Ci sono eventi che aggiungono una data al calendario e altri che raccontano una trasformazione. Sette Idee per cambiare l’Italia, il Festival de L’Espresso in programma il 17 e 18 settembre 2026 allo STEP FuturAbility District di Milano, appartiene alla seconda categoria. Per due giornate una delle testate più riconoscibili della storia del giornalismo italiano porta nello stesso luogo 98 progetti innovativi, grandi imprese, università, investitori, ministri, viceministri, sottosegretari, europarlamentari, presidenti di Regione, amministratori e leader politici.

È un’operazione di scala rara per un giornale italiano: 22 ore complessive di diretta, sette pitch competition, oltre 40 giurati tra investitori, vertici aziendali, esperti e rappresentanti istituzionali e un programma che L’Espresso presenta come una vera arena dell’innovazione nazionale. Alla call del 2026 hanno risposto 374 realtà; il comitato scientifico ne ha valutate 236 e ne ha selezionate 98, quattordici per ciascuno dei sette ambiti. Due finaliste per area, quattordici in tutto, proseguiranno con un percorso di mentorship prima della finale del 9 dicembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, a Roma.

Ma ridurre Sette Idee a una competizione tra startup significherebbe perdere il punto più interessante. Il Festival è probabilmente il manifesto più chiaro del nuovo corso de L’Espresso: un giornale che continua a fare informazione, inchieste e approfondimento, ma che intorno alla testata sta costruendo un ecosistema molto più ampio, fatto di carta, digitale, eventi, formazione, guide, speciali, premi, podcast e community. Non più soltanto un settimanale, dunque, ma una media company che prova a trasformare autorevolezza editoriale e storia in nuovi prodotti, relazioni e occasioni di confronto.

Sette Idee: quando un giornale decide di non limitarsi a raccontare l’innovazione

La filosofia è semplice: raccontare l’Italia che cambia significa anche creare luoghi in cui il cambiamento possa essere messo alla prova. L’Espresso non si limita a scrivere di startup, transizione energetica, intelligenza artificiale, salute digitale o fintech: costruisce un’arena in cui chi sviluppa una tecnologia può incontrare chi investe, chi dirige grandi aziende e chi definisce le regole pubbliche.

La seconda edizione cresce sensibilmente rispetto alla prima, che aveva raccolto circa 300 candidature. Nel 2026 il format diventa un vero Festival, con due giornate, sette aree tematiche, una forte presenza istituzionale e industriale e un percorso che non finisce a Milano.

La selezione avviene su cinque criteri ponderati: impatto sociale e ambientale (30%), innovazione e originalità del modello (25%), solidità del business model (20%), team e capacità esecutiva (15%) e scalabilità e potenziale di crescita (10%). Ogni progetto ha tre minuti per il pitch e due per rispondere alle domande della giuria.

Le sette aree del Festival

  1. Editoria indipendente: nuovi prodotti editoriali, formati e modelli capaci di ripensare il magazine e il rapporto con nuovi pubblici.
  2. Mobilità, energia e infrastrutture: transizione energetica, mobilità di persone e merci e gestione delle infrastrutture strategiche.
  3. Turismo, enogastronomia e ospitalità: tecnologie e modelli innovativi per territori, turismo e filiere agroalimentari.
  4. IA, industria e spazio: intelligenza artificiale, automazione avanzata, manifattura e space economy.
  5. Finanza e assicurazioni: fintech, insurtech, accesso al credito e nuovi servizi finanziari.
  6. Medicina e salute: diagnostica, terapie, tecnologie mediche e sanità digitale.
  7. Educazione, formazione e welfare: scuola, competenze, inclusione e benessere delle persone e delle comunità.

Il mix racconta un’idea dell’innovazione molto più larga della sola tecnologia software. L’intelligenza artificiale è uno dei capitoli, non l’intero libro: accanto ci sono salute, energia, mobilità, formazione, finanza, turismo ed editoria.

Il programma di giovedì 17 settembre

09:00–13:00 — Educazione, Formazione e Welfare

La prima sessione si apre con i saluti del direttore de L’Espresso Emilio Carelli e di Fortunato Costantino, quindi parte la pitch competition dedicata a Educazione, Formazione e Welfare, articolata in due turni da sette progetti. Nel programma ufficiale figurano il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in videocollegamento, la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ed Ettore Prandini.

13:00–17:00 — Turismo, Enogastronomia e Ospitalità

La seconda fascia ospita la competizione dedicata a turismo e ospitalità. Sono annunciati il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, Francesco Boccia, la rettrice dell’Università Statale di Milano Marina Brambilla, la sottosegretaria Paola Frassinetti e i deputati Fabrizio Benzoni e Paolo Romano.

17:00–21:00 — Editoria indipendente e il lancio de L’Espresso Academy

La fascia serale prevede gli interventi del viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi, del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, di Benedetto Della Vedova e degli eurodeputati Pasquale Tridico e Brando Benifei, oltre al confronto tra presidenti di Regione. La giornata termina con la pitch competition dedicata all’Editoria indipendente e con un passaggio simbolicamente molto importante: il lancio de L’Espresso Academy, con Nicola Zingaretti tra i protagonisti della chiusura della prima giornata.

L’Espresso Academy: dal giornale che racconta al giornale che forma

L’Academy, prevista dal 2027, nasce con un obiettivo concreto: ridurre la distanza tra la formazione universitaria o post-universitaria e il lavoro reale di una redazione, aggiungendo competenze manageriali a quelle giornalistiche. Il modello immaginato è immersivo, con percorsi brevi costruiti intorno a esperienze vere, viaggi, sedi istituzionali, conferenze stampa, interviste e simulazioni operative.

Il prototipo esiste già. Nel 2026 EU Byline ha portato oltre venti studenti da tutta Italia a Bruxelles, nella sede del Parlamento europeo, per lavorare per tre giorni come una vera redazione. È il tipo di formazione che trasforma la teoria in mestiere e che consente a un brand editoriale di diventare anche infrastruttura di talenti.

Emanuele Bernava, uno dei volti più riconoscibili del nuovo corso

In questa evoluzione ha un ruolo particolarmente interessante Emanuele Bernava, Marketing Director e membro del Consiglio di amministrazione de L’Espresso. Bernava è una delle figure che più chiaramente stanno traducendo l’idea di “media company” in progetti visibili: eventi, speciali, guide, iniziative formative e nuovi formati capaci di portare il marchio fuori dai confini tradizionali del settimanale.

Sull’Academy la sua impostazione è precisa: colmare due vuoti reali, quello tra ciò che si impara nei corsi di giornalismo e ciò che accade davvero in redazione, e quello tra competenze giornalistiche e competenze manageriali. È una visione moderna dell’editoria, perché oggi costruire un grande prodotto giornalistico significa saper verificare e scrivere, ma anche comprendere pubblico, piattaforme, formati, distribuzione, eventi e modelli economici.

I risultati della strategia commerciale raccontano che il cambio di modello non è soltanto teorico. Nel marzo 2026 Bernava ha spiegato alla stampa di settore che la raccolta pubblicitaria del 2025 era raddoppiata rispetto all’anno precedente e che gli eventi valevano circa il 40% dei ricavi. È un dato particolarmente significativo: vuol dire che gli eventi non sono più un’attività collaterale, ma uno dei pilastri del nuovo modello industriale.

In questo senso Bernava rappresenta bene il nuovo corso: rispetto per un marchio con settant’anni di storia, ma nessuna nostalgia organizzativa. La capacità di tenere insieme marketing, identità editoriale, innovazione e costruzione di community è uno dei motori più visibili della trasformazione in atto.

Venerdì 18 settembre: altre quattro sfide e il confronto con politica ed economia

La seconda giornata completa il percorso con le quattro aree ancora da disputare: Medicina e salute, Mobilità, energia e infrastrutture, IA, industria e spazio e Finanza e assicurazioni. Le pitch competition restano il cuore del format, intervallate dagli interventi istituzionali e dai confronti con il mondo dell’impresa.

Nel programma complessivo dei due giorni sono annunciati, tra gli altri, la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, i sottosegretari Isabella Rauti, Marcello Gemmato, Alberto Barachini e Luigi Sbarra, la vicepresidente della Camera Anna Ascani, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’assessora allo Sviluppo economico Alessia Cappello.

Da Bruxelles arrivano anche gli europarlamentari Pierfrancesco Maran e Nicola Zingaretti. In agenda figurano inoltre Nicola Fratoianni, Maurizio Lupi, Carlo Calenda, Stefano Candiani, Stefano Patuanelli, Barbara Floridia, Simone Leoni, Bernard Dika e Matteo Hallissey, oltre agli ex presidenti del Consiglio Massimo D’Alema e Matteo Renzi, indicato come intervento conclusivo del Festival.

La forza del format sta anche qui: le istituzioni non sono una cornice separata. Entrano nello stesso spazio in cui pochi minuti prima una startup ha presentato una tecnologia. È un modo per mettere in contatto chi costruisce prodotti, chi investe e chi definisce norme e politiche pubbliche, senza trasformare l’evento in una passerella scollegata dai progetti in gara.

Le grandi aziende entrano nell’arena

La dimensione industriale del Festival è altrettanto rilevante. Q8 Italia è main partner dell’iniziativa, che è patrocinata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dal Comune di Milano e da Roma Capitale. Attorno a Sette Idee si muove inoltre una rete di grandi imprese, investitori, università ed esperti chiamati a valutare i progetti e a confrontarsi con le realtà emergenti.

L’obiettivo dichiarato da L’Espresso è creare un’“osmosi” tra aziende mature e startup: le prime mettono a disposizione esperienza, mercato e capacità di esecuzione; le seconde portano nuove tecnologie, velocità e modelli che le organizzazioni più grandi spesso non riescono a sviluppare con la stessa rapidità. La testata editoriale diventa così il soggetto che costruisce il ponte.

Da Milano al Campidoglio: mentorship e 280 mila euro di credito pubblicitario

Le 14 realtà finaliste, due per ciascuna area, accedono tra ottobre e novembre a un percorso di mentorship curato da Startup Geeks. Il programma comprende validazione del progetto, sviluppo delle metriche, business plan e preparazione del pitch finale.

Il 9 dicembre 2026 la competizione si sposta a Roma, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Da lì uscirà un vincitore per ciascuno dei sette ambiti, componendo la Classe 2026 di Sette Idee per cambiare l’Italia.

Il montepremi complessivo è di 280 mila euro in credito pubblicitario: 40 mila euro per ciascuna delle sette vincitrici. È un premio coerente con il ruolo di una media company. Una startup può avere un ottimo prodotto e pochissime risorse per raccontarlo; L’Espresso mette quindi a disposizione ciò che possiede di più prezioso: attenzione, distribuzione, autorevolezza e capacità narrativa.

La scommessa di Donato Ammaturo: trasformare un patrimonio storico senza musealizzarlo

Dietro questo cambio di scala c’è anche una scelta imprenditoriale precisa. Il Gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo ha acquisito L’Espresso nel dicembre 2023. Nel gennaio 2025, presentando il rinnovamento per i settant’anni del giornale, la società ha indicato in modo esplicito la propria ambizione: consolidare il settimanale come prodotto di informazione e trasformarlo in una moderna media company.

L’editore Donato Ammaturo ha scelto quindi di non trattare un marchio storico come un bene da conservare sotto vetro. La scommessa, molto più impegnativa, è usare reputazione, memoria e autorevolezza per costruire un sistema nuovo. È una visione imprenditoriale ambiziosa e, nel panorama editoriale italiano, visionaria: prendere un giornale nato nel 1955 e farlo vivere contemporaneamente sulla carta, sul digitale, nei podcast, negli eventi, nelle guide, nei progetti di formazione e nelle iniziative dedicate all’innovazione.

Oggi L’Espresso Media ha come presidente e amministratore delegato Gianluca Ianuario; nel Consiglio di amministrazione siedono, tra gli altri, Emanuele Bernava, Francesco V. Rossi Guarnera e Marco Russo Spena, con Angela Ammaturo vicepresidente. La struttura societaria e la strategia editoriale convergono così in un modello sempre più chiaramente multicanale.

Un giornale, ma anche una piattaforma

Sette Idee non è un episodio isolato. Negli ultimi due anni L’Espresso ha moltiplicato i progetti che estendono il brand oltre il settimanale: il rilancio del Premio Inedito, gli Speciali, le Guide de L’Espresso, il nuovo ecosistema digitale, i podcast, gli eventi live e ora l’Academy.

Il filo conduttore è chiaro: la carta resta un pilastro, ma non è più l’unico luogo in cui esiste il giornale. La relazione con il pubblico passa anche attraverso esperienze fisiche, contenuti verticali, community e formazione. È un approccio “phygital” che il gruppo ha cominciato a formalizzare già nel percorso per i settant’anni della testata.

È qui che Sette Idee diventa particolarmente importante: perché mette nello stesso progetto praticamente tutte le anime del nuovo Espresso. C’è il giornalismo, che seleziona e racconta. C’è il digitale, che amplifica e trasmette. Ci sono gli eventi, che generano relazioni. Ci sono le aziende, che portano mercato e competenze. Ci sono le istituzioni. C’è la formazione con l’Academy. E c’è una community di innovatori che il giornale sceglie di accompagnare fino alla finale.

L’ultimo tassello di una trasformazione già visibile

Per questo la due giorni di Milano vale più della somma dei suoi panel. Le 374 candidature, le 98 realtà selezionate, i 14 finalisti, i sette vincitori finali, la mentorship, il Campidoglio, il credito pubblicitario, la presenza delle imprese e il programma istituzionale raccontano una grande manifestazione. Ma, tutte insieme, raccontano soprattutto la metamorfosi di un marchio editoriale.

Settanta anni dopo la sua nascita, L’Espresso prova a fare una cosa difficile: restare riconoscibile mentre cambia forma. Sette Idee è forse il tassello più evidente di questa trasformazione. Un giornale storico che non rinuncia al proprio mestiere, ma decide che oggi il proprio mestiere può significare anche creare occasioni, formare talenti, mettere in relazione mondi diversi e aiutare le idee a diventare imprese.

È una scommessa grande. Ed è proprio la dimensione di Sette Idee a mostrare quanto il nuovo Espresso abbia deciso di giocarla fino in fondo.

Informazioni pratiche

  • Evento: Sette Idee – Il Festival dell’Italia che innova
  • Date: 17 e 18 settembre 2026
  • Luogo: STEP FuturAbility District, Piazza Adriano Olivetti 1, Milano
  • Progetti selezionati: 98
  • Aree: 7
  • Finalisti: 14
  • Finale: 9 dicembre 2026, Sala della Protomoteca del Campidoglio, Roma
  • Premio: 40.000 euro di credito pubblicitario per ciascuna delle sette vincitrici, 280.000 euro complessivi
  • Accesso: gratuito con registrazione, fino a disponibilità

Fonti

  • Sette Idee – sito ufficiale e FAQ
  • L’Espresso – “Costruiamo insieme il nostro futuro”
  • L’Espresso – “L’arena dove si incontrano le idee”
  • L’Espresso – “Dalla parte di chi coltiva i talenti”
  • L’Espresso – “L’osmosi tra grandi imprese e startup”
  • ANSA – “Sette idee 2026, startup e politica al Festival de L’Espresso”
  • Dailyonline – intervista a Emanuele Bernava sulla strategia multicanale de L’Espresso