Il Zurich Summit aggiunge un nuovo gruppo di ospiti al proprio programma e definisce con maggiore precisione il perimetro dell’edizione 2026: un incontro dell’industria cinematografica che vuole far dialogare produzione tradizionale, distribuzione indipendente, piattaforme video e sperimentazione legata all’intelligenza artificiale generativa. La conferenza si terrà a Zurigo dal 25 al 27 settembre, nel quadro dello Zurich Film Festival, di cui rappresenta l’appuntamento professionale principale.

Tra i nomi annunciati figurano Edward Berger, regista premio Oscar di Conclave; Robbie Brenner, produttrice candidata all’Oscar per Barbie; Oliver Berben, CEO di Constantin Film; e Janine Jackowski, produttrice di Komplizen Film, associata anche a Sentimental Value. Alla rosa si uniscono Zack London, regista e volto del collettivo Gossip Goblin attivo sui formati audiovisivi realizzati con AI generativa per YouTube e Instagram, e Martin Moszkowicz, CEO di Transcontinental Entertainment Studios nonché presidente dello Zurich Film Festival.

Non è un semplice elenco di personalità chiamate a raccontare i propri progetti. La selezione mette sullo stesso piano figure che lavorano nei meccanismi consolidati del cinema internazionale e rappresentanti di una filiera creativa nata sulle piattaforme. È questa la direzione più rilevante del Summit: leggere le trasformazioni dell’audiovisivo non soltanto attraverso i film in concorso o i risultati al botteghino, ma osservando insieme chi finanzia, chi produce, chi distribuisce e chi costruisce pubblico fuori dai circuiti storici.

Un programma costruito sulle tensioni del mercato

I nuovi partecipanti si aggiungono a un primo gruppo di speaker già reso noto. Ne fanno parte Kane Parsons, regista di Backrooms; Bill Kramer, CEO dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences; Kevin Mayer, fondatore di Candle Media; Elisabeth d’Arvieu, CEO di Mediawan Pictures; ed Efe Cakarel, CEO di MUBI. La compresenza di un responsabile dell’Academy, di operatori di gruppi media, di una piattaforma globale dedicata al cinema d’autore e di un autore emerso online restituisce il tipo di confronto che Zurigo intende ospitare.

I panel annunciati affronteranno la ripresa del box office, l’AI, la creator economy e il ruolo di YouTube e TikTok. Sono temi connessi, ma non sovrapponibili. Il ritorno degli incassi in sala riguarda anzitutto le condizioni economiche che rendono sostenibili alcuni tipi di film e di finestre distributive; l’espansione dei creator obbliga invece produttori e distributori a interrogarsi sui percorsi con cui un talento costruisce attenzione prima ancora di entrare nel sistema delle commissioni, dei festival e delle vendite internazionali.

In questo quadro, la presenza di Zack London assume un valore programmatico. Gossip Goblin si muove nel territorio dei contenuti audiovisivi generativi pensati per piattaforme come YouTube e Instagram, lontano dai tempi e dalle strutture di una produzione cinematografica convenzionale. Il Summit non presenta però questa esperienza come una risposta univoca ai problemi dell’industria: la colloca piuttosto accanto a produttori, dirigenti e autori che operano in mercati diversi. È un approccio utile perché l’AI nel cinema non riguarda solo la produzione delle immagini, ma anche la circolazione dei contenuti, le aspettative del pubblico e la definizione di nuove professionalità.

Dal set al finanziamento, i profili chiamati a Zurigo

Edward Berger avrà un incarico preciso nella tre giorni: modererà la conversazione dedicata al Game Changer Award, riconoscimento che quest’anno sarà assegnato a Glen Basner. Berger e Basner hanno già collaborato su Conclave; il regista ha inoltre un rapporto consolidato con lo Zurich Film Festival, dove ha presentato i suoi ultimi tre film. La scelta di affidargli questo incontro sposta l’attenzione su una figura che conosce tanto la dimensione creativa quanto il rapporto tra un film, i suoi partner produttivi e la sua traiettoria internazionale.

Basner è alla guida di FilmNation Entertainment, società attiva nel finanziamento, nelle vendite e nella produzione. Il riconoscimento assegnato dal Summit riflette dunque uno dei suoi obiettivi storici: mettere in evidenza i soggetti che rendono possibile il cinema indipendente internazionale anche al di fuori della visibilità riservata a registi e interpreti. Roeg Sutherland di CAA Media Finance, sostenitore di lunga data dell’iniziativa, ha descritto il Summit come un appuntamento significativo per il mercato globale del finanziamento cinematografico e ha richiamato il contributo di Basner alla comunità creativa indipendente.

Accanto al versante del financing, i profili di Brenner, Berben e Jackowski rappresentano tre snodi differenti della catena industriale. Brenner porta l’esperienza di una produttrice legata a un titolo come Barbie, caso emblematico della capacità di un progetto da studio di diventare evento culturale globale. Berben guida Constantin Film, realtà tedesca con una presenza radicata nella produzione e nella distribuzione europea. Jackowski, attraverso Komplizen Film, è invece associata a un modello produttivo che lega autori, coproduzioni e circuito internazionale dei festival.

Per chi segue il settore, il valore dell’annuncio sta soprattutto nella possibilità di mettere a confronto modelli che di rado condividono lo stesso tavolo con sufficiente continuità. Il grande film commerciale, il cinema indipendente europeo, il progetto pensato per il mercato delle vendite internazionali e il contenuto nativo delle piattaforme non seguono gli stessi tempi, non hanno le stesse fonti di ricavo e non misurano il successo con gli stessi indicatori. Eppure competono sempre più spesso per l’attenzione del pubblico, per le risorse produttive e per i talenti.

La sfida è trasformare il confronto in decisioni

Il Zurich Summit non è un mercato nel senso classico del termine e non sono stati annunciati accordi, nuovi fondi o iniziative industriali legate agli interventi dei relatori. I limiti dell’operazione sono anche qui: una conferenza può fotografare le questioni aperte e creare relazioni, ma non risolve automaticamente i nodi che attraversano il comparto, dalla volatilità delle sale alla sostenibilità delle produzioni, fino alle regole e ai diritti connessi agli strumenti generativi.

Proprio per questo il programma andrà valutato sulla qualità delle discussioni e sulla capacità di evitare contrapposizioni semplificate. Parlare di YouTube, TikTok e AI accanto a box office e cinema indipendente ha senso se il confronto affronta le conseguenze concrete per produttori e autori: chi possiede le opere, quali competenze servono, come si formano i pubblici e quali percorsi consentono a un progetto di crescere da un formato breve a una produzione più strutturata. La mera presenza di creator e tecnologia sul palco non basta.

L’edizione di settembre offre comunque una fotografia attendibile delle priorità di una parte dell’industria europea e internazionale. Da un lato resta centrale la ricerca di capitali, distributori e partner per opere in grado di viaggiare oltre il mercato d’origine. Dall’altro, le piattaforme social e gli strumenti generativi hanno ormai acquisito una rilevanza tale da entrare nella conversazione di festival e operatori come fattori industriali, non come fenomeni laterali. A Zurigo si misurerà la distanza, o l’eventuale convergenza, tra questi due mondi.

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