L’US Army ha assegnato alla startup texana Tern un contratto da 11,26 milioni di dollari per impiegare sui propri veicoli una tecnologia di navigazione che non dipende dal segnale GPS. L’accordo non chiarisce quanti mezzi saranno coinvolti né dove avverrà il dispiegamento, ma indica una priorità ormai evidente per le forze armate: continuare a orientarsi e pianificare spostamenti anche quando il sistema satellitare non è disponibile, viene degradato o è deliberatamente disturbato.
Tern, con sede ad Austin, presenta la propria piattaforma come una sorta di mappa digitale per il campo di battaglia. Dietro questa definizione c’è un approccio differente dalla classica ricezione satellitare: il sistema raccoglie i dati già prodotti dal veicolo durante la marcia, li elabora localmente e ricava una posizione utilizzabile per visualizzazione, instradamento e navigazione. Per il soldato, l’interfaccia è un tablet; il dispositivo di Tern viene collegato alla porta diagnostica del mezzo e invia le informazioni necessarie all’applicazione.
La società sostiene che il proprio hardware ascolti passivamente i dati del veicolo, senza intervenire sul loro flusso. Shaun Moore, cofondatore e CEO di Tern, non ha dettagliato i metodi proprietari con cui quei segnali vengono trasformati in coordinate di latitudine e longitudine. È un limite importante per valutare dall’esterno precisione, affidabilità e comportamento del sistema nelle diverse condizioni operative. Ma la logica del prodotto è chiara: sfruttare sensori e informazioni disponibili a bordo anziché attendere un dato di posizione che arriva dall’esterno.
La navigazione è diventata una vulnerabilità operativa
Il GPS resta un’infrastruttura essenziale per la mobilità civile e militare, ma la sua dipendenza da segnali radio lo espone a interferenze e manipolazioni. I problemi di jamming e disruption sono aumentati in particolare in Medio Oriente e nello spazio aereo sopra Ucraina e Russia. In un contesto bellico, perdere la posizione non significa soltanto dover consultare una carta: può compromettere la capacità di muovere un convoglio, coordinare unità, impostare percorsi sicuri e raggiungere una destinazione in tempi previsti.
La questione riguarda anche gli Stati Uniti. Il governo e il Congresso hanno promosso in più occasioni programmi dedicati a tecnologie di posizionamento e navigazione resilienti, non legate al GPS. Secondo quanto riportato, lo stesso esercito statunitense ha condotto esperimenti con il jamming del GPS; attività che mostrano quanto sia delicato operare in un ambiente elettromagnetico contestato e dove anche sistemi alleati possono essere influenzati da interferenze.
Per questo Tern non viene considerata semplicemente come una riserva da attivare in caso di perdita del segnale. La startup punta su un’architettura chiusa, cioè su un sistema che non necessita di ricevere continuamente informazioni esterne per stabilire dove si trova il veicolo. In teoria, ridurre le dipendenze radio rende più difficile per un avversario interferire con la navigazione. La protezione, però, non equivale a invulnerabilità: TechCrunch non riporta dettagli tecnici sufficienti per stabilire quali sensori siano impiegati, con quale accuratezza operi la soluzione o come venga verificata la posizione nel tempo.
Dai dati del mezzo a una posizione utilizzabile
I veicoli moderni generano un flusso costante di informazioni durante la guida. Tern ha costruito il suo stack attorno alla possibilità di usare questi segnali per seguire gli spostamenti del mezzo e produrre una stima autonoma della posizione. L’elaborazione avviene all’edge, sul veicolo, un aspetto che può essere rilevante in scenari senza connettività affidabile o con necessità di non trasmettere dati fuori dall’unità.
Moore indica come ambienti d’uso sia la marcia su strada sia il fuoristrada, comprese situazioni nelle quali il GPS può risultare meno accessibile o più problematico, come gallerie e aree desertiche. La promessa non è sostituire ogni infrastruttura di localizzazione con un’unica tecnica, ma offrire una continuità di navigazione quando la ricezione satellitare viene meno. Su un veicolo terrestre, anche brevi interruzioni possono creare ambiguità se il sistema non dispone di un modo per mantenere e aggiornare la propria stima del percorso.
Uno dei cofondatori, Brett Harrison, ha raccontato di avere utilizzato la tecnologia durante un viaggio di circa 1.300 miglia da Austin a Laguna Beach, in California. Secondo Harrison, il sistema ha mantenuto la posizione lungo l’intero tragitto mentre il GPS tradizionale ha avuto numerose interruzioni. È una dimostrazione fornita dall’azienda, non una valutazione indipendente né una prova equivalente a un impiego militare: condizioni ambientali, minacce elettroniche e requisiti dei mezzi dell’US Army sono evidentemente diversi da quelli di un trasferimento su strada. Resta però un esempio concreto del tipo di continuità che Tern dice di voler fornire.
Un contratto che misura la maturità della startup
Per Tern, il contratto rappresenta il passaggio da una tecnologia proposta come soluzione a una fornitura destinata all’esercito. Harrison, veterano militare, ha collegato la nascita del progetto alla propria esperienza in Afghanistan, dove faceva parte di una task force delle forze speciali. La società dice di avere cercato fin dall’inizio un prodotto distribuibile su larga scala e utilizzabile sul campo, evitando di fermarsi alla sola dimostrazione tecnica.
Il valore economico dell’accordo, 11,26 milioni di dollari, dà peso a questa fase ma non permette di dedurre né il numero di veicoli né la durata dell’implementazione. Non sono stati comunicati i modelli dei mezzi, i reparti coinvolti, i requisiti di accuratezza richiesti dall’US Army o le tempistiche di consegna. Sono informazioni decisive anche per capire se la commessa sarà un’adozione circoscritta, una sperimentazione operativa estesa oppure la base per contratti ulteriori.
La scelta dell’esercito va letta quindi meno come un verdetto definitivo sulla sostituzione del GPS e più come un investimento nella ridondanza. Per operare in sicurezza, un sistema militare non può dipendere da un solo canale di posizionamento, soprattutto se quel canale è visibile, diffuso e attaccabile. Tern prova a inserirsi in questo spazio con un prodotto che sfrutta ciò che il veicolo già sa di sé e del proprio movimento.
Nei prossimi mesi, la verifica più rilevante sarà sul campo. La tecnologia dovrà dimostrare non soltanto di mantenere una traccia in condizioni favorevoli, ma di offrire indicazioni affidabili su mezzi militari, in percorsi non strutturati e in presenza di disturbi deliberati. Il contratto dell’US Army rende Tern un caso da seguire proprio perché trasferisce il dibattito sulla resilienza del GPS dal piano delle intenzioni a quello di una fornitura concreta.




