Ava DuVernay torna al documentario con 14th, un film che mette al centro il XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e il conflitto contemporaneo attorno ai principi che tutela: cittadinanza per nascita, giusto processo, uguale protezione davanti alla legge. Il progetto chiuderà il New York Film Festival e sarà disponibile su Netflix dal 9 dicembre, in una fase politica segnata dall’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato.
Il titolo richiama direttamente il precedente 13th, realizzato dalla regista dieci anni fa. Se quel documentario si concentrava sul XIII Emendamento e sulla sua eredità nel sistema carcerario e penale americano, il nuovo lavoro si sposta su una norma costituzionale nata nel dopoguerra civile e oggi tornata al centro di un dibattito che riguarda immigrazione, identità nazionale e tenuta delle istituzioni.
DuVernay non tratta quindi il XIV Emendamento come un reperto della storia giuridica. Lo usa come lente per leggere la disputa su chi possa essere riconosciuto come americano e sulle garanzie che devono accompagnare tale appartenenza. Nel film, il principio della cittadinanza per nascita è affiancato alle tutele del due process e dell’equal protection, oltre alla disposizione che limita l’accesso alle massime cariche per chi abbia preso parte a un’insurrezione.
Un film costruito attorno a una battaglia costituzionale
La genesi di 14th è legata all’intensificarsi degli attacchi politici contro la cittadinanza per nascita. DuVernay e il montatore-produttore Spencer Averick, già collaboratori su 13th, hanno raccontato a Variety che l’idea non nacque con l’obiettivo di realizzare un seguito. La crescente concretezza di quelle posizioni, però, li ha spinti a indagare il testo costituzionale e il suo percorso storico.
Per Averick, il nodo narrativo è la contestazione del XIV Emendamento fin dalle sue origini. Dopo la guerra civile, la ricostruzione istituzionale degli Stati Uniti passò anche da una serie di emendamenti che promettevano un nuovo assetto di diritti. Quella promessa, secondo l’impianto del documentario, incontrò subito opposizioni violente, legislative e culturali. Il riferimento alla narrazione della “Lost Cause”, la rilettura revisionista che ha cercato di normalizzare la causa confederata, serve a seguire la persistenza di quelle resistenze nel tempo.
Il film non affida la sua tesi a una sola voce. Tra gli intervistati figurano Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, e Anna Paulina Luna, deputata repubblicana della Florida; partecipano inoltre le giuriste Sherrilyn Ifill e Robert Chang, Stacey Abrams, lo storico e commentatore Donald T. Critchlow, Hasan Piker e Van Lathan Jr. La presenza di esponenti con ruoli e provenienze diverse segnala l’ambizione di affrontare il tema come campo di scontro politico e culturale, non esclusivamente come materia per specialisti del diritto.
Il precedente di “13th” e il momento della distribuzione
Il confronto con 13th è inevitabile. Quel film uscì poche settimane prima dell’elezione di Donald Trump al suo primo mandato e divenne uno dei titoli più discussi della stagione documentaria, anche per la sua capacità di connettere storia, razzismo strutturale e politiche di incarcerazione. Dieci anni dopo, DuVernay torna a un emendamento della Costituzione in un clima che la regista descrive come segnato da pressioni crescenti sulla democrazia americana.
Nelle sue dichiarazioni, DuVernay ha insistito sulla trasformazione avvenuta nell’ultimo decennio: il dibattito sull’essere americani, osserva, è stato investito da forze che intendono ridefinirne i criteri. L’affermazione di Van Lathan Jr. richiamata dalla regista è il cuore concettuale dell’opera: se nascita sul territorio e naturalizzazione non fossero sufficienti a definire l’appartenenza nazionale, quale altro criterio potrebbe sostituirli?
È una scelta che colloca 14th in una precisa tradizione del documentario politico statunitense: non la cronaca di un singolo caso, ma un’opera che parte da un testo fondativo per osservare come esso venga interpretato, limitato o contestato nella vita pubblica. Il calendario rende questa operazione particolarmente esposta. Arrivare in streaming a ridosso delle elezioni di metà mandato significa entrare in una conversazione già polarizzata, nella quale i temi dell’immigrazione e dei diritti costituzionali sono strumenti centrali della competizione elettorale.
Per Netflix il documentario politico resta un investimento editoriale
La distribuzione globale di Netflix amplia il possibile raggio del film oltre il pubblico dei festival e delle sale d’essai. La piattaforma non presenta soltanto un nuovo titolo firmato da un’autrice riconoscibile: mette in catalogo un’opera legata alla storia costituzionale degli Stati Uniti, programmata in un momento in cui la politica americana produce attenzione internazionale e forti reazioni interne.
Per l’industria audiovisiva, il caso conferma il valore strategico dei documentari d’autore che sanno coniugare urgenza del presente e solidità archivistica o argomentativa. Il loro percorso non dipende soltanto dalla corsa ai premi: possono diventare oggetti di discussione pubblica, alimentare dibattiti nelle scuole e nei media, e offrire alle piattaforme titoli capaci di vivere più a lungo della finestra di lancio.
Naturalmente, un film di questo tipo entra anche in un terreno dove la ricezione sarà inevitabilmente divisa. 14th affronta disposizioni costituzionali la cui applicazione è materia di conflitto politico e giuridico, e lo fa attraverso una prospettiva dichiaratamente preoccupata per gli sviluppi degli ultimi anni. Non punta dunque a una neutralità astratta: DuVernay e Averick costruiscono un argomento, selezionano testimoni e ricostruiscono una linea storica per sostenere che alcune garanzie fondamentali siano sottoposte a una pressione eccezionale.
Questa è anche la ragione per cui il film conta nel percorso della regista. Dopo Origin, DuVernay rientra nel formato documentario riportando l’attenzione su una delle questioni più sensibili del presente americano: non soltanto quali diritti siano scritti nella Costituzione, ma chi possa effettivamente rivendicarli. Dal 9 dicembre, Netflix offrirà al pubblico un’opera pensata per far discutere proprio quella distanza fra principi fondativi e realtà politica.




