La vittoria dell’Alternative für Deutschland (AfD) nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt ha prodotto un effetto che va oltre i confini della politica tedesca. Il partito è arrivato a pochi seggi dalla possibilità di guidare quello che sarebbe il primo governo regionale dell’estrema destra in Germania dalla fine della seconda guerra mondiale. A trasformare il risultato in un caso internazionale è stato anche Elon Musk, che ha celebrato apertamente l’esito su X e ha riacceso l’attenzione sui suoi rapporti con l’AfD.
Nei giorni successivi al voto, il proprietario di X e amministratore delegato di Tesla e SpaceX ha pubblicato almeno una dozzina di messaggi relativi al partito. Tra questi, un “Gut gemacht!”, rivolto alla leader dell’AfD Alice Weidel: un’espressione tedesca equivalente a “ben fatto”. Non si è trattato quindi di un commento isolato, ma di una sequenza di interventi che ha accompagnato e amplificato la vittoria elettorale davanti a un pubblico globale.
Dall’altra parte, il sostegno è stato accolto con favore. Ulrich Siegmund, esponente dell’AfD in Sassonia-Anhalt, ha ringraziato Musk e lo ha definito un “visionario”. Siegmund sostiene che le scuole tedesche dovrebbero dedicare meno attenzione alla responsabilità del Paese nella seconda guerra mondiale; tra i suoi collaboratori figurano inoltre quattro ex membri di un’organizzazione giovanile neonazista vietata. Sono elementi che rendono politicamente rilevante la scelta di Musk di associarsi alla vittoria locale senza sfumature o cautele pubbliche.
Un rapporto costruito prima del voto
Il legame tra Musk e l’AfD non nasce con l’elezione in Sassonia-Anhalt. Si inserisce in un percorso più lungo, parallelo allo spostamento a destra delle posizioni espresse dal miliardario su immigrazione, razza e istituzioni democratiche. X è diventata il luogo nel quale questi temi vengono riproposti con continuità, spesso attraverso post personali del suo proprietario, con una capacità di circolazione che un normale sostenitore o una singola struttura politica non possiedono.
Alla fine del 2024 Musk aveva già firmato un intervento per Die Welt a sostegno dell’AfD. In quel testo descriveva la Germania come vicina al collasso economico e culturale e indicava il partito come l’unica risposta possibile, respingendo l’idea che fosse una formazione estremista. L’intervento aveva spostato su un piano esplicito una relazione fino ad allora alimentata soprattutto da interazioni online, rilanci e messaggi sulla piattaforma.
Un altro snodo è stato il contatto con Naomi Seibt, attivista tedesca nota per posizioni scettiche sulla crisi climatica e contrarie all’immigrazione. Seibt ha raccontato di essere stata contattata direttamente da Musk dopo alcuni suoi post su X e di aver promosso l’AfD nelle conversazioni con lui. Il dato importante non è soltanto la preferenza politica del proprietario della piattaforma, ma il modo in cui relazioni personali, visibilità algoritmica e dibattito elettorale possono sovrapporsi nello stesso spazio digitale.
La Sassonia-Anhalt offre ora una prova concreta di quanto questa dinamica possa pesare nel racconto pubblico di una campagna. Un endorsement di Musk non determina da solo il comportamento degli elettori e non sarebbe corretto attribuirgli il risultato dell’AfD. Le ragioni di un voto regionale comprendono problemi locali, consenso sedimentato, organizzazione territoriale e la capacità di intercettare malcontento. Ma il sostegno di una delle persone più seguite al mondo può contribuire a normalizzare una forza politica, proiettarla fuori dal contesto nazionale e rendere più pervasivi i suoi messaggi.
X come infrastruttura di mobilitazione
Il caso tedesco va letto anche alla luce del ruolo assunto da Musk nella politica internazionale dal 2024. Nello stesso periodo ha finanziato con oltre 100 milioni di dollari la campagna per la rielezione di Donald Trump negli Stati Uniti e ha stretto rapporti pubblici con leader e attivisti accomunati da una linea dura sull’immigrazione e da ostilità verso vincoli e istituzioni democratiche.
È apparso sul palco con il presidente argentino Javier Milei, ha consegnato un premio alla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e ha attaccato giudici italiani dopo decisioni sui diritti dei migranti. Nel Regno Unito è intervenuto in streaming a una manifestazione dell’attivista anti-islam Tommy Robinson, sostenendo che l’immigrazione stesse portando alla “distruzione della Gran Bretagna”. Sono iniziative diverse per formato e interlocutori, ma accomunate da un tratto: Musk usa la propria notorietà, il suo account e il controllo della piattaforma per entrare direttamente in contese politiche nazionali.
Per X questo genera un problema che non riguarda soltanto la libertà di espressione del suo proprietario. Le grandi piattaforme sono ormai infrastrutture attraverso cui passano informazione, campagne, commenti in tempo reale e costruzione della reputazione pubblica. Quando chi possiede una di queste infrastrutture interviene sistematicamente a favore di una parte politica, il confine tra piazza digitale e attore della campagna diventa molto più difficile da distinguere.
Non serve ipotizzare un controllo totale del dibattito per riconoscere l’asimmetria. Musk dispone di un megafono personale enorme, può orientare l’attenzione verso singoli esponenti e temi, e beneficia della centralità di X nella conversazione mediatica. I messaggi vengono poi ripresi da giornali, televisioni, account militanti e avversari politici, moltiplicandone l’impatto ben oltre gli utenti che li vedono direttamente sulla piattaforma.
La posta in gioco per la Germania e per l’Europa
La prospettiva di un governo regionale dell’AfD rende questo meccanismo più delicato. In Germania il rapporto con l’estrema destra resta segnato dalla storia del Novecento e da un sistema politico che, per decenni, ha considerato l’isolamento di quelle forze una delle proprie linee di difesa. Un risultato che porta l’AfD vicino alla guida di un Land modifica il quadro: la questione non è più limitata alla protesta elettorale o alla presenza parlamentare, ma riguarda la possibilità di esercitare direttamente potere esecutivo.
Per l’AfD, l’appoggio di Musk offre una legittimazione internazionale utile anche sul piano comunicativo. Per Musk, l’AfD rappresenta invece un interlocutore coerente con le posizioni che promuove su immigrazione, identità nazionale e ruolo delle istituzioni. È una relazione vantaggiosa per entrambi: il partito ottiene attenzione globale e un alleato di eccezionale visibilità; il miliardario trova una forza politica europea che riflette, almeno in parte, la sua agenda pubblica.
Resta però un limite sostanziale nell’idea di ridurre il successo dell’AfD alla sua amplificazione online. La piattaforma è un acceleratore, non una spiegazione completa del voto. Le campagne digitali funzionano soprattutto quando incontrano insicurezze già presenti nella società, conflitti politici irrisolti e organizzazioni capaci di tradurre la visibilità in consenso sul territorio. L’episodio di Sassonia-Anhalt mostra piuttosto quanto sia diventato corto il percorso fra un messaggio pubblicato da un imprenditore statunitense e la sua rilevanza in un’elezione europea.
Il prossimo passaggio sarà osservare se il sostegno pubblico di Musk resterà confinato alla celebrazione del risultato o si tradurrà in un coinvolgimento più continuativo nelle vicende politiche tedesche. Intanto, il caso porta nuovamente al centro una domanda regolatoria e democratica: quali strumenti hanno i Paesi europei quando le loro campagne elettorali vengono influenzate, nei toni e nella distribuzione dell’attenzione, dai proprietari di piattaforme transnazionali?




