Epic Games ha avviato la preview di una nuova versione del suo launcher per PC, l’applicazione attraverso cui si accede a Epic Games Store, alla libreria e ai servizi collegati ai giochi dell’azienda. Il cambiamento più visibile riguarda prestazioni e interfaccia, ma l’elemento che sta attirando maggiore attenzione è il processo con cui il software è stato realizzato: Epic lo definisce apertamente un progetto di vibe coding, cioè sviluppato facendo ricorso a strumenti di intelligenza artificiale per produrre e rielaborare codice.
La preview promette un avvio più rapido, una risposta più immediata ai comandi e un design rinnovato. Per la prima volta, inoltre, il launcher viene proposto con supporto per Linux. Epic sostiene che l’app si avvii il 46% più velocemente di Steam, un confronto che va letto come un dato fornito dalla stessa società e che non basta, da solo, a stabilire quale client offra l’esperienza migliore nell’uso quotidiano. Il tempo di avvio è soltanto una parte della qualità di un launcher: incidono anche affidabilità, consumi, download, integrazione delle funzioni sociali e compatibilità con i singoli titoli.
Un test pubblico, non ancora la versione per tutti
Il nuovo Epic Games Launcher è disponibile in anteprima, quindi non rappresenta ancora il client destinato alla distribuzione generale. Epic stessa invita alla cautela e segnala che, in questa fase, la preview non è consigliata a chi gioca in contesti competitivi. È un’indicazione rilevante per un’app che non serve soltanto a comprare e avviare videogiochi: per molti utenti il launcher gestisce installazioni, aggiornamenti, accesso ai servizi online e procedure che devono funzionare senza attriti proprio quando si entra in partita.
La compatibilità con Linux è probabilmente l’altra novità concreta più importante. Sul PC, Steam ha costruito negli anni una posizione particolarmente solida anche grazie al lavoro fatto sull’ecosistema Linux e su Steam Deck. L’arrivo ufficiale del launcher Epic su questo sistema operativo non azzera quel divario, né implica automaticamente che ogni gioco del catalogo sia utilizzabile senza limitazioni. Rappresenta però un ampliamento della piattaforma: per gli utenti Linux significa poter provare il client nativo, mentre per Epic apre un canale che finora non era coperto nello stesso modo.
La società non ha presentato l’aggiornamento come una semplice riscrittura tecnica. Il messaggio è più ampio: la nuova app viene usata come esempio della direzione che Epic vuole seguire nello sviluppo software. In un post ufficiale l’azienda ha sintetizzato l’operazione con una formula volutamente provocatoria, spiegando che programmare è difficile e che, per questo, il team ha “vibe coded” il nuovo launcher.
Cosa intende Epic per “vibe coded”
L’espressione non descrive un software costruito senza sviluppatori. Nel dibattito tecnologico, vibe coding viene impiegato per indicare un approccio in cui istruzioni in linguaggio naturale, agenti e assistenti di programmazione generano porzioni di codice, propongono modifiche e aiutano a iterare rapidamente sul prodotto. Il rischio della formula è far immaginare un processo automatico e senza controllo; le spiegazioni fornite da Epic delineano invece un impiego dell’AI come strumento all’interno di un lavoro guidato dal team.
Martin Keely, vicepresidente e general manager di Epic Games Store ed Epic Online Services, ha spiegato che l’AI è stata utile sia nei test sia nel riprodurre le funzioni essenziali del launcher precedente. Secondo Keely, gli agenti hanno scritto e revisionato il codice, ma il gruppo di sviluppo ha gestito il processo e supervisionato il risultato. È una distinzione sostanziale: l’automazione può accelerare la realizzazione di componenti e controlli ripetitivi, ma resta necessario valutare requisiti, qualità, sicurezza, regressioni e comportamento dell’app in scenari reali.
Il nuovo launcher è stato sviluppato per gran parte dell’anno e non nasce, quindi, come una reazione immediata agli ultimi annunci aziendali sull’AI. Tuttavia ne incarna la stessa impostazione. Epic ritiene che questi strumenti possano rendere più rapida la migrazione di prodotti esistenti, sostenere i test e consentire di raggiungere piattaforme aggiuntive, come Linux, con meno lavoro manuale su attività ripetitive.
La mossa si inserisce nella strategia di Tim Sweeney
La presentazione del client arriva mentre Epic sta accelerando pubblicamente sull’intelligenza artificiale. Il CEO Tim Sweeney ha parlato di una vasta riorganizzazione interna per orientare maggiormente i team verso lo sviluppo assistito dall’AI. L’obiettivo dichiarato non è mantenere la stessa produzione con un numero inferiore di persone, bensì permettere ai dipendenti di costruire più prodotti e prodotti migliori, estendendo poi questi vantaggi ai team che lavorano con Unreal.
È una promessa che avrà bisogno di risultati misurabili. Nel software di consumo, soprattutto quando si parla di piattaforme usate da milioni di giocatori, la velocità di produzione ha valore soltanto se non porta con sé instabilità o perdita di controllo. Un launcher può sembrare un prodotto secondario rispetto a Fortnite o Unreal Engine, ma è in realtà un banco di prova piuttosto concreto: ha una base installata ampia, deve funzionare su configurazioni PC diversissime e conserva una serie di compiti che gli utenti tendono a notare solo quando smettono di funzionare.
La scelta di rendere esplicito l’uso dell’AI è altrettanto significativa. Molte aziende già usano assistenti di programmazione senza trasformare il processo in un elemento della comunicazione di prodotto. Epic, al contrario, sta collegando il rilascio del nuovo launcher alla propria trasformazione organizzativa. Ciò mette il progetto sotto osservazione: eventuali miglioramenti di velocità e supporto multipiattaforma diventeranno argomenti a favore dell’approccio, mentre bug, problemi di compatibilità o ritardi potrebbero alimentare lo scetticismo su quanto sia maturo il modello.
La sfida non è soltanto contro Steam
Il confronto con Steam è inevitabile, ma va oltre il dato sull’avvio. Valve dispone di un ecosistema molto più consolidato, di una libreria enorme, di funzioni mature e di una presenza rilevante su Linux. Epic ha invece cercato negli ultimi anni di rafforzare il proprio store attraverso esclusive, giochi gratuiti, strumenti per sviluppatori e integrazione con il suo insieme di servizi online. Un launcher più leggero e disponibile su più sistemi può ridurre una delle frizioni percepite dagli utenti, ma non risolve automaticamente le differenze tra le due piattaforme.
Per Epic, il vantaggio immediato potrebbe essere anche interno. Se il lavoro assistito dall’AI permette davvero di aggiornare un’applicazione complessa in meno tempo mantenendo un controllo umano sufficiente, lo stesso schema potrebbe essere applicato a strumenti, servizi e workflow dell’azienda. Keely ha però precisato che il team del launcher non ha adottato un modello privo di codice scritto manualmente. La narrativa del “l’AI fa tutto” non coincide dunque con quanto descritto dagli stessi responsabili del progetto.
Nei prossimi mesi conteranno soprattutto i riscontri della preview. Epic dovrà dimostrare che le prestazioni dichiarate restano tali su hardware e configurazioni differenti, che Linux riceve un supporto utile nella pratica e che l’app conserva la stabilità richiesta da chi usa lo store ogni giorno. Il nuovo launcher è una novità di prodotto, ma anche un test pubblico per la strategia AI di Epic: il suo esito dirà qualcosa di più concreto delle dichiarazioni sul ruolo che gli agenti di coding possono avere nello sviluppo di software destinato a milioni di persone.




