La corsa all’Oscar per il miglior film internazionale sta entrando nella fase in cui le decisioni dei singoli Paesi cominciano a disegnare il profilo della stagione dei premi. Con le candidature nazionali da presentare entro il 1° ottobre, l’elenco si sta popolando anche con le scelte di Israele, Romania, Cile, Corea del Sud e Irlanda. È un passaggio formale solo in apparenza: per molti film, l’investitura del proprio Paese è il momento che trasforma una buona accoglienza festivaliera in una campagna globale, con effetti immediati su distribuzione, vendite e visibilità dei talenti coinvolti.
Il premio internazionale resta una categoria particolare nel sistema Academy. Non sono gli studios a iscrivere liberamente i titoli, ma ogni cinematografia nazionale può designarne uno soltanto, secondo procedure affidate a commissioni locali. Il risultato è un primo filtro industriale e culturale prima ancora che artistico: contano il percorso nei festival, la reputazione degli autori, la capacità del film di arrivare agli elettori e, inevitabilmente, le priorità di chi compone i comitati di selezione.
Fra le candidature già emerse, la Romania punta su Fjord, scritto e diretto da Cristian Mungiu. Il film arriva con un capitale di riconoscimenti fuori dall’ordinario: presentato nel concorso di Cannes, ha vinto la Palma d’Oro, oltre al premio FIPRESCI, al riconoscimento della giuria ecumenica, al Prix de la Citoyenneté e al François Chalais Prize. Nel cast principale figurano Sebastian Stan e Renate Reinsve. La scelta rumena consegna alla corsa uno dei titoli con il profilo più immediatamente riconoscibile, sostenuto sia dal prestigio del regista sia dalla legittimazione ottenuta sulla Croisette.
Israele sarà rappresentato da Tell Me Everything di Moshe Rosenthal, premiato come miglior film agli Ophir Awards. Ambientato negli anni Ottanta, durante l’emergere dell’epidemia di HIV, segue Boaz prima da bambino e poi da adulto, mentre cerca di fare i conti con un segreto del padre e con la frattura che ne deriva nel loro rapporto. Il film, secondo lungometraggio di Rosenthal dopo Karaoke, era stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, nella competizione World Cinema Dramatic. Yair Mazor interpreta Boaz da giovane, Ido Tako la sua versione adulta e Assi Cohen il padre.
Festival, premi e una candidatura che vale più di un’etichetta
Il Cile ha scelto The Meltdown (El deshielo) di Manuela Martelli. È il nuovo lavoro della regista dopo Chile, 1976 e si muove nel territorio del mistery drama post-Pinochet, collocato in una stazione sciistica delle Ande. Il film ha debuttato a Cannes nella sezione Un Certain Regard. Per un Paese come il Cile, che negli ultimi anni ha consolidato una presenza internazionale tra cinema d’autore e coproduzioni, la selezione nazionale è anche uno strumento per mantenere acceso il circuito che collega festival, acquirenti e pubblico specializzato.
L’Irlanda affida invece la sua candidatura ad Aontas, thriller heist in lingua irlandese diretto da Damian McCann. La decisione è arrivata dall’Irish Film & Television Academy, con una commissione che includeva, tra gli altri, Lee Cronin, Lisa McGee, Brian Kirk, Kathryn Ferguson e Aisha Tyler. Il racconto procede a ritroso dopo le conseguenze tragiche di una rapina in banca in una zona rurale: al centro ci sono tre ladri improbabili e una donna schiacciata dal proprio passato. La presenza di un film in irlandese evidenzia un aspetto spesso decisivo della categoria: l’Oscar internazionale è uno dei pochi appuntamenti capaci di dare peso mondiale anche a opere espresse in lingue minoritarie, purché trovino una campagna e una circolazione adeguate.
La lista delle scelte non è ancora completa. La Francia, per esempio, non ha indicato il proprio titolo, mentre diversi Paesi devono ancora formalizzare la candidatura. Questo rende prematuro definire un gruppo ristretto di favoriti: le campagne degli ultimi mesi dell’anno possono cambiare la percezione di un film, e la composizione finale delle proposte nazionali determinerà anche il livello di affollamento per temi, aree geografiche e nomi già noti all’Academy.
Il valore di una selezione, del resto, non coincide automaticamente con un biglietto per le nomination. Dopo l’iscrizione, il percorso passa dalla shortlist di 15 film, attesa il 15 dicembre. Quei titoli saranno valutati dai membri dell’Academy di tutti i rami che scelgono di impegnarsi a vederli integralmente. Le nomination verranno poi annunciate il 21 gennaio. Per i Paesi selezionati oggi, la sfida è quindi doppia: ottenere l’attenzione necessaria per superare il primo taglio e costruire, in caso di shortlist, un sostegno sufficientemente largo fra professionisti con sensibilità e competenze molto diverse.
La nuova regola amplia le strade d’accesso
La stagione introduce inoltre una modifica regolamentare destinata a incidere sulle dinamiche della categoria. Un film che conquisti il premio principale in uno dei sei festival indicati dall’Academy — Cannes, Berlino, Venezia, Sundance, Busan e Toronto — può essere iscritto alla corsa internazionale anche senza l’appoggio della commissione nazionale del proprio Paese. È una deroga rilevante perché riduce il potere esclusivo delle selezioni locali e riconosce ai grandi festival un ruolo diretto nel determinare l’accesso alla competizione.
In concreto, la norma offre una via alternativa a opere che, pur avendo ottenuto un’affermazione forte nel circuito internazionale, potrebbero restare fuori per ragioni di politica culturale, equilibri dell’industria nazionale o semplice competizione interna. Allo stesso tempo, può aumentare la pressione sulle commissioni: un film ignorato in patria potrebbe comunque entrare in gioco se capace di imporsi con il massimo premio in uno degli appuntamenti ammessi.
La misura non elimina però i limiti della gara. Il riconoscimento festivaliero non sostituisce la necessità di organizzare proiezioni, relazioni con gli elettori e una comunicazione calibrata sul mercato statunitense. Né risolve il problema della visibilità diseguale: i titoli sostenuti da distributori internazionali solidi partono spesso con un vantaggio rispetto a produzioni che dispongono di minori risorse promozionali. La categoria continua a essere una vetrina cruciale per il cinema non anglofono, ma anche un terreno dove il capitale simbolico deve essere tradotto in una presenza concreta a Los Angeles.
Da qui al 1° ottobre arriveranno le altre decisioni nazionali e inizierà la parte meno visibile, ma spesso determinante, delle campagne. Fjord, Tell Me Everything, The Meltdown e Aontas hanno già ottenuto il primo passaggio necessario. Per trasformare la candidatura in un risultato agli Oscar dovranno ora distinguersi in una competizione che non premia soltanto il valore del singolo film, ma la sua capacità di restare al centro della conversazione internazionale per mesi.




