Per Lee Pace, l’ingresso nel mondo di Practical Magic 2 è passato da una situazione che difficilmente lascia spazio al rodaggio: disteso nudo su un letto, coperto da tatuaggi prostetici e immobile, mentre Sandra Bullock e Nicole Kidman gli recitavano accanto. Era la prima scena girata dall’attore nel sequel del film del 1998, e coincideva con il suo primo incontro professionale sul set con due interpreti che Pace aveva ammirato da spettatore.

L’episodio, raccontato dall’attore a Variety, chiarisce bene la funzione del suo personaggio nella nuova storia. Pace interpreta il dottor Ian Wright, un professore legato allo studio della magia che le sorelle Owens incontrano in Inghilterra. Quando Sally Owens, interpretata da Bullock, e Gillian Owens, di nuovo affidata a Kidman, arrivano da lui, Wright è bloccato dagli effetti di una maledizione. La sua immobilità innesca una sequenza comica in cui le due streghe cercano di riportarlo pienamente in azione.

È un’impostazione costruita anche sul contrasto fisico. Pace, alto circa un metro e novantasei, viene presentato nel film come una presenza imponente ma inizialmente del tutto indifesa davanti ai poteri delle protagoniste. L’attore ha affrontato quell’esordio con il pudore e la concentrazione richiesti da una scena così esposta, ma ha ricordato soprattutto le voci immediatamente riconoscibili di Bullock e Kidman, ascoltate a occhi chiusi mentre il set prendeva forma intorno a lui.

Per un sequel che riporta al centro la dinastia Owens a quasi tre decenni dal primo film, l’arrivo di Ian Wright non è soltanto una deviazione comica. Una volta liberato dalla maledizione, il professore si avvicina a Sally e diventa il suo interesse sentimentale. La relazione è però condizionata dalla regola più dolorosa dell’universo narrativo di Practical Magic: gli uomini amati da Sally sono destinati a morire. Il nuovo legame introduce dunque una posta emotiva precisa, affidando a Pace e Bullock una linea romantica sospesa tra attrazione e pericolo.

Un sequel che amplia il nucleo familiare

La trama di Practical Magic 2 parte da una nuova crisi per le Owens. Kylie, la figlia di Sally interpretata da Joey King, si innamora di Gideon, interpretato da Xolo Maridueña. La maledizione familiare colpisce anche questa relazione e lascia il ragazzo in coma. È Kylie a cercare una cura in Inghilterra, con Sally e Gillian che la seguono; nel percorso entra in gioco il personaggio di Pace.

Il film riunisce Bullock e Kidman nei ruoli che avevano reso riconoscibile il titolo del 1998, riportando inoltre Stockard Channing e Dianne Wiest come Frances e Jet. Accanto ai volti storici, il progetto punta quindi su una generazione più giovane e su un’espansione del racconto oltre l’ambientazione familiare originaria. Maisie Williams fa parte del cast, mentre Maridueña e King rappresentano il passaggio di testimone narrativo verso i discendenti delle Owens.

Questa scelta è significativa per il posizionamento commerciale di un seguito arrivato molto tempo dopo l’originale. Il valore di un’operazione del genere risiede inevitabilmente nel riconoscimento immediato del marchio, nelle sue protagoniste e nell’immaginario visivo fatto di stregoneria domestica, rituali e legami familiari. Ma per sostenere una storia nuova occorre anche creare relazioni che non siano semplici repliche di quelle già viste. Ian Wright serve a questo: è un personaggio esterno alla famiglia, con una competenza magica propria, capace di interagire con le Owens senza sottrarre loro il centro della scena.

Secondo la recensione di Empire, tuttavia, è proprio l’equilibrio fra il nucleo originario e l’impianto più romantico a rappresentare uno dei limiti del sequel. La testata britannica riconosce il piacere di ritrovare Bullock, Kidman, Channing e Wiest insieme, oltre alla cura dell’estetica e dei costumi, ma giudica il film più convenzionale rispetto al primo capitolo. In particolare, rileva un maggiore peso delle dinamiche eterosessuali e maschili, a fronte di un originale la cui identità era fortemente legata alla complicità tra sorelle, zie e figlie.

Il giudizio non cancella l’interesse per la nuova coppia Bullock-Pace, ma aiuta a collocarla: il romance con Ian non è un elemento marginale, bensì una delle scelte attraverso cui il seguito prova a rinnovare una proprietà intellettuale amata dal pubblico cresciuto negli anni Novanta. È anche il terreno su cui il film rischia maggiormente il confronto con la memoria del suo predecessore.

Per Pace, una fase sempre più centrale

Practical Magic 2 arriva in un momento di intensa attività per Lee Pace. L’attore, 47 anni, ha da poco concluso le riprese della quarta stagione di Foundation, la saga di fantascienza Apple TV+ in cui interpreta una serie di figure di potere collegate tra loro. A breve dovrebbe inoltre tornare nella Terra di Mezzo: è atteso in The Hunt for Gollum, il film diretto da Andy Serkis previsto per il 2027, riprendendo il ruolo del re elfico Thranduil già interpretato nella trilogia de Lo Hobbit.

La sua filmografia spiega perché l’approdo a una commedia fantasy romantica risulti interessante. Dopo la notorietà ottenuta con Pushing Daisies, Pace ha alternato teatro, serie e grandi franchise: ha portato sullo schermo il villain Ronan in Guardians of the Galaxy, è stato tra i protagonisti di Halt and Catch Fire e ha lavorato a Broadway in The Normal Heart e Angels in America. Il suo percorso non è quello di una star costruita attraverso un’unica formula, ma di un interprete passato con continuità da ruoli eccentrici e antagonisti a personaggi più sentimentali.

Nel sequel di Practical Magic, la commedia rappresenta una componente nuova rispetto all’immagine più austera o minacciosa che spesso lo accompagna. Pace stesso ha sottolineato che la gag iniziale funziona perché la stazza del suo personaggio contrasta con l’assoluto controllo esercitato dalle due sorelle su ciò che gli accade. Da lì, però, il ruolo evolve verso un registro più misurato e romantico, con Sally come controparte.

Per l’industria audiovisiva, il suo casting mostra anche come i sequel nostalgici cerchino di bilanciare continuità e novità. Bullock e Kidman restano la garanzia di riconoscibilità dell’operazione, ma Pace porta un pubblico maturato tra serialità prestige, fantasy e franchise. Il risultato non dipende soltanto dalla somma dei nomi: dovrà convincere gli spettatori che il ritorno delle Owens abbia ancora qualcosa da dire, oltre il richiamo di una notte di margarita a mezzanotte e di personaggi rimasti nell’immaginario collettivo.

Le prime reazioni critiche suggeriscono che quel passaggio non sia risolto in modo uniforme. Resta però chiaro il disegno del film: far ripartire la maledizione in una generazione diversa, allargare il viaggio fino all’Inghilterra e usare Ian Wright come nuovo snodo fra comicità, magia e desiderio. Per Lee Pace, il cui primo giorno sul set è iniziato in una posizione decisamente vulnerabile, è un ruolo che aggiunge una tonalità inattesa a una carriera già molto mobile.

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