Artemis II, per Reid Wiseman e Victor Glover, è arrivata al capolinea anche sul piano professionale. Cinque mesi dopo l’ammaraggio della missione lunare, il comandante e il pilota non figurano più tra gli astronauti operativi della NASA, ma non hanno scelto un distacco netto dall’agenzia. Sono i primi due membri del corpo astronauti ad accedere al nuovo status di astronaut emeritus, una formula che conserva il loro legame con il Johnson Space Center di Houston e, allo stesso tempo, lascia loro spazio per intraprendere altre attività lavorative.
La decisione definisce un passaggio inedito nella gestione delle carriere astronautiche statunitensi. Finora, un astronauta intenzionato a entrare nell’industria privata, a tornare al servizio militare o a candidarsi a una carica pubblica lasciava normalmente la NASA. Chi rimaneva nell’agenzia pur non essendo più assegnabile a un volo veniva invece collocato in incarichi manageriali. Wiseman e Glover si trovano in una posizione intermedia: non saranno più parte della rotazione per le missioni, ma potranno trasmettere all’organizzazione l’esperienza appena maturata nel programma Artemis.
Il significato pratico dello status emeritus sarà diverso per i due astronauti, ma la direzione è comune. La NASA potrà chiamarli per formazione, simulazioni, consulenza e mentoring; loro potranno lavorare anche al di fuori dell’agenzia. È un modello vicino a quello già applicato dalla NASA nel mondo della ricerca, dove scienziati di particolare esperienza possono restare collegati all’istituzione dopo il pensionamento per insegnare, pubblicare o proseguire progetti specialistici.
Un ponte tra Artemis II e le missioni successive
Per Wiseman, il ruolo emeritus sarà anzitutto un modo per mettere a disposizione dei colleghi ciò che Artemis II ha insegnato sull’impiego della capsula Orion. La NASA indica che il comandante continuerà a condividere la propria esperienza in vista di Artemis III, attualmente programmata non prima della metà del 2027.
Artemis III dovrà verificare in orbita terrestre bassa le capacità di rendezvous e attracco di Orion con i sistemi commerciali di allunaggio con equipaggio. È una fase tecnica distinta dal viaggio compiuto da Artemis II, ma direttamente collegata: le procedure operative, l’abitabilità della capsula, il modo in cui l’equipaggio usa i sistemi di bordo e le criticità emerse durante una missione lunare con persone a bordo sono conoscenze che non si esauriscono con il debriefing finale.
In questo senso, trattenere due astronauti senza mantenerli nell’organico attivo offre alla NASA un canale di continuità. Artemis è un programma pluriennale, con equipaggi, veicoli e obiettivi destinati a cambiare nel tempo. Chi ha volato su Orion può fornire un riscontro che i manuali e le simulazioni non sostituiscono: cosa significhi vivere e lavorare dentro il veicolo, come si distribuisce il carico operativo, quali procedure richiedono attenzione quando il mezzo è impiegato in una missione reale.
Non si tratta però di una prosecuzione informale dei loro incarichi precedenti. Wiseman e Glover hanno concluso il percorso da astronauti idonei a ricevere nuove assegnazioni di volo. Il programma emeritus separa con maggiore chiarezza il contributo di esperienza dall’appartenenza al corpo attivo, evitando che l’unica alternativa sia una rottura completa del rapporto.
Il nuovo incarico di Glover e il contributo senza compenso
Victor Glover ha già definito la sua prossima attività principale: assumerà un incarico amministrativo di leadership a tempo pieno alla California Polytechnic State University, Cal Poly, l’ateneo dove ha studiato, a San Luis Obispo. Il suo compito riguarderà la strategia di lungo periodo dell’università. Parallelamente rimarrà disponibile per la NASA, con l’obiettivo di contribuire alle future missioni Artemis e di trasferire quanto appreso dai sistemi di Orion.
Glover ha precisato che il suo contributo alla NASA sarà svolto a titolo gratuito. Continuerà quindi a poter accedere al centro e punta a partecipare alle sessioni di simulazione addestrative. La distinzione è rilevante: il programma non equivale automaticamente a un incarico retribuito né a un contratto di consulenza tradizionale. Può prevedere una collaborazione pagata oppure volontaria; nel suo caso, Glover ha scelto la seconda strada.
Tra gli ambiti che gli interessano c’è anche la nascente United States Space Academy, iniziativa pensata per servire NASA e US Space Force. Glover vorrebbe contribuire alla costruzione delle sue fondamenta, con particolare attenzione alla formazione della futura forza lavoro tecnica e della sua classe dirigente. È un interesse coerente con il passaggio all’università e con un profilo emeritus che privilegia la trasmissione di competenze rispetto alla preparazione per un nuovo lancio.
Per la NASA, il vantaggio è poter coinvolgere una figura che conosce da vicino l’esperienza di Artemis II senza vincolarla a un ruolo esclusivo. Per Glover, la formula permette di aprire una nuova fase professionale senza interrompere il rapporto con il programma che ha segnato la sua carriera astronautica.
Una soluzione nuova, non senza precedenti storici
La NASA ha avuto in passato astronauti che hanno lasciato temporaneamente l’agenzia o vi sono rientrati dopo altre esperienze, ma non con questa struttura. Scott Carpenter, uno dei Mercury Seven, prese un congedo per partecipare nel 1965 alla missione subacquea SEALAB II della US Navy. Tornò poi alla NASA, dove ricoprì incarichi gestionali fino alle dimissioni del 1967.
Un altro caso è quello di Edward Gibson, astronauta di Skylab 4. Dopo il volo del 1974 lasciò l’agenzia e rientrò tre anni più tardi nell’ufficio astronauti come responsabile dei candidati astronauti-scienziati. Sperava di ottenere un’altra missione, ma concluse definitivamente il rapporto con la NASA nel 1982. Queste vicende mostrano che le traiettorie professionali degli astronauti non sono mai state del tutto lineari; il punto di novità è che NASA ha ora formalizzato una via dedicata alla continuità del contributo dopo l’uscita dalle assegnazioni di volo.
L’emeritus program non cambia gli obiettivi di Artemis né risolve le complessità tecnologiche e operative delle prossime missioni. Non assegna a Wiseman e Glover un potere decisionale speciale sulle future campagne lunari e non li riporta tra gli astronauti disponibili per un lancio. Crea però un meccanismo per non disperdere subito competenze rare in un momento in cui Orion e le procedure per l’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre stanno entrando in una fase operativa.
Il passaggio di consegne è già visibile. Il 9 giugno 2026, al Johnson Space Center, Wiseman ha simbolicamente consegnato il testimone a Randy Bresnik, comandante di Artemis III. Con il nuovo status, quel gesto non diventa un addio: Wiseman e Glover restano risorse consultabili per chi dovrà portare avanti il programma, pur avendo iniziato una carriera esterna alla NASA.
Resta da vedere se il caso dei due astronauti di Artemis II diventerà un precedente per altri membri del corpo astronauti. Per ora, il programma nasce attorno a una necessità concreta: mantenere accessibile l’esperienza dei primi equipaggi di Artemis mentre la NASA prepara una sequenza di missioni in cui il passaggio di conoscenze tra chi ha già volato e chi si addestra al prossimo obiettivo può avere un peso rilevante.




