Federated Hermes vuole portare una parte della propria offerta di fondi su blockchain, ma con un’impostazione costruita attorno ai canali della finanza tradizionale. Il gestore patrimoniale con sede a Pittsburgh, che amministra 911 miliardi di dollari, prevede di lanciare le prime classi di quote tokenizzate nel 2027. Per farlo ha scelto Prometheum come partner per i servizi di brokeraggio, custodia e clearing regolamentati.

L’elemento rilevante non è soltanto l’uso di un registro distribuito per rappresentare quote di fondi. Nelle intenzioni delle società, questi strumenti dovrebbero poter arrivare a consulenti finanziari e clienti attraverso conti di intermediazione convenzionali. È un modello che prova a evitare la separazione, finora frequente, tra il mercato dei prodotti finanziari regolamentati e l’infrastruttura usata per gli asset digitali.

Federated Hermes ha già avuto prodotti portati onchain da soggetti terzi. Il passaggio programmato per il 2027 riguarda invece l’emissione diretta di classi di quote tokenizzate da parte del gestore. La differenza è sostanziale sul piano industriale: non si tratta di una rappresentazione digitale aggiunta a valle a un prodotto esistente da un operatore esterno, ma di un’iniziativa nella quale la casa di investimento intende presidiare l’emissione delle quote.

Tokenizzazione, ma nella filiera dei fondi

Nel dibattito sui mercati, la tokenizzazione viene spesso associata alla possibilità di frazionare asset, accelerare i trasferimenti e rendere più automatizzabili alcune attività operative. Nel caso di Federated Hermes, però, la notizia va letta anzitutto dalla prospettiva della distribuzione e del post-trading. Una quota onchain dovrà convivere con le procedure che consentono a intermediari, consulenti e investitori di detenerla e amministrarla all’interno dei rapporti già aperti con le piattaforme finanziarie.

Prometheum è chiamata a coprire proprio i passaggi che rendono praticabile questa integrazione: il brokeraggio per l’accesso al prodotto, la custodia per la detenzione e il clearing per il regolamento delle operazioni. Sono funzioni poco visibili al pubblico rispetto alla blockchain, ma decisive per trasformare una sperimentazione tecnologica in un canale utilizzabile da clientela e professionisti della distribuzione.

La scelta di un partner specializzato segnala anche il perimetro dell’operazione. Federated Hermes non sta annunciando che i propri fondi saranno scambiati liberamente su mercati crypto o che gli investitori dovranno usare portafogli digitali autonomi. Il progetto descritto punta invece a innestare classi di quote basate su blockchain nell’ambiente dei conti di intermediazione tradizionali, mantenendo al centro le strutture di custodia e regolamento.

Perché il nome di Federated Hermes pesa

Con 911 miliardi di dollari in gestione, Federated Hermes porta nel segmento della tokenizzazione un profilo diverso da quello di molte iniziative nate nel mondo crypto. Le dimensioni del gruppo non implicano che una quota rilevante di quel patrimonio verrà trasferita onchain: l’annuncio riguarda l’intenzione di avviare le prime classi tokenizzate, non un piano di conversione dell’intera gamma né importi destinati al progetto. Tuttavia, la partecipazione di un gestore di questa scala contribuisce a spostare il confronto dalla fattibilità teorica alle condizioni operative necessarie per distribuire strumenti finanziari digitalizzati.

Per un asset manager, la tecnologia conta nella misura in cui riduce frizioni o amplia le modalità di servizio senza complicare la conformità normativa, la rendicontazione e l’esperienza del distributore. Il possibile vantaggio non va quindi dato per acquisito. Dipenderà dalla capacità del nuovo formato di integrarsi con gli strumenti usati da banche, broker e consulenti, oltre che dai costi e dalle procedure richieste per gestire le quote.

La tokenizzazione dei fondi può inoltre separare due piani che spesso vengono sovrapposti. Da un lato c’è l’investimento sottostante, con le sue regole, la strategia e i rischi. Dall’altro c’è la forma con cui la partecipazione al fondo viene emessa e registrata. Una quota rappresentata su blockchain non modifica automaticamente la qualità o il rischio del portafoglio che il fondo detiene; può cambiare, semmai, l’infrastruttura attraverso cui quella partecipazione viene trattata.

Il test sarà l’adozione, non l’annuncio

La tabella di marcia indicata lascia ancora diversi aspetti da definire. Federated Hermes ha fissato l’obiettivo delle prime emissioni all’inizio del 2027, ma non ha reso pubblici i fondi coinvolti, il numero di classi di quote, le condizioni economiche, l’eventuale platea di investitori ammessi o la blockchain prescelta. Non sono dettagli secondari: stabiliranno se il progetto avrà una funzione circoscritta o potrà diventare un modello replicabile per altre linee di prodotto.

Resta poi da verificare la risposta degli intermediari. Per un consulente, il valore di una nuova classe di quote dipende dalla semplicità con cui può essere acquistata, custodita, riportata al cliente e inserita nei processi di controllo già esistenti. Se l’operatività resterà confinata a flussi separati o richiederà passaggi aggiuntivi, il vantaggio di una registrazione onchain potrebbe essere limitato. Se invece il prodotto sarà accessibile con procedure familiari nel conto titoli, la tokenizzazione avrà maggiori possibilità di uscire dalla nicchia degli operatori specializzati.

Questa è anche la ragione per cui custodia e clearing assumono un ruolo centrale nell’accordo con Prometheum. Nei mercati finanziari l’innovazione non si misura soltanto dal modo in cui nasce un titolo, ma dalla sicurezza con cui può essere detenuto, trasferito e regolato lungo tutta la filiera. L’adozione dipenderà dalla continuità di questi processi più che dall’etichetta tecnologica applicata alle quote.

Una tappa nella convergenza fra finanza tradizionale e registri digitali

L’iniziativa di Federated Hermes si inserisce nel tentativo più ampio dell’industria di usare infrastrutture blockchain per strumenti finanziari esistenti. L’interesse degli operatori tradizionali non nasce necessariamente dalla ricerca di una nuova asset class, ma dalla possibilità di modernizzare alcuni meccanismi di emissione, amministrazione e distribuzione. In questa prospettiva, la tokenizzazione viene trattata come un’evoluzione dell’infrastruttura di mercato, non come un’alternativa ai fondi regolamentati.

Il progetto presenta perciò un messaggio più concreto di molte iniziative concentrate sulla sola sperimentazione. Federated Hermes vuole emettere direttamente classi di quote, mentre Prometheum dovrebbe fornire il ponte operativo verso i conti di brokeraggio. La combinazione, se realizzata nei tempi previsti, metterà alla prova la capacità di far convivere quote onchain e sistemi di distribuzione finanziaria consolidati.

Per il momento si tratta di un piano con orizzonte 2027, non di un prodotto già disponibile. La prossima fase sarà capire quali fondi saranno selezionati e con quali condizioni di accesso. Da quelle scelte dipenderà la portata economica dell’operazione: un primo lancio circoscritto può servire a validare l’infrastruttura; un’estensione a più prodotti e distributori indicherebbe invece che la tokenizzazione sta iniziando a trovare spazio nei processi ordinari dell’asset management.

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