Per Jimmy Choo, il ritorno delle scarpe al centro del guardaroba è un segnale commerciale prima ancora che estetico. Nel secondo trimestre dell’esercizio di Capri Holdings, chiuso il 26 settembre, il marchio ha registrato ricavi per 146 milioni di dollari, in crescita dell’11,5% su base annua, e ha riportato il risultato operativo in territorio positivo: 2 milioni di dollari, contro una perdita operativa di 9 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente.
I numeri arrivano mentre Capri prova a ridefinire il perimetro e il peso dei suoi brand in un lusso che resta selettivo, ma nel quale le calzature formali e le silhouette più costruite stanno riconquistando spazio dopo una lunga stagione dominata da sneaker, comfort e abbigliamento rilassato. Per Jimmy Choo la lettura del gruppo è favorevole: il brand dispone di codici immediatamente riconoscibili nel dress footwear e può applicarli anche a proposte più quotidiane, senza abbandonare il proprio territorio originario.
John D. Idol, chairman e chief executive officer di Capri, ha indicato un andamento incoraggiante sia per Jimmy Choo sia per Michael Kors, collegandolo al lavoro svolto sul desiderabilità del marchio e sull’assortimento. Per Jimmy Choo, in particolare, il gruppo continua a considerare possibile una scala da circa 800 milioni di dollari. È una direzione strategica, non la previsione per l’esercizio in corso: la guidance comunicata da Capri per l’anno fiscale 2027 indica infatti 650 milioni di dollari di ricavi per il brand.
La crescita c’è, ma va letta al netto del calendario wholesale
Il dato trimestrale beneficia anche di 5 milioni di dollari di spedizioni wholesale arrivate prima del previsto e quindi contabilizzate nel secondo trimestre anziché nel terzo. Capri ha esplicitato l’effetto per evitare che l’accelerazione venga interpretata interamente come crescita della domanda finale. Per il terzo trimestre la società prevede ricavi Jimmy Choo per 175 milioni di dollari, cifra che riflette lo spostamento di quei 5 milioni fuori dal periodo successivo.
Resta però un miglioramento visibile nella qualità economica del business. L’utile lordo è salito a 104 milioni di dollari dai 92 milioni dell’anno precedente, mentre il margine lordo è passato dal 70,2% al 71,2%. In un settore dove sconti, costi distributivi e instabilità della domanda possono erodere rapidamente la redditività, un margine oltre il 70% segnala la capacità del marchio di difendere il valore del prodotto e il proprio posizionamento premium.
Idol ha riferito che le vendite al dettaglio hanno mantenuto un tono positivo, sostenute dalla risposta alle collezioni autunnali; nei department store nordamericani il gruppo ha rilevato incrementi a doppia cifra. Il canale è importante perché misura la tenuta del prodotto fuori dalle boutique monomarca e davanti a un cliente che può scegliere, nello stesso spazio, tra numerosi marchi del lusso. Non sostituisce il controllo garantito dalla vendita diretta, ma può diventare un termometro utile della rilevanza di una collezione.
Dalla scarpa da occasione a un guardaroba più ampio
La strategia di Jimmy Choo non punta semplicemente a vendere più sandali da sera. Capri sta lavorando per ampliare il raggio d’azione del marchio in due direzioni: accessori e calzature casual. L’obiettivo è intercettare più occasioni d’uso e rendere il rapporto con la cliente meno dipendente dai momenti cerimoniali, dalle feste o dalle stagioni più orientate agli eventi.
Nel casual footwear, il gruppo ha segnalato risultati positivi sia per i modelli più rilassati sia per quelli più eleganti. Tra le silhouette citate figurano la ballerina Margaux e il kitten heel Scarlett, due prodotti che incarnano bene la fase attuale: scarpe portabili durante il giorno, ma con un grado di finitura e di presenza visiva sufficiente a restare nel lessico del lusso. Nella categoria dress, la domanda per il sandalo Sacora continua invece a sostenere uno dei codici più consolidati della maison.
Questo doppio binario è rilevante perché evita una falsa alternativa tra formalità e comfort. Il mercato non sta tornando semplicemente alla scarpa scomoda come segno di status; chiede piuttosto forme riconoscibili, versatili e facili da integrare in un guardaroba contemporaneo. Ballerine, tacchi bassi e stivali dichiarati sono categorie diverse, ma possono convivere sotto una stessa idea di femminilità costruita attraverso la calzatura. Jimmy Choo ha qui un vantaggio storico, purché l’espansione non diluisca quel carattere glamour che ne ha costruito la notorietà.
La celebrazione del trentesimo anniversario ha funzionato anche come piattaforma per ribadire questo posizionamento. Le due campagne autunnali hanno messo in scena, da un lato, gli stivali in un palazzo storico italiano e, dall’altro, Devon Lee Carlson, figura vicina a un pubblico più giovane e attenta ai linguaggi della moda digitale. Non è un cambio di identità, ma il tentativo di rendere i codici della casa leggibili da una generazione che non ha necessariamente conosciuto Jimmy Choo attraverso il suo ruolo nella cultura pop degli anni Novanta e Duemila.
Il cliente giovane passa anche dalla relazione diretta
Capri lega l’allargamento del pubblico a una maggiore personalizzazione del rapporto con i consumatori. Idol ha detto che il gruppo sta impiegando analisi dei dati e insight di AI per rendere più mirate le attività di engagement. L’effetto misurabile citato dalla società è un aumento del 7% su base annua del database globale dei consumatori di Jimmy Choo.
Il dato non basta, da solo, a dimostrare una crescita delle vendite future: un database più grande può indicare maggiore capacità di acquisizione e conoscenza della clientela, ma non equivale automaticamente a fedeltà o conversione. È tuttavia un tassello concreto in un piano che punta a far tornare il brand nella considerazione di nuovi acquirenti senza affidarsi esclusivamente alla comunicazione di immagine. Per un marchio del lusso, disporre di una relazione diretta e continuativa consente di capire quali categorie interessano, con quali tempi e in quali mercati, oltre a intervenire con proposte più pertinenti.
In questo quadro, il riconoscimento che il British Fashion Council assegnerà a Sandra Choi ai Fashion Awards di Londra del 30 novembre aggiunge peso simbolico a una fase già molto esposta per la marca. Choi, creative director di Jimmy Choo, riceverà uno special recognition award. Il premio non modifica i risultati finanziari, ma sottolinea la continuità creativa di una figura che ha contribuito a mantenere riconoscibile il marchio mentre il business cercava nuove categorie e nuovi pubblici.
La soglia degli 800 milioni resta un traguardo, non un risultato acquisito
La distanza fra l’obiettivo di lungo periodo evocato da Capri e i 650 milioni previsti per l’esercizio fiscale 2027 mostra quanto lavoro resti da fare. Per colmarla Jimmy Choo dovrà trasformare la buona risposta alle collezioni in continuità, far crescere accessori e casual footwear senza comprimere margini e mantenere desiderabili i modelli che trainano il business dress. Dovrà inoltre dimostrare che l’interesse registrato nei department store e l’espansione del database si riflettono in una base clienti più ampia e durevole.
Per ora, il trimestre offre a Capri una prova utile: la scarpa può tornare a essere una leva di crescita quando il prodotto intercetta un cambiamento di stile e il marchio possiede un patrimonio abbastanza forte da interpretarlo. Jimmy Choo non sta cercando di inseguire ogni tendenza; sta tentando di rendere più frequente e più esteso l’uso di ciò per cui è già conosciuto. La riuscita del piano dipenderà dalla capacità di trasformare quel riconoscimento in una proposta quotidiana, mantenendo intatto il livello di aspirazione che giustifica il prezzo e il nome in etichetta.




