NASA ha trasformato l’idea di una presenza duratura sulla Luna in un elenco molto concreto di problemi ingegneristici. L’8 settembre l’agenzia ha pubblicato la solicitation finale del programma NextSTEP-3 Lunar Enabling Infrastructure Accelerator, chiedendo a industria, università, non profit e team internazionali guidati dagli Stati Uniti proposte per tecnologie necessarie a un insediamento nell’area del Polo Sud lunare.

Le cinque aree prioritarie raccontano meglio di qualunque rendering che cosa significhi costruire una base: generare elettricità, produrre ossigeno dal terreno, funzionare anche nel buio, fabbricare materiali lontano dalla Terra e sviluppare componenti avanzati sul posto. Non si tratta ancora di contratti assegnati. NASA sta cercando proposte e potrà usare dati e dimostrazioni risultanti per definire future strategie di acquisizione.

Torri solari verticali per inseguire la luce

Il Polo Sud lunare ha regioni che ricevono luce per periodi relativamente lunghi ma anche ombre profonde. NASA cerca vertical solar arrays capaci di elevare pannelli rispetto al terreno e combinare generazione, distribuzione e accumulo.

Costruire una torre sulla Luna non è come installarla nel deserto. Gravità ridotta, polvere abrasiva, escursioni termiche e trasporto limitano massa e meccanismi. Ogni chilogrammo lanciato costa.

Ossigeno dalla regolite

Il terreno lunare contiene ossigeno legato chimicamente ai minerali. Estrarlo potrebbe fornire aria respirabile e, in prospettiva, ossidante per propellenti senza trasportare tutto dalla Terra.

Il processo richiede energia e impianti in grado di lavorare materiale abrasivo in ambiente estremo. Ma l’in-situ resource utilization è centrale perché una base sostenibile non può dipendere per sempre da ogni litro e chilogrammo spedito da casa.

Radioisotopi per le zone dove il Sole non basta

NASA include generatori Stirling alimentati dal calore di materiali radioattivi per fornire potenza in aree remote, scure e polverose. La combinazione di fonti è necessaria perché alcune missioni non possono permettersi di spegnersi durante lunghi periodi senza luce.

I generatori Stirling trasformano differenze di temperatura in movimento meccanico e quindi elettricità, offrendo un uso più efficiente del calore rispetto a sistemi radioisotopici passivi tradizionali.

Fabbricare nello spazio riduce la dipendenza dalla Terra

La manifattura in situ è forse il passaggio più ambizioso. Se strumenti, ricambi o strutture possono essere prodotti localmente, la base diventa più resiliente. Ogni guasto non richiede attendere una missione di rifornimento.

All’inizio la produzione sarà probabilmente limitata a componenti relativamente semplici. Ma imparare a usare materiali locali o feedstock portati dalla Terra è un passaggio necessario per missioni di lunga durata.

I nanomateriali possono sfruttare condizioni uniche

NASA include anche la produzione avanzata di nanomateriali. Microgravità, vuoto e ambiente lunare possono offrire condizioni diverse da quelle terrestri per alcuni processi.

L’obiettivo non è soltanto servire la base. Se emergessero materiali con valore commerciale, la Luna potrebbe diventare luogo di produzione oltre che esplorazione. È una prospettiva ancora lontana, ma il programma vuole iniziare a testarla.

Una base è un sistema, non un singolo veicolo

Il programma Artemis ha spesso concentrato l’attenzione su razzi e lander. Una presenza duratura richiede invece energia, comunicazioni, mobilità, manutenzione e risorse. La nuova solicitation sposta il focus proprio sull’infrastruttura.

È una maturazione naturale. Arrivare sulla Luna una volta è un problema di missione; restarci è un problema di economia e logistica.

NASA usa il procurement per costruire un mercato

Coinvolgere aziende private permette all’agenzia di finanziare più approcci e lasciare che alcune tecnologie abbiano applicazioni commerciali oltre il singolo programma. È la logica già utilizzata nel commercial cargo e crew.

Non tutte le proposte diventeranno sistemi operativi. Il valore del programma è creare competenze e prototipi che possano competere.

Il Polo Sud è strategico per l’acqua

Le regioni permanentemente in ombra vicino al Polo Sud contengono depositi di ghiaccio d’acqua rilevati da missioni precedenti. L’acqua può servire per equipaggio e, separata in idrogeno e ossigeno, per propellente.

Questo rende la geografia della base parte della strategia energetica e logistica. Accesso alle risorse e accesso alla luce non coincidono necessariamente, quindi infrastrutture devono collegare aree diverse.

La Moon Base non è ancora una città pronta da costruire

Il linguaggio NASA è esplicito sull’obiettivo di una presenza duratura, ma tempi, budget e configurazione dipenderanno da decisioni politiche e risultati tecnici. Sarebbe sbagliato leggere la solicitation come annuncio di una base completa già finanziata.

È però un passaggio concreto: le esigenze vengono tradotte in requisiti sui quali aziende e laboratori possono lavorare. Prima di vivere sulla Luna bisogna imparare a produrre ossigeno, energia e pezzi di ricambio. NASA sta iniziando a comprare proprio quella conoscenza.

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