.




