Louis Garrel arriva alla Mostra di Venezia con un ruolo lontano dall'immagine più cupa e inquieta che ha accompagnato una parte consistente della sua carriera. In It Will Happen Tonight, la nuova commedia di Nanni Moretti in concorso, interpreta Matteo, libraio romano idealista coinvolto nel corso degli anni in una relazione sentimentale irrisolta con Greta, attrice sposata interpretata da Jasmine Trinca. È un personaggio più leggero, inserito in un racconto di destini che si sfiorano e occasioni mancate, ma la presenza dell'attore francese al Lido riapre inevitabilmente anche il capitolo dei suoi esordi.

Garrel, oggi 43enne, è stato uno dei volti giovani più esposti del cinema d'autore europeo dei primi anni Duemila. Figlio del regista Philippe Garrel, ha costruito nel tempo un percorso autonomo davanti e dietro la macchina da presa, alternando interpretazioni per autori affermati alla regia di propri film. Due titoli restano però decisivi nel modo in cui pubblico e critica hanno imparato a riconoscerlo: The Dreamers di Bernardo Bertolucci e Ma Mère di Christophe Honoré. Opere diverse per impostazione, ma accomunate da una rappresentazione della sessualità che allora collocò Garrel al centro di un cinema provocatorio e senza cautele.

Un esordio arrivato attraverso il cinema di Bertolucci

Uscito nel 2003, The Dreamers è ambientato nella Parigi del 1968 e segue l'incontro fra lo studente americano Matthew e i gemelli francesi Theo e Isabelle. Garrel interpretava Theo, accanto a Michael Pitt ed Eva Green, in un film dove la passione per la cinefilia, il clima politico delle proteste e la vita privata dei protagonisti finiscono per sovrapporsi. La dimensione erotica fu parte centrale della sua ricezione internazionale e contribuì a rendere l'opera uno dei titoli più discussi della fase finale della filmografia di Bertolucci.

Per Garrel, quel set rappresentò un debutto che non concedeva zone protette: non un'apparizione introduttiva o un ruolo pensato per rendere graduale l'ingresso nel mestiere, ma un personaggio esposto fisicamente e narrativamente, affidato a uno dei registi europei più riconoscibili sulla scena globale. A distanza di anni, il film continua a essere citato tanto per le sue scene esplicite quanto per il rapporto con l'immaginario della Nouvelle Vague e per la sua lettura, romanzata e claustrofobica, del Maggio francese.

La cornice veneziana rende questo ritorno particolarmente significativo. L'edizione della Mostra è attraversata dalla presenza di Bernardo Bertolucci nel programma e nel dibattito culturale, anche attraverso Joie de Vivre, il documentario di Luca Guadagnino dedicato al regista. In questo contesto, la storia professionale di Garrel restituisce un effetto generazionale: un attore che aveva poco più di vent'anni quando entrò nell'universo bertolucciano torna ora al festival da interprete affermato, regista e collaboratore di un autore come Moretti.

Ma Mère e il confine che Garrel non aveva previsto

L'anno successivo a The Dreamers, Garrel affrontò un'altra esperienza radicale in Ma Mère, film di Christophe Honoré tratto dal romanzo di Georges Bataille. Nel cast c'era Isabelle Huppert, che interpretava la madre del suo personaggio; il film sviluppava apertamente un rapporto incestuoso e metteva in scena sequenze sessuali che hanno contribuito alla sua reputazione di opera difficile e disturbante.

Garrel ha ricordato di essere rimasto scosso dalla natura di quelle scene. Il punto, oltre la singola reazione personale, è la condizione in cui un giovane attore si trovava a lavorare nel cinema d'autore europeo di quel periodo: la nudità e l'esplicitazione sessuale venivano spesso considerate parte integrante della libertà formale di un progetto, mentre nel dibattito contemporaneo l'attenzione alle condizioni di lavoro sul set è diventata molto più strutturata. Non significa applicare retroattivamente categorie semplici a film realizzati oltre vent'anni fa, né cancellarne il valore o la complessità. Significa piuttosto riconoscere che il modo di discutere il consenso, i limiti e la protezione degli interpreti è cambiato profondamente.

Oggi figure come gli intimacy coordinator e protocolli più precisi per le scene intime sono entrati nel lessico produttivo di molte produzioni, soprattutto anglofone ma non solo. Il loro utilizzo non risolve automaticamente ogni problema e varia in base a Paesi, budget e contratti, ma rende visibile un aspetto che in passato poteva essere trattato come una questione privata tra regista e attori. Le parole di Garrel su Ma Mère riportano quindi l'attenzione su una trasformazione concreta dell'industria: una scena può avere rilevanza artistica senza che l'organizzazione del lavoro che la rende possibile venga sottratta al confronto.

Da interprete simbolo a autore con una propria traiettoria

Ridurre Garrel ai titoli più estremi della sua giovinezza sarebbe però fuorviante. Nel corso della carriera ha lavorato più volte con Christophe Honoré, ha preso parte a An Officer and a Spy di Roman Polanski e ha interpretato il professor Friedrich Bhaer in Little Women di Greta Gerwig. Parallelamente ha diretto film come Regular Lovers, titolo passato dai festival e importante anche per la sua vicinanza al cinema del padre, costruendo poi una filmografia da regista sempre più riconoscibile.

Questa doppia identità spiega perché il passaggio veneziano con Moretti abbia un peso che va oltre la promozione di un singolo film. Garrel porta con sé un'esperienza che attraversa il cinema francese più intimista, le coproduzioni internazionali e un rapporto diretto con autori capaci di imporre un immaginario. In It Will Happen Tonight, però, il suo Matteo sembra offrire un'altra tonalità: un uomo animato da un'idea romantica dell'esistenza, coinvolto in una storia che procede per incontri, matrimoni e scelte rimandate.

Per Moretti, il film arriva dopo un periodo personale delicato. Il regista era stato ricoverato in seguito a un infarto l'anno precedente; nel racconto, Matteo affronta anche la malattia terminale del padre. Il tema non definisce da solo il film, presentato come una commedia di destino sentimentale, ma introduce una nota autobiografica nella storia di un autore che torna a lavorare dopo un evento capace di modificare la prospettiva sul tempo e sulla vita.

La presenza di Jasmine Trinca e di Garrel, entrambi legati a un cinema europeo che ha spesso oscillato fra rigore d'autore e riconoscibilità popolare, colloca l'opera in una zona potenzialmente accessibile senza renderla estranea alla tradizione di Moretti. Per Garrel è anche un'occasione per spostare il fuoco: dalle immagini che lo hanno trasformato in un'icona di un cinema erotico e trasgressivo a un'interpretazione giocata su delicatezza, attesa e sentimento.

Il percorso non cancella i film precedenti, semmai li rimette in prospettiva. The Dreamers e Ma Mère restano opere legate a un preciso momento del cinema francese ed europeo, alla sua volontà di rappresentare desiderio e trasgressione senza attenuanti. Riascoltare Garrel oggi permette di osservare anche la distanza tra quel sistema e le sensibilità produttive attuali. A Venezia, mentre Bertolucci torna a occupare uno spazio nel discorso festivaliero, l'attore che ne fu uno dei giovani volti più memorabili mostra quanto una carriera possa nascere dentro un'immagine controversa e continuare ben oltre quella immagine.

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