Per anni gli auricolari cablati sono sembrati un accessorio destinato a sparire. La progressiva uscita del jack da 3,5 mm dagli smartphone, accelerata dalla scelta di Apple sull’iPhone 7 nel 2016, ha trasformato gli auricolari Bluetooth nella soluzione più comune per l’ascolto in mobilità. Eppure il filo non è scomparso: dopo cinque anni di calo, le vendite della categoria sono tornate a crescere nel 2026. Bose prova ora a intercettare questo ritorno con i Noise Cancelling Wired Earbuds, un modello da 99 dollari che usa USB-C e integra la cancellazione attiva del rumore.

La novità non sta nell’idea di un auricolare con cavo, tutt’altro che rivoluzionaria, ma nel modo in cui Bose affronta uno dei limiti storici di questo formato. Il connettore analogico da 3,5 mm trasporta il segnale audio, ma non fornisce l’energia necessaria per alimentare in modo diretto un sistema di ANC. Per questo gran parte degli auricolari cablati, inclusi molti prodotti dedicati agli appassionati di ascolto, deve affidarsi al semplice isolamento fisico garantito dai gommini.

USB-C cambia l’equazione: la porta può veicolare sia l’audio sia la piccola quantità di energia richiesta dall’elettronica degli auricolari. Nei nuovi Bose il rumore viene quindi gestito attivamente senza il modulo batteria esterno che caratterizzava QuietComfort 20, il precedente auricolare cablato con ANC dell’azienda, arrivato nel 2013. È un dettaglio tecnico che incide soprattutto sull’uso quotidiano: meno componenti lungo il cavo, nessun elemento supplementare da ricaricare e un collegamento diretto con i dispositivi USB-C.

Un ritorno che parla anche al mercato

Il rilancio del cablato non è soltanto una questione di nostalgia. Una parte della nuova attenzione arriva dai più giovani, che hanno trasformato gli auricolari con filo in un oggetto visibile e riconoscibile, al pari di altri formati fisici riscoperti negli ultimi anni, dai lettori di cassette al vinile. Le apparizioni di celebrità con auricolari cablati e persino account social dedicati a tracciare la tendenza hanno contribuito a renderli nuovamente familiari nello spazio pubblico.

Ma l’estetica da sola non spiega la persistenza del formato. Un paio di auricolari con cavo non ha una piccola batteria interna destinata a perdere capacità con il tempo, problema inevitabile nei true wireless. Non richiede di essere ricaricato prima di uscire e, soprattutto, è meno facile da smarrire: i due elementi restano collegati tra loro e al dispositivo. Sono vantaggi ordinari, ma diventano rilevanti per chi vuole un accessorio prevedibile per viaggio, lavoro o studio, senza dover controllare ogni giorno l’autonomia della custodia.

Bose sceglie però di non presentare un prodotto retro. Il collegamento è USB-C, non il jack analogico che ha definito gli auricolari per decenni, e il progetto incorpora funzioni che molti utenti associano ai modelli wireless moderni. Il risultato è un prodotto collocato tra due abitudini: conserva la continuità d’uso del cavo, ma dipende dalla porta ormai presente sulla maggior parte dei telefoni, dei tablet e dei computer recenti.

Cosa offre il modello Bose

I Noise Cancelling Wired Earbuds arrivano a 99 dollari. Nella prova pubblicata da The Verge sono stati giudicati semplici da usare, confortevoli e stabili nell’orecchio, con supporto all’audio ad alta risoluzione. Il loro elemento distintivo resta comunque l’ANC: gli auricolari cablati USB-C che lo offrono sono ancora pochi, mentre sul mercato sono molto più diffusi i prodotti che puntano esclusivamente sull’isolamento passivo.

La differenza va chiarita. L’isolamento passivo dipende dalla forma degli auricolari e dalla tenuta dei terminali nell’orecchio: attenua i suoni esterni creando una barriera fisica. La cancellazione attiva usa invece microfoni e processamento elettronico per contrastare parte dei rumori ambientali. Non sono tecnologie alternative in senso assoluto, perché un buon inserimento nell’orecchio resta utile anche con l’ANC attivo, ma la presenza del sistema Bose rende questi auricolari più adatti a chi cerca una riduzione dei rumori continui durante gli spostamenti senza passare a un modello Bluetooth.

Il collegamento diretto porta con sé anche un confine preciso. Questi auricolari non sono la risposta per chi possiede un telefono privo di USB-C e vuole utilizzare il vecchio jack analogico: la compatibilità ruota intorno alla porta digitale. Allo stesso modo, la scelta del filo richiede di accettare un cavo tra utente e dispositivo, con l’ingombro e i possibili impigliamenti che il wireless ha reso meno frequenti. Bose non elimina quel compromesso; lo considera parte di un pacchetto in cui affidabilità e semplicità contano più della libertà di movimento.

I limiti emersi nell’uso

La recensione segnala due punti deboli da tenere presenti. Il primo riguarda le chiamate: la qualità vocale non viene indicata come un punto di forza. Il secondo è il rumore del vento, che può risultare fastidioso. Per un prodotto progettato anche attorno a microfoni e cancellazione attiva, sono aspetti importanti: chi passa molto tempo in telefonate all’aperto non dovrebbe leggere la presenza dell’ANC come una garanzia di conversazioni limpide in qualsiasi condizione.

C’è poi un limite più ampio, comune a tutta la categoria. Il successo degli auricolari wireless non dipende soltanto dall’assenza di cavi, ma dalla possibilità di lasciare il telefono in tasca o lontano dalla postazione senza vincoli fisici. Un modello USB-C cablato recupera praticità sul fronte dell’alimentazione, ma non replica questa libertà. La scelta ha quindi senso per un pubblico specifico: chi privilegia un collegamento sempre pronto, chi non vuole preoccuparsi della batteria o chi desidera ANC e ascolto cablato nello stesso accessorio.

Il prezzo di 99 dollari colloca l’offerta Bose lontano dagli auricolari cablati più economici, ma molto sotto diverse proposte wireless premium con cancellazione attiva. Non è detto che il ritorno del filo sposti il mercato di massa, dominato dai true wireless, né che il fattore moda si traduca in un’abitudine duratura. Segnala però che la transizione al Bluetooth non ha cancellato tutte le esigenze a cui il cavo rispondeva bene.

Per Bose il lancio vale anche come ritorno a un territorio abbandonato da oltre un decennio. QuietComfort 20 risolveva il problema dell’alimentazione dell’ANC con una batteria ricaricabile integrata nel cavo; i nuovi Noise Cancelling Wired Earbuds sfruttano invece l’evoluzione delle porte dei dispositivi. La tecnologia non riporta indietro l’orologio: aggiorna un formato vecchio alle connessioni attuali. Se altri produttori seguiranno questa strada, l’auricolare cablato potrebbe ritagliarsi di nuovo uno spazio non come alternativa economica al wireless, ma come scelta funzionale per chi vuole meno ricariche e più continuità d’ascolto.

Fonti