Un piccolo dinosauro seduto in una mongolfiera accompagna da tempo le animazioni, i modelli LEGO e perfino gli adesivi sui laptop del team Hera. Finora, però, gli mancava un elemento essenziale: un nome. L’Agenzia spaziale europea ha quindi aperto un concorso pubblico per scegliere come chiamare la mascotte della sua missione di difesa planetaria, diretta verso il sistema binario di asteroidi Didymos-Dimorphos.

La scelta dell’animale non è casuale e, al di là del tono giocoso dell’iniziativa, punta a rendere immediato il tema scientifico della missione. L’estinzione dei dinosauri è comunemente associata al grande impatto avvenuto circa 66 milioni di anni fa, legato al cratere di Chicxulub al largo delle coste del Messico. Gli esseri umani, ricorda implicitamente la campagna ESA, dispongono invece di strumenti scientifici e programmi spaziali per individuare, osservare e un giorno deviare eventuali corpi celesti pericolosi.

Il concorso mette in palio l’invito a Berlino il 25 novembre, in occasione dell’evento nel quale saranno presentate le prime immagini raccolte da Hera dopo l’arrivo presso i suoi obiettivi. La proposta scelta sarà valutata da una giuria interna della missione. Per partecipare è necessario indicare il nome suggerito, una spiegazione a sostegno della scelta, i propri contatti e, facoltativamente, un video: la candidatura può essere inviata tramite il modulo predisposto da ESA oppure all’indirizzo email dedicato. L’iniziativa è aperta ai cittadini degli Stati membri, partecipanti e associati dell’Agenzia; la scadenza è fissata a venerdì 23 ottobre.

Un personaggio leggero attorno a un esperimento molto concreto

Hera non è una missione pensata per cercare vita extraterrestre né per estrarre risorse dagli asteroidi. È il tassello europeo di un esperimento che riguarda direttamente la capacità di reagire a una possibile minaccia d’impatto. Il veicolo, grande all’incirca come un’auto, è diretto a Dimorphos, una piccola luna asteroidale che orbita attorno al più grande Didymos.

Dimorphos è già entrato nella storia dell’esplorazione spaziale nel settembre 2022. In quell’occasione NASA vi fece schiantare contro la sonda DART, con l’obiettivo di verificare se un impattatore cinetico potesse modificare la traiettoria di un asteroide. Il test riuscì nel suo obiettivo principale: le osservazioni condotte dalla Terra rilevarono una variazione del periodo orbitale di Dimorphos attorno a Didymos, oltre a un evidente aumento di luminosità del sistema subito dopo l’urto.

Quello che non è stato possibile ricostruire completamente da lontano è l’effetto fisico dell’impatto sulla superficie e sulla struttura interna dell’asteroide. Quanto materiale è stato espulso? Quali caratteristiche aveva il cratere? Dimorphos è un blocco compatto o un aggregato di detriti tenuti insieme soprattutto dalla gravità? Sono domande decisive perché l’efficacia di una deviazione dipende anche dalla natura dell’oggetto colpito, non solo dalla velocità della sonda o dalla sua massa.

Hera effettuerà dunque un’indagine ravvicinata sul luogo dell’impatto. La missione dovrà misurare e caratterizzare Didymos e Dimorphos, studiando in particolare le conseguenze lasciate da DART. Porta inoltre con sé due CubeSat, piccoli satelliti che partecipano alle osservazioni del sistema. Il risultato atteso non è una tecnica già pronta da applicare indistintamente, ma una base sperimentale più robusta per capire in quali condizioni l’impatto cinetico possa diventare una risposta affidabile a un rischio reale.

Dal racconto animato alla presenza a bordo

La mascotte nasce proprio dal tentativo di raccontare una missione complessa senza ridurla a una sequenza di sigle e parametri orbitali. La serie animata dedicata a Hera è stata sviluppata dalla società portoghese The Science Office, che ha creato personaggi per la sonda e per i suoi due CubeSat. Durante la progettazione di uno degli episodi iniziali comparivano dinosauri impegnati a sostenere la difesa planetaria; da quell’idea è maturata la scelta di affiancare stabilmente un dinosauro alla protagonista Hera.

Il personaggio ha continuato a comparire nei materiali visivi della missione, sospeso nel suo pallone aerostatico. Secondo quanto anticipato dal mission manager Ian Carnelli, il dinosauro non resterà soltanto un elemento grafico usato per la comunicazione: una sua rappresentazione è presente anche a bordo della navicella. ESA prevede di mostrarla attorno al momento dell’arrivo agli asteroidi.

È un dettaglio simbolico, naturalmente, ma ben calibrato sulla natura della campagna. Le missioni di difesa planetaria operano su orizzonti temporali molto lunghi e affrontano probabilità basse, spesso difficili da comunicare senza scivolare nell’allarmismo o nella fantascienza. Una mascotte rende riconoscibile Hera al pubblico, mentre il riferimento ai dinosauri collega la ricerca moderna a un evento che ha segnato profondamente la storia della vita terrestre.

La difesa planetaria non si esaurisce con Hera

L’arrivo di Hera a Didymos-Dimorphos costituisce uno dei prossimi passaggi visibili del programma Space Safety di ESA, ma il lavoro sul rischio asteroidale si sviluppa su più fronti. A Frascati opera il Near-Earth Object Coordination Centre, la struttura che coordina osservazioni e analisi dei piccoli corpi in avvicinamento alla Terra, stimandone e monitorandone il potenziale pericolo.

Allo stesso tempo l’Agenzia prepara altre missioni con funzioni differenti. Ramses è progettata per raggiungere Apophis durante il suo passaggio ravvicinato alla Terra nel 2029, un’occasione rara per osservare come un asteroide reagisca a un incontro planetario molto vicino. Neomir, invece, è concepita per contribuire al rilevamento dallo spazio di asteroidi che possono risultare difficili da individuare dalle osservazioni terrestri.

Questa rete di attività chiarisce una distinzione importante. Identificare un asteroide, calcolarne l’orbita e stimare un’eventuale probabilità d’impatto sono passaggi diversi dal tentativo di alterarne la traiettoria. DART ha fornito una dimostrazione pratica della deviazione; Hera servirà a interpretarla con dati ravvicinati. Solo integrando sorveglianza, capacità di modellazione e sperimentazione sarà possibile valutare quali opzioni abbiano senso di fronte a un oggetto specifico.

Il nome del dinosauro non cambierà le misure di Dimorphos, ma il concorso cade in un momento utile per riportare attenzione su una missione che sta per entrare nella sua fase più attesa. Il 25 novembre, quando ESA presenterà le prime immagini dall’area di Didymos e Dimorphos a Berlino, l’interesse sarà rivolto al paesaggio modificato dall’urto di DART e ai dati che Hera inizierà a restituire. Accanto alla sonda, almeno nella narrazione della missione, ci sarà anche una mascotte finalmente battezzata.

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