Google ha una lunga storia di prodotti che entrano sul mercato con grandi ambizioni e ne escono senza troppe cerimonie. Il Pixel Tablet sembra essere diventato uno di questi casi. Android Police ha riportato che il dispositivo è arrivato alla fine del proprio percorso, appena pochi anni dopo il lancio.

Il punto interessante, però, non è compilare un altro elenco del “cimitero di Google”. È capire perché il tablet continua a essere un oggetto difficile perfino per l’azienda che controlla Android.

Lo smartphone è chiaro, il tablet molto meno

Uno smartphone ha una funzione evidente: è il computer personale che portiamo sempre con noi. Un laptop ha un ruolo altrettanto riconoscibile: produttività, tastiera, finestre, lavoro prolungato. Il tablet vive nello spazio tra i due e deve continuamente giustificare perché esiste.

Apple ha costruito attorno all’iPad un ecosistema specifico di applicazioni, accessori e casi d’uso. Android, invece, ha attraversato fasi diverse: tablet economico, grande smartphone, dispositivo da intrattenimento, sostituto del PC, schermo domestico.

Pixel Tablet provava a essere due prodotti insieme

La sua idea più distintiva era il dock: quando non veniva utilizzato come tablet, il dispositivo poteva diventare uno schermo per la casa. Una soluzione intelligente a un problema reale — i tablet passano molto tempo appoggiati da qualche parte — ma anche la dimostrazione di quanto fosse difficile definire una funzione centrale.

Se un prodotto deve diventare un’altra categoria quando non lo stai usando, forse la prima categoria non è abbastanza forte da sola.

Il problema delle app è ancora il problema delle app

Uno schermo più grande non diventa automaticamente più utile. Servono applicazioni progettate per sfruttare spazio, multitasking e input differenti. Se il software resta un’app telefonica ingrandita, il valore del formato si riduce rapidamente.

Google negli anni ha lavorato per migliorare Android sui grandi schermi e l’arrivo di dispositivi pieghevoli ha reso questo lavoro ancora più importante. Ma proprio i foldable complicano la posizione del tablet: uno smartphone che si apre e diventa grande occupa una parte dello stesso territorio.

Forse il futuro non è un “tablet Google”

La fine di un prodotto non significa necessariamente l’abbandono del formato. Google potrebbe continuare a investire nelle fondamenta software, lasciando ai partner hardware il compito di sperimentare. Samsung, Lenovo e altri produttori hanno già costruito offerte molto più ampie di quella Pixel.

È una strategia coerente con il ruolo di Android, ma lascia una domanda aperta: se Google stessa non sente il bisogno di mantenere un tablet di riferimento, quanto è centrale quella categoria nella sua visione dell’informatica personale?

Lo schermo grande non basta più

Il tablet è sopravvissuto a molte previsioni di morte perché per milioni di persone resta utilissimo. Ma non è un mercato in cui basta presentare hardware competente. Serve una ragione specifica per scegliere quel dispositivo invece di un notebook leggero o di un telefono pieghevole.

Pixel Tablet aveva provato a trovarla nella casa. Il fatto che questa strada non sia diventata una linea duratura suggerisce che la risposta non era ancora abbastanza forte.

Android continuerà certamente a vivere su schermi grandi. La vera domanda è se avrà ancora bisogno di un oggetto chiamato semplicemente tablet per farlo.