Le Filippine hanno riorganizzato il proprio International Co-Production Fund, il programma pubblico dedicato alle opere realizzate insieme a partner esteri. La modifica più rilevante è una divisione netta in due percorsi: uno per i progetti nei quali il produttore filippino guida la coproduzione e uno per quelli in cui partecipa con una posizione minoritaria. A ogni percorso corrispondono soglie di finanziamento, quote societarie minime e obblighi di impiego della filiera locale differenti.
Il nuovo impianto dell’ICOF è stato presentato dalla Film Philippines Office al mercato Asian Contents & Film Market, organizzato nell’ambito del Busan International Film Festival. La scelta della sede racconta anche il pubblico a cui è rivolto: produttori e distributori asiatici, ma anche società internazionali in cerca di partner, location e incentivi nel Sud-est asiatico.
La novità non consiste semplicemente in un aumento o in una riduzione delle risorse disponibili. Il fondo lega in modo più esplicito il sostegno pubblico al peso effettivo della componente filippina nel progetto. Chi porta capitale, proprietà e responsabilità creativa maggiori dal lato locale può accedere alla fascia più alta; chi entra come partner junior resta eleggibile, ma attraverso un quadro più leggero e con un massimale inferiore.
Due soglie per ruoli industriali diversi
Il Majority Track è destinato ai film e alle serie condotti da produttori filippini insieme a coproduttori stranieri. Per le opere di fiction lungometraggio e seriali il contributo può arrivare a 13 milioni di pesos filippini, una cifra indicata dalla Film Philippines Office in circa 210.000 dollari. Documentari e cortometraggi possono ottenere fino a 5 milioni di pesos, equivalenti approssimativamente a 80.000 dollari. Le conversioni in valuta statunitense sono naturalmente soggette alle oscillazioni del cambio.
Per entrare nel percorso principale, il soggetto filippino deve detenere almeno il 20% del progetto e, soprattutto, possedere la quota più alta tra tutti i coproduttori coinvolti. Non basta quindi una presenza finanziaria formale. Il programma richiede che due professionisti filippini ricoprano ruoli sopra la linea, cioè regista, sceneggiatore o interprete, e che altre cinque persone del Paese lavorino in posizioni creative o tecniche considerate chiave.
La configurazione richiede inoltre una strategia di distribuzione che consideri sia il mercato filippino sia quello internazionale. Ai partner stranieri è richiesto di restare in minoranza e di apportare a loro volta un contributo creativo o tecnico. È un vincolo che spinge a costruire coproduzioni reali, invece di limitarsi a utilizzare una società locale come passaggio amministrativo per l’accesso ai fondi.
Il Minority Track intercetta la situazione opposta: produzioni internazionali nelle quali un produttore filippino partecipa senza detenere la posizione dominante. In questo caso il tetto previsto è di 7 milioni di pesos per film e serie, circa 113.000 dollari secondo le stime comunicate, e di 3 milioni di pesos per documentari e corti, circa 48.000 dollari.
Le condizioni sono più accessibili. La partecipazione filippina deve raggiungere almeno il 10% e la produzione deve coinvolgere due talenti locali in ruoli sopra la linea oppure tre professionisti filippini in incarichi creativi o tecnici rilevanti. Anche qui è necessario dimostrare un piano per raggiungere il pubblico fuori dalle Filippine. Il requisito chiarisce l’orizzonte del programma: sostenere la presenza nazionale in opere pensate per circolare oltre il mercato domestico, non finanziare indistintamente qualunque collaborazione estera.
Bonus ASEAN e test culturale
Entrambi i percorsi prevedono due possibili integrazioni al contributo base. Le coproduzioni che soddisfano i requisiti ASEAN possono ricevere un milione di pesos aggiuntivo, stimato in circa 16.000 dollari. Un ulteriore incremento, fino a 2 milioni di pesos, è disponibile per i progetti che superano un test culturale. La Film Philippines Office lo valuta dunque come uno strumento per favorire sia la cooperazione regionale sia opere capaci di mantenere un legame riconoscibile con il contesto culturale filippino.
Questo aspetto è significativo perché le coproduzioni, soprattutto nel cinema indipendente e nel documentario, nascono spesso dall’equilibrio tra molte esigenze: accesso ai fondi, attrattività per i festival, prospettive di vendita internazionale e necessità di preservare la specificità delle storie. Inserire un incentivo culturale non risolve automaticamente quella tensione, ma dà al contributo pubblico una direzione precisa: la partecipazione locale deve lasciare una traccia verificabile nell’opera, oltre che nel piano finanziario.
La presenza di un bonus ASEAN, d’altra parte, può rendere più competitivi gli accordi tra produttori dell’area. Per una società filippina, lavorare con interlocutori di Paesi vicini può significare allargare le fonti di finanziamento e le possibilità di distribuzione; per un partner regionale, il programma offre un motivo ulteriore per includere le Filippine nella struttura di coproduzione. Il vantaggio concreto dipenderà dalla combinazione tra questi incentivi e le regole nazionali dei singoli Paesi coinvolti.
Un fondo dentro una strategia più ampia
La Film Philippines Office opera all’interno della Film Development Council of the Philippines, l’agenzia cinematografica nazionale che riferisce all’Office of the President. Il suo perimetro non si esaurisce nell’ICOF: gestisce anche incentivi collegati alle lavorazioni in loco e alla post-produzione, supporta le procedure autorizzative presso le amministrazioni pubbliche e indirizza le produzioni verso le location del Paese.
Questa rete di competenze rende il fondo più di un semplice bando. Per una produzione straniera, l’accesso a un incentivo può essere associato a un interlocutore capace di accompagnare permessi, servizi e ricerca delle location. Per i produttori locali, invece, il valore sta nella possibilità di presentarsi a un partner internazionale con una struttura di sostegno più definita e con requisiti noti fin dall’avvio della trattativa.
Il nuovo schema arriva dopo risultati festivalieri ottenuti da opere sostenute dall’ICOF. Tra gli esempi citati dalla Film Philippines Office figura Another World di Tommy Ng Ka Chung, coprodotto dalla filippina Overmind Corp con partner di Hong Kong e Singapore e premiato come miglior film d’animazione ai Golden Horse Awards del 2025. Diamonds in the Sand di Janus Victoria, con coproduttori giapponesi e malesi, ha ricevuto il Mulberry Award come miglior esordio al Far East Film Festival di Udine. Sono titoli che mostrano la varietà delle collaborazioni possibili, dall’animazione al cinema d’autore.
Altri film legati al programma hanno ottenuto riconoscimenti a Torino, Melbourne e Bandung. Parallelamente, il separato Film Location Incentive Program ha sostenuto Filipiñana di Rafael Manuel, premiato al Sundance, e The Garden of Earthly Delights di Morgan Knibbe, vincitore del premio per il miglior film al Torino Film Festival. I premi non sono una garanzia di rendimento commerciale, ma contribuiscono a rendere visibile un ecosistema produttivo presso finanziatori, venditori internazionali e programmatori.
Cosa cambia per chi deve costruire una coproduzione
La riforma rende più chiaro il rapporto tra denaro pubblico e controllo del progetto. Un produttore estero che cerchi un contributo elevato dovrà accettare una leadership filippina effettiva, misurata tanto nella quota di proprietà quanto nelle figure artistiche e nei reparti. Chi invece mantiene il controllo principale dell’opera può comunque coinvolgere un partner delle Filippine e accedere al Minority Track, a fronte di requisiti più contenuti.
Restano naturalmente i limiti propri dei fondi selettivi. I massimali non coprono da soli il costo di una produzione internazionale e le condizioni su quote, ruoli e distribuzione impongono che la collaborazione sia definita con attenzione già nella fase di sviluppo. Inoltre, il programma non sostituisce accordi di coproduzione, altri incentivi nazionali, pre-vendite o capitale privato. Può però incidere sul modo in cui questi elementi vengono combinati.
Per l’industria audiovisiva filippina, la distinzione tra maggioranza e minoranza prova a tenere aperte entrambe le strade: sostenere opere guidate dal Paese e, allo stesso tempo, non rinunciare alle produzioni in cui le competenze locali entrano in una cornice internazionale più ampia. La tenuta del modello dipenderà dalla capacità di attrarre progetti con piani distributivi credibili e di far sì che i requisiti di coinvolgimento locale corrispondano a opportunità professionali sostanziali, non solo a caselle da completare in fase di candidatura.




