La vicenda che coinvolge Shrinking si sposta dal set all’aula di tribunale e apre un nuovo fronte per Warner Bros. Television. Mindy Tessa McKoin, Key Second Assistant Director con un’esperienza pluriennale nella produzione della serie Apple TV+ interpretata da Jason Segel e Harrison Ford, ha avviato un’azione legale a Los Angeles contro la società, l’executive producer e regista Randall Winston e altri soggetti non specificati nel materiale disponibile.

Al centro della causa ci sono accuse molto gravi: McKoin sostiene di avere subito molestie sessuali da Winston durante la festa di chiusura della seconda stagione, nel giugno 2024, e che Warner Bros. Television non avrebbe adottato misure correttive dopo la segnalazione. La lavoratrice afferma inoltre che il suo licenziamento, comunicato il 10 luglio 2026, sia stato una ritorsione sia per quella denuncia sia per le contestazioni presentate su registrazioni delle ore lavorate e buste paga.

Le accuse contenute nel ricorso sono allegazioni della querelante e dovranno essere esaminate nelle sedi competenti. Al momento della pubblicazione della notizia, Warner Bros. Television non ha rilasciato commenti a Deadline sulle contestazioni mosse nella causa.

Il licenziamento e il nodo della ritorsione

McKoin lavora come Key Second Assistant Director, un ruolo operativo centrale nella macchina di una produzione: coordina aspetti pratici del set, contribuisce alla gestione della giornata di lavorazione e opera all’interno di una catena gerarchica molto precisa. Secondo l’atto, dopo una lunga giornata di riprese del 10 luglio la professionista sarebbe stata allontanata dal produttore esecutivo Kip Kroeger, con la motivazione di diverse esigenze produttive.

La versione presentata dalla lavoratrice è opposta. Il ricorso afferma che, al momento dell’interruzione del rapporto, non le sarebbero state contestate carenze professionali, condotte scorrette o ragioni aziendali puntuali. Da qui l’accusa di essere stata trasformata in un capro espiatorio dopo avere sollevato problemi interni, in particolare su pagamenti e rilevazioni dell’orario.

La tempistica è uno degli elementi sui quali si concentra l’azione. McKoin dichiara di avere formulato lamentele verbali e scritte per salari non corrisposti e per una presunta modifica illecita dei propri registri di lavoro in più occasioni fra il 26 maggio e il 1° luglio 2026. Il licenziamento è arrivato, secondo la denuncia, entro 90 giorni da ciascuna di quelle attività che la ricorrente considera protette dal Codice del lavoro californiano.

Nel sistema produttivo statunitense, dove l’organizzazione del lavoro combina contratti, regolamenti sindacali, obblighi sulle ore e calendari estremamente compressi, le controversie sulle timecard non sono un dettaglio amministrativo. Le registrazioni determinano paghe, straordinari e riposi: eventuali irregolarità possono dunque diventare un problema economico e legale rilevante per studios e produzioni, oltre che per i singoli lavoratori coinvolti.

Le accuse legate alla festa di fine stagione

La parte più delicata della denuncia riguarda un episodio che sarebbe avvenuto il 22 giugno 2024, durante una festa collegata alla conclusione delle riprese della seconda stagione. McKoin sostiene che Randall Winston le abbia afferrato e palpeggiato un seno senza consenso, alla presenza di un collega. Nella causa, il comportamento viene descritto come una molestia indesiderata e grave, tale da rendere l’ambiente professionale ostile, intimidatorio e offensivo.

Winston è indicato nel procedimento come executive producer e regista della serie. L’accusa non riguarda però soltanto il presunto comportamento individuale: McKoin attribuisce a Warner Bros. Television e alla produzione l’assenza di una risposta correttiva successiva alla segnalazione. È un passaggio decisivo, perché una causa di questo tipo misura anche la condotta del datore di lavoro davanti a una denuncia, non soltanto l’episodio da cui essa prende origine.

Il ricorso include sette richieste di tutela e chiama in causa, fra gli altri profili, molestia sessuale, violenza sessuale e ritorsione. McKoin chiede danni non quantificati. Sostiene di avere perso salari e benefit, oltre ad avere subito perdite economiche, stress emotivo, umiliazione, angoscia e ansia. Sarà il procedimento a stabilire se le affermazioni possano essere provate e quali responsabilità, se ve ne saranno, possano essere riconosciute.

Perché il caso riguarda l’industria, non soltanto una serie

Shrinking è una produzione ad alta visibilità per Apple TV+, realizzata da Warner Bros. Television, e ha raccolto dieci candidature agli Emmy senza però conquistare premi nell’ultima cerimonia. Proprio questa esposizione rende il contenzioso significativo oltre il perimetro dello show: le serie di prestigio dipendono da una vasta rete di professionisti fuori campo, mentre il dibattito pubblico tende a concentrarsi quasi esclusivamente su cast, autori e risultati artistici.

Il caso rimette al centro il ruolo delle strutture di controllo interne negli studios. Le produzioni seriali lavorano per stagioni, con squadre numerose e rapporti gerarchici serrati; feste di wrap, giornate di ripresa e momenti apparentemente informali restano però collegati al lavoro quando coinvolgono personale e responsabili della produzione. Per le aziende, il confine fra contesto sociale e ambiente lavorativo può diventare decisivo sia nella prevenzione sia nella gestione di una segnalazione.

La causa arriva inoltre in un settore che, dopo il movimento #MeToo, ha promesso una maggiore attenzione a denunce di molestie e abusi di potere. Quella trasformazione ha portato procedure, formazione e figure dedicate su molti set, ma l’efficacia reale di questi strumenti si verifica soprattutto quando una segnalazione coinvolge persone con ruoli influenti nella produzione. Le accuse di McKoin chiamano in causa esattamente questo punto: se la struttura aziendale abbia reagito in modo adeguato e se la successiva decisione sul suo impiego fosse indipendente dalle sue lamentele.

Non emergono, dal materiale finora disponibile, dettagli sulla risposta che eventuali indagini interne avrebbero dato alle denunce della lavoratrice, né una ricostruzione alternativa dei fatti da parte dei convenuti. L’assenza di un commento pubblico di Warner Bros. Television lascia quindi aperti gli interrogativi sulla linea difensiva che verrà adottata e sull’eventuale coinvolgimento degli altri soggetti citati.

I prossimi passaggi

Prima di approdare al tribunale superiore della contea di Los Angeles, McKoin ha presentato la propria iniziativa al California Civil Rights Department, il passaggio amministrativo che spesso precede le azioni civili in materia di discriminazione e molestie sul lavoro. Il procedimento giudiziario potrà ora entrare nella fase delle risposte formali dei convenuti e, in seguito, nell’eventuale raccolta di documenti e testimonianze.

Per Warner Bros. Television il tema non riguarda soltanto l’esito economico di una causa con danni ancora da definire. Un contenzioso di questo genere può mettere sotto esame protocolli di segnalazione, supervisione sul set e gestione dei rapporti di lavoro. Per Shrinking, invece, l’impatto immediato è soprattutto reputazionale: la serie non è oggetto dell’accusa in quanto opera creativa, ma il suo nome e il suo ecosistema produttivo diventano parte di una controversia che potrebbe richiedere tempo prima di arrivare a una decisione.

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