Il sole tramonta e il vento cambia, ma le maree possono essere previste con anni di anticipo. È questo il vantaggio teorico che rende l’energia mareomotrice così affascinante e, allo stesso tempo, frustrante: possiede una regolarità che altre rinnovabili non hanno, ma installare e mantenere turbine in mare è difficile e costoso. Caudal Energy, spinout britannica, ha raccolto 4,3 milioni di sterline per provare ad allargare il numero di luoghi nei quali questa equazione può funzionare.
Il seed, sostenuto da Oxford Innovation Finance e investitori privati, finanzierà prove in mare e la preparazione alla commercializzazione. L’obiettivo dichiarato è dimostrare che la tecnologia può produrre energia in modo competitivo anche in località con caratteristiche di corrente meno estreme rispetto ai siti tipicamente scelti dall’industria tidal.
La prevedibilità è una forma di valore
Una rete elettrica con grandi quantità di solare ed eolico deve gestire variazioni nella produzione. Batterie, interconnessioni e domanda flessibile possono compensarle, ma una fonte rinnovabile prevedibile aggiunge un tipo diverso di stabilità.
Le maree dipendono da dinamiche astronomiche note. Non significa che l’output sia costante, ma che gli operatori possono conoscere con grande anticipo quando aumenterà e quando diminuirà.
Il problema è il mare
L’acqua è molto più densa dell’aria e può trasferire molta energia a una turbina, ma esercita anche forze enormi sulle strutture. Corrosione, biofouling, installazione sottomarina e manutenzione rendono ogni intervento più difficile di un’operazione equivalente sulla terraferma.
Per questo il costo del tidal non dipende soltanto dall’efficienza del rotore. Contano fondazioni, accesso, affidabilità e quantità di energia prodotta durante l’intera vita dell’impianto.
Più siti significano una filiera più grande
Le tecnologie mareomotrici tradizionali tendono a concentrarsi in aree con correnti molto forti. Se Caudal riuscisse a lavorare economicamente in condizioni meno estreme, la dimensione del mercato potenziale aumenterebbe e con essa la possibilità di standardizzare componenti e abbassare i costi.
È un passaggio già visto nell’eolico: l’industrializzazione nasce quando una tecnologia smette di essere un progetto speciale e diventa una piattaforma replicabile.
Non deve battere il solare ovunque
Una nuova fonte energetica viene spesso giudicata confrontando il suo costo puro con quello del fotovoltaico più economico. Ma un sistema elettrico non compra soltanto kilowattora indistinguibili: deve produrre energia in ore e luoghi diversi, garantire capacità e gestire la rete.
Il valore della marea può quindi essere maggiore in sistemi insulari, coste con buone risorse o reti che hanno bisogno di una produzione rinnovabile altamente prevedibile.
La prova in mare vale più di cento simulazioni
Caudal è ancora nella fase in cui deve dimostrare le proprie ambizioni su scala reale. Il nuovo capitale servirà precisamente a questo. Nel deeptech energetico il passaggio dal modello al prototipo e dal prototipo all’ambiente operativo elimina molte tecnologie che funzionano bene soltanto sulla carta.
Se i test confermeranno prestazioni e affidabilità, la società potrà iniziare a rispondere alla domanda decisiva: non se sia possibile estrarre energia dalle maree, cosa nota da tempo, ma se sia possibile farlo abbastanza semplicemente da costruire un’industria. In una rete dominata da fonti variabili, la prevedibilità potrebbe finalmente avere un prezzo.




