Lo US Open 2026 ha scritto un record che riguarda tanto il tennis quanto l’organizzazione dei grandi eventi sportivi. Ben Shelton ha eliminato il campione in carica Carlos Alcaraz al termine di un quarto di finale durato circa quattro ore e mezza e concluso alle 3:33 del mattino, l’orario più tardo mai registrato per la fine di un match nella storia del torneo.
Lo statunitense, testa di serie numero 8, ha chiuso la partita con un ace a 146 miglia orarie e ha interrotto la serie di 18 vittorie consecutive di Alcaraz negli Slam. Il successo gli vale la terza semifinale major della carriera e prepara un confronto tutto americano con Frances Tiafoe.
Una partita destinata a entrare negli archivi
La qualità del match e il nome dei protagonisti sarebbero bastati a renderlo memorabile, ma l’orario ha trasformato la sfida in un caso organizzativo. Quando Shelton e Alcaraz hanno raggiunto le fasi decisive, gran parte dell’Arthur Ashe Stadium si era già svuotata. Il pubblico rimasto ha assistito a una partita di altissimo livello in un contesto quasi surreale.
La notte newyorkese non è un’eccezione isolata. Nei primi giorni del torneo diversi incontri sono terminati dopo le due del mattino. Il problema nasce dalla combinazione tra sessioni serali, match al meglio dei cinque set e programmi che possono accumulare ritardi nel corso della giornata.
La questione degli orari torna al centro
Gli organizzatori degli Slam cercano da anni un equilibrio tra esigenze televisive, biglietteria, pubblico internazionale e tutela degli atleti. Le sessioni notturne sono preziose per broadcaster e spettatori, ma partite che finiscono nel cuore della notte pongono domande su recupero fisico, trasporti e qualità dell’esperienza per chi è presente sugli spalti.
Venus Williams, coinvolta a sua volta in una partita iniziata dopo mezzanotte durante il torneo, ha criticato la situazione definendola non ideale. È un tema che va oltre il singolo incontro: se gli eventi notturni diventano sempre più frequenti, il calendario rischia di trasformare l’eccezione spettacolare in una routine difficile da sostenere.
Shelton riapre la corsa americana
Sul piano sportivo, la vittoria di Shelton alimenta il sogno statunitense di tornare a vincere il titolo maschile a New York. L’ultimo americano a riuscirci è stato Andy Roddick nel 2003. La semifinale contro Tiafoe garantisce almeno un finalista statunitense e mette il pubblico di casa davanti a una possibilità che mancava da anni.
La sconfitta di Alcaraz è altrettanto significativa. Lo spagnolo arrivava da una lunga serie di successi nei major e puntava a difendere il titolo. Shelton ha dimostrato che potenza al servizio, aggressività e capacità di reggere gli scambi nei momenti chiave possono incrinare anche uno dei giocatori più dominanti del circuito.
Spettacolo e sostenibilità del calendario
La partita delle 3:33 resterà probabilmente una delle immagini dell’edizione 2026. Ma proprio perché è stata spettacolare, rischia di normalizzare un modello che molti giocatori considerano problematico. Il tennis professionistico vive di grandi serate e di partite epiche; la sfida è evitare che l’epica dipenda sistematicamente da orari estremi.
Lo US Open avrà ora l’occasione di valutare se intervenire su programmazione e orari di inizio. Intanto Shelton avanza. Ha eliminato il campione in carica, ha firmato il match più tardivo della storia del torneo e ha riportato il tennis americano maschile a un passo dalla finale di casa.



