Alexander Zverev ha vinto lo US Open 2026 battendo Ben Shelton per 6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2 e ha chiuso a New York una stagione nei tornei del Grande Slam che lo colloca al centro del tennis maschile. Per il tedesco è il secondo major in carriera, entrambi conquistati nello stesso anno dopo il successo al Roland Garros, e il titolo che gli era sfuggito in modo più doloroso sei anni fa.

La finale di Flushing Meadows aveva anche un peso che andava oltre il trofeo. Shelton giocava il suo primo atto conclusivo in uno Slam, davanti a un pubblico pronto a sostenere la possibilità di un vincitore di casa. L’ultima affermazione di un americano nel singolare maschile di un major resta quella di Andy Roddick proprio allo US Open 2003. La partita ha riaperto quella speranza per un set, senza però cambiare un digiuno che ormai attraversa più di due decenni.

Zverev, testa di serie numero 1 in uno Slam per la prima volta, ha gestito il momento con una solidità che Shelton non è riuscito a trovare nei passaggi iniziali dell’incontro. Il tedesco ha sfruttato l’avvio incerto dell’avversario nel primo set e ha poi costruito il vantaggio decisivo nel tie-break del secondo, giocato con grande precisione al servizio. Quel 7-2 ha portato la finale su un terreno apparentemente favorevole al leader del tabellone, prima della reazione dello statunitense.

La rimonta di Shelton si ferma all’inizio del quarto set

Nel terzo parziale Shelton ha trovato le energie e la continuità per rientrare nella sfida. Ha strappato il servizio a Zverev nell’ultimo game del set, interrompendo una sequenza di 66 turni di battuta consecutivi tenuti dal tedesco nei loro confronti diretti e una striscia di 12 set vinti di fila. Con il 7-5, il pubblico ha avuto finalmente una partita da inseguire e Shelton ha ottenuto un risultato simbolicamente rilevante: è stato il primo americano a vincere almeno un set in una finale Slam maschile dai due conquistati da Roddick contro Roger Federer a Wimbledon 2009.

La svolta, però, è durata poco. Zverev ha risposto subito con il break nel primo game del quarto set, impedendo a Shelton di trasformare l’inerzia del terzo parziale in un confronto più lungo. Da quel momento il tedesco ha ripreso il controllo fino al 6-2 conclusivo. Il dato del confronto diretto racconta bene la difficoltà per Shelton: Zverev è ora avanti 6-0 e non ha mai lasciato al rivale americano lo spazio per vincere una partita.

La chiusura è stata quasi surreale nella sua brevità. Dopo aver servito per il titolo, Zverev è arretrato oltre la linea di fondo come se dovesse prepararsi a rispondere, prima di rendersi conto che il match era finito. Soltanto dopo qualche istante ha alzato le braccia. Un contrasto netto con il ricordo del 2020, quando a New York aveva perso la finale contro Dominic Thiem pur essendo avanti di due set e a due punti dalla vittoria.

Un 2026 che cambia il profilo di Zverev

Quel precedente non è sparito dalla storia dello US Open, ma il trionfo odierno gli assegna un significato diverso. Nel 2020 Zverev uscì dalla finale come il giocatore che aveva mancato l’occasione della vita; nel 2026 aggiunge New York a Parigi e trasforma una stagione di altissimo livello in un bilancio concreto di titoli. In mezzo c’è stata anche la finale di Wimbledon, persa contro Jannik Sinner.

Con 25 vittorie e due sconfitte nei major del 2026, Zverev ha raccolto il maggior numero di successi Slam dell’anno. È il settimo uomo dell’era Open a raggiungere almeno 25 vittorie nei tornei maggiori in una singola stagione, entrando in una lista che comprende Novak Djokovic, Roger Federer, Jannik Sinner, Rafael Nadal, Mats Wilander e Rod Laver. È inoltre il quarto giocatore nell’era Open a conquistare i primi due titoli Slam nello stesso anno, dopo Jimmy Connors nel 1974, Guillermo Vilas nel 1977 e Sinner nel 2024.

La vittoria porta anche un primato nazionale: Zverev diventa il quarto tedesco dell’era Open con più di uno Slam in carriera, insieme a Steffi Graf, Boris Becker e Angelique Kerber. Sono paragoni storici, non una scorciatoia per sovrapporre epoche e percorsi, ma indicano quanto sia rilevante il salto compiuto dal giocatore in una stagione in cui i risultati non si sono limitati a un singolo exploit.

Il percorso newyorkese era iniziato in salita, con due maratone di cinque set nelle prime due partite. Zverev è il terzo uomo dell’era Open a vincere un major dopo aver dovuto affrontare due match consecutivi al quinto set all’inizio del torneo, dopo Boris Becker agli Australian Open 1996 e Gastón Gaudio al Roland Garros 2004. A rendere ancora più particolare il quadro c’è la sua posizione da numero 1 del seeding: arrivata dopo il ritiro di Sinner per un problema al ginocchio, non gli ha garantito un cammino semplice ma gli ha consegnato la responsabilità di chiudere il tabellone da favorito.

Per il tennis americano resta un segnale incompiuto

La sconfitta di Shelton non cancella la portata della sua corsa. Arrivare alla finale dello US Open e prendere un set a un giocatore che aveva dominato la stagione Slam gli consente di salire dal numero 9 al numero 4 del ranking mondiale, il miglior piazzamento della sua carriera. È un avanzamento concreto in una fase in cui il movimento statunitense cerca un protagonista capace di riportare un titolo major nel singolare maschile.

Il valore della serata per il pubblico americano era evidente anche nel traguardo che Shelton inseguiva: sarebbe stato il primo campione statunitense in uno Slam dal 2003 e il primo giocatore nero a vincere il titolo maschile allo US Open dai tempi di Arthur Ashe, nel 1968. La finale ha mostrato il sostegno che un’occasione del genere può generare nel principale torneo casalingo, ma anche il margine ancora esistente quando il livello dell’avversario sale nei momenti decisivi.

Per l’industria del tennis statunitense, la differenza non è soltanto statistica. Un finalista in grado di entrare stabilmente nelle prime posizioni mondiali può aumentare continuità d’interesse, attenzione mediatica e capacità di attrarre pubblico per l’intera stagione, non solo nelle due settimane di New York. Ma la distanza tra una finale giocata e uno Slam vinto resta la misura che determina il racconto di lungo periodo. Shelton ha fatto un passo importante; Zverev gli ha negato quello decisivo.

Il campione incassa anche 5,5 milioni di dollari, la stessa cifra assegnata a Elena Rybakina nel singolare femminile e il premio più alto nella storia dei tornei del Grande Slam. È un dato che fotografa la scala economica raggiunta dallo US Open e il valore del suo ultimo weekend. Sul campo, tuttavia, la cifra più significativa resta un’altra: due major nello stesso anno. Dopo Parigi e New York, Zverev non è più soltanto uno dei giocatori di vertice chiamati a inseguire i grandi appuntamenti; è uno dei pochi che nel 2026 è riuscito davvero a conquistarli.

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