Dal gennaio 2028 i nuovi giochi PlayStation non verranno più prodotti su disco. Sony ha motivato la scelta con lo spostamento delle preferenze verso il digitale. Nelle stesse settimane GOG, lo store PC noto per la distribuzione senza DRM, sta facendo qualcosa che sembra provenire dalla direzione opposta: scansiona in tre dimensioni le vecchie scatole dei videogiochi e mette a disposizione versioni stampabili del packaging originale.
La coincidenza racconta una tensione che il gaming non ha ancora risolto. La distribuzione digitale è più comoda, economica e immediata, ma ha separato progressivamente il concetto di acquisto da quello di possesso fisico.
Un disco era anche una garanzia culturale
Il supporto fisico non garantiva una conservazione perfetta: dischi si rovinano, console si guastano e molti giochi moderni richiedono patch. Ma permetteva a una copia di sopravvivere indipendentemente dalla decisione commerciale di uno store.
Nel modello digitale l’accesso dipende da account, server, licenze e compatibilità futura. La chiusura di uno store o la scadenza di diritti musicali può rendere un gioco difficile da acquistare anche quando il codice esiste ancora.
GOG conserva anche l’oggetto
Il Preservation Program di GOG punta a mantenere giochi classici funzionanti sui sistemi moderni. La nuova iniziativa aggiunge scansioni 3D delle confezioni originali di titoli come Myst, Descent e Hitman: Codename 47, insieme a materiali che permettono di ricostruire le scatole.
Non è semplice nostalgia. Manuali, mappe, copertine e packaging facevano parte del modo in cui un’opera veniva presentata e compresa. Preservare soltanto l’eseguibile equivale, in alcuni casi, a conservare un film eliminando locandine, titoli e materiali che ne documentano il contesto.
Il videogioco è diventato patrimonio prima di avere un archivio
Il medium ha ormai più di mezzo secolo, ma una parte della sua storia dipende da collezionisti, emulatori e iniziative private. La velocità con cui cambiano hardware e sistemi operativi rende la conservazione più difficile di quella di un libro.
L’uscita di Sony dal disco accelera questa trasformazione. Per i giocatori significa comodità, ma anche maggiore dipendenza dalle piattaforme. Per musei e studiosi significa che la preservazione dovrà essere progettata, non lasciata al caso.
Il paradosso è che il digitale può copiare un file perfettamente all’infinito, ma può anche renderlo inaccessibile con un singolo cambiamento di licenza. Il futuro del gaming avrà quindi bisogno non soltanto di nuovi giochi, ma di istituzioni, regole e tecnologie capaci di ricordare quelli vecchi.




