Ad Arona un edificio nato per una funzione pubblica ormai superata torna a entrare nella vita della città con un ruolo diverso. Sabato 26 settembre aprirà il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Fanny Usellini” – Polo di Inclusione Sociale, realizzato negli spazi dell’ex Macello comunale di via Trieste 10. L’intervento consegna alla cittadina affacciata sul Lago Maggiore un complesso dedicato alla conservazione e all’esposizione d’arte, ma anche alle attività culturali, formative e sociali.
La novità non consiste soltanto nell’apertura di una nuova sede museale. Il progetto riporta in uso un’area rimasta inutilizzata e lega la sua sostenibilità culturale a un patrimonio già presente: la donazione di 556 tra dipinti e sculture della famiglia Sansone-Usellini. Per Arona, città con una forte identità storica e turistica, l’operazione introduce un’infrastruttura culturale permanente che può ampliare i motivi di frequentazione del centro oltre la stagionalità e l’offerta legata al lago.
Un complesso dismesso restituito alla città
Gli edifici dell’ex Macello risalgono all’inizio del Novecento. Come accade a molte strutture produttive o di servizio costruite nelle città italiane prima della trasformazione delle reti commerciali e igienico-sanitarie, avevano perso la loro destinazione originaria ed erano rimasti a lungo senza uso. Il recupero avviato nel 2019 riguarda circa 1.770 metri quadrati, considerando gli edifici e il cortile esterno.
La riqualificazione è costata complessivamente 2,19 milioni di euro. Circa due terzi delle risorse arrivano da finanziamenti esterni, con il contributo di Fondazione Cariplo e Regione Piemonte; la quota restante è stata sostenuta dal Comune di Arona. È un dato rilevante perché chiarisce la natura dell’operazione: non un allestimento temporaneo in uno spazio già pronto, ma un investimento sul patrimonio edilizio pubblico, costruito attraverso una combinazione di fondi locali e sovralocali.
La destinazione museale attribuisce al sito una funzione continuativa. Gli spazi dovranno custodire ed esporre le opere, ma il Polo di Inclusione Sociale è stato pensato anche per ospitare iniziative culturali e percorsi formativi. Il programma dettagliato delle attività successive all’apertura non è stato ancora reso noto; ciò che emerge, però, è la volontà di evitare un edificio accessibile soltanto in occasione delle mostre e di farne un luogo con una presenza più regolare nel tessuto urbano.
La collezione che dà identità al museo
Il nucleo del nuovo istituto è la raccolta donata dalla famiglia Sansone-Usellini. Il passaggio formale al Comune è avvenuto il 13 luglio presso lo Studio Notarile De Marchi di Milano, quando il sindaco Alberto Gusmeroli ha ricevuto 556 opere fra pittura e scultura. Il valore complessivo dichiarato supera il milione di euro.
Il museo porta il nome di Fanny Usellini Sansone, nata a Milano nel 1939 e scomparsa nel 2018. Era figlia di Gianfilippo Usellini, pittore e docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, e di Rosalia Buratti; fu inoltre moglie dello storico e critico d’arte Luigi Sansone. La sua storia personale costituisce il raccordo tra la collezione e Arona: qui Fanny Usellini trascorse una parte importante della propria vita, in un ambiente segnato dalle relazioni del padre e del marito con artisti, critici, storici dell’arte, editori e scrittori.
La donazione consente quindi di partire da un patrimonio con una provenienza riconoscibile, anziché costruire da zero una raccolta pubblica eterogenea. Per un museo di nuova apertura è una condizione importante: dà un’origine precisa all’istituzione, offre un primo asse di ricerca e lega il percorso espositivo alla storia culturale locale senza ridurlo a una celebrazione municipale. La presenza di dipinti e sculture permette inoltre di impostare un programma che affronti più linguaggi dell’arte moderna e contemporanea.
Non sono ancora disponibili informazioni complete sulla selezione che sarà visibile all’inaugurazione, sulle rotazioni delle opere o sull’eventuale presenza di depositi e prestiti. Sono aspetti che conteranno molto nella fase operativa: una collezione di queste dimensioni richiede infatti condizioni di conservazione, catalogazione, mediazione e accessibilità adeguate. L’apertura rappresenta dunque l’avvio di un percorso istituzionale, non il suo punto d’arrivo.
Il valore urbano di un museo fuori dai grandi poli
La trasformazione dell’ex Macello si inserisce in una tendenza ormai diffusa: riutilizzare edifici dismessi per ospitare funzioni culturali capaci di generare presenza quotidiana, lavoro professionale e occasioni di incontro. Nei centri di dimensione media, tuttavia, la sfida è più ampia della qualità del progetto architettonico. Un nuovo spazio deve riuscire a dialogare con residenti, scuole, associazioni e visitatori, mantenendo nel tempo orari, servizi e attività coerenti con la missione dichiarata.
Arona parte da una posizione particolare. La sua collocazione sulla sponda meridionale del Lago Maggiore le garantisce notorietà e flussi legati al turismo, mentre il patrimonio storico cittadino comprende anche il rapporto con la famiglia Borromeo. Il Museo Fanny Usellini può aggiungere una ragione di visita legata al Novecento e al contemporaneo, in un luogo non concepito come attrazione isolata ma come parte della città. Il cortile e gli edifici recuperati possono contribuire a ricucire un’area precedentemente priva di funzione, purché la programmazione ne assicuri una frequentazione reale.
Il richiamo all’inclusione sociale va letto proprio in questa prospettiva. Non bastano un nome o una destinazione d’uso per rendere inclusivo un presidio culturale: serviranno attività accessibili, continuità nei rapporti con il territorio e strumenti capaci di avvicinare pubblici che non frequentano abitualmente i musei. Il progetto, per ora, definisce un perimetro e mette a disposizione uno spazio. La sua efficacia si misurerà nel modo in cui quelle possibilità verranno tradotte in pratiche.
Dal taglio del nastro alla gestione
Il 26 settembre sarà il primo momento pubblico per verificare il risultato della riqualificazione e l’impostazione del museo. L’apertura porta a compimento un iter iniziato sette anni prima e dà una sede stabile alla raccolta Sansone-Usellini. Ma per il Comune il lavoro proseguirà nella gestione: un museo appena nato deve definire calendario, competenze, manutenzione, comunicazione e relazioni con il sistema culturale piemontese e lombardo, particolarmente vicino nel caso di Arona.
La disponibilità di un patrimonio donato e di un edificio pubblico recuperato riduce due degli ostacoli più frequenti alla nascita di nuovi musei, cioè l’assenza di collezione e l’assenza di sede. Resta centrale la capacità di rendere durevole il progetto. Se il Polo saprà usare le opere come base per mostre, didattica e iniziative aperte alla comunità, l’ex Macello potrà assumere un ruolo più ampio di quello di contenitore espositivo. È questa la conseguenza urbana più concreta dell’intervento: trasformare un vuoto ereditato dal passato in un luogo pubblico con una funzione culturale riconoscibile.




