Google sta usando i propri piani AI per cambiare la natura di strumenti che sembravano ormai maturi. L’esempio più interessante è Sheets canvas, una funzione che permette di trasformare un foglio di calcolo in una piccola applicazione interattiva attraverso un prompt. È una direzione che avvicina il foglio elettronico al mondo del no-code: il dato rimane nella griglia, ma l’interfaccia può diventare qualcosa di più vicino a un software costruito su misura.

Nello stesso pacchetto Google sta spingendo Google Pics, pensato per creare e modificare immagini, e Gemini Spark, il proprio agente personale, ora con collegamenti più profondi a Chrome e Google Photos. La strategia è chiara: non costruire un’unica app AI separata dal resto, ma distribuire capacità generative e agentiche dentro i prodotti che miliardi di persone già utilizzano.

Il foglio elettronico come database informale

In moltissime aziende Sheets ed Excel sono già database, CRM, sistemi di inventario e strumenti di pianificazione improvvisati. La possibilità di generare un’interfaccia sopra questi dati può rendere più accessibile una pratica che finora richiedeva script, tool esterni o piattaforme no-code dedicate.

Questo sposta anche il confine competitivo. Airtable, Notion, Coda e decine di startup hanno costruito business trasformando documenti e tabelle in applicazioni. Se Google riesce a farlo direttamente dentro Workspace, una parte di quel valore potrebbe tornare alla suite di produttività.

L’AI come strato comune

La vera novità non è una singola funzione. È il fatto che Gmail, Docs, Sheets, Photos, Chrome e Gemini stanno diventando pezzi di un sistema più connesso, nel quale un agente può muoversi tra contesti differenti. È probabilmente questo il terreno su cui si giocherà la prossima fase della competizione tra Google, Microsoft e OpenAI.

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