Prima che Melissa McCarthy diventasse una delle attrici comiche più riconoscibili del cinema americano, la sua presenza da protagonista in una sitcom di CBS sarebbe stata tutt’altro che scontata. Chuck Lorre sostiene che il network avesse osteggiato la sua scelta per Mike & Molly, la comedy lanciata nel 2010 accanto a Billy Gardell, e che la discussione si fosse concentrata anche sull’aspetto fisico dell’interprete.
Il racconto arriva da Sitcom, il memoir di Lorre. Lo sceneggiatore e produttore descrive l’approvazione di McCarthy come un percorso particolarmente difficile e collega l’episodio a una dinamica che, dal suo punto di vista, aveva già incontrato nel lavoro televisivo: il contrasto fra l’intuizione di chi realizza una serie e la prudenza, o gli stereotipi, di chi deve finanziarla e programmarla.
Secondo Lorre, la direttrice del casting Nikki Valko gli portò McCarthy, che egli considerava un talento comico fuori dall’ordinario. CBS, sempre secondo la sua versione, non condivise l’entusiasmo. Il creatore scrive che l’emittente avrebbe preferito per Molly un’attrice più giovane e aderente a convenzioni estetiche tradizionali, pur trattandosi di un personaggio alle prese con il proprio peso. Lorre riferisce anche che un dirigente avrebbe avanzato l’ipotesi di affidare la parte a un’attrice considerata più attraente, ricorrendo a un costume imbottito.
Una scelta creativa difesa fino in fondo
Mike & Molly raccontava la relazione fra Mike Biggs e Molly Flynn, conosciutisi in un gruppo Overeaters Anonymous. La premessa rendeva il corpo dei due protagonisti un elemento esplicito della storia, ma il progetto non chiedeva semplicemente a un’attrice di incarnare una condizione narrativa: richiedeva un’interprete capace di sostenere tempi comici, vulnerabilità e una dinamica romantica con Gardell per un’intera serie.
McCarthy fu l’ultima dei due ruoli principali a essere scelta. Per Lorre, però, non era una soluzione di compromesso. Nel libro dice di aver deciso di non cedere alle pressioni del network: Molly sarebbe stata McCarthy. È un passaggio che restituisce il peso negoziale di uno showrunner affermato nel sistema della tv generalista statunitense, dove la decisione finale sul cast non è sempre nelle mani del creatore e può coinvolgere dirigenti, studi e rete di distribuzione.
Il caso non va letto come la cronaca di un provino isolato. Le reti broadcast costruiscono la propria offerta intorno a titoli che devono essere immediatamente riconoscibili per un pubblico vasto e, soprattutto, vendibili a inserzionisti e affiliati. In questo processo, i casting diventano spesso una traduzione pratica delle aspettative commerciali: chi può guidare una serie, quale immagine è ritenuta rassicurante, quale coppia appare più semplice da promuovere. Lorre racconta che, in questo caso, quelle aspettative erano in conflitto con la performer che riteneva migliore per il ruolo.
Il risultato sullo schermo e fuori dalla sitcom
La scommessa ebbe una conferma rapida. Mike & Molly rimase in onda per sei stagioni e McCarthy vinse l’Emmy nel 2011 per la miglior attrice protagonista in una serie comedy. Nello stesso periodo, la sua popolarità uscì dai confini della televisione: Bridesmaids, arrivato nelle sale nel 2011, le procurò una candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista.
Lorre ricorda quel passaggio con una punta di soddisfazione, comprensibile alla luce del confronto precedente con CBS. Ma la traiettoria di McCarthy non dimostra soltanto che il produttore aveva individuato un’interprete destinata a imporsi. Evidenzia anche quanto sia riduttivo trattare l’aspetto di un’attrice come scorciatoia per stimarne la capacità di guidare un prodotto popolare. Il successo di Mike & Molly dipendeva dalla scrittura e dal suo cast nel complesso, ma McCarthy portava al personaggio una precisione fisica e vocale che non era sostituibile con un artificio di costume.
In prospettiva industriale, il valore di un casting non coincide con la prevedibilità iniziale. Una serie può cercare volti familiari e archetipi facilmente comunicabili, ma la comicità richiede spesso scelte meno standardizzate: un attore deve rendere credibile il tono, trovare il ritmo con i partner e dare continuità a un personaggio episodio dopo episodio. Le decisioni guidate soltanto dall’immagine desiderata rischiano di ignorare proprio quei fattori.
La testimonianza di Lorre e i suoi limiti
Le affermazioni restano il resoconto di Lorre, consegnato anni dopo la messa in onda della serie e nel contesto autobiografico di Sitcom. Non emergono, dal racconto riportato, repliche di CBS né ulteriori dettagli sulle persone coinvolte nelle discussioni. È dunque corretto distinguere tra il dato verificabile — McCarthy fu scelta, la sitcom andò avanti per sei stagioni e l’attrice vinse un Emmy — e la ricostruzione interna del negoziato, attribuita al suo creatore.
Proprio questa distinzione non rende il racconto meno rilevante. Le memorie di produttori e showrunner mostrano spesso una parte dell’industria che non arriva al pubblico: la fase in cui un’idea non è ancora una serie, ma una successione di compromessi possibili. Nel caso di Mike & Molly, il punto sollevato da Lorre riguarda il modo in cui le convenzioni sull’aspetto femminile possono incidere sulla selezione dei talenti, anche quando la commedia richiederebbe una scelta più aderente al personaggio.
La carriera successiva di McCarthy ha reso quella valutazione iniziale particolarmente evidente, ma non cancella la natura sistemica del problema. Nel cinema e nella televisione, il casting rimane un luogo in cui convivono ragionamenti artistici, calcoli di mercato, disponibilità degli interpreti e immagini stereotipate del pubblico. La storia raccontata da Lorre mostra quanto una singola decisione possa condizionare non soltanto un pilot, ma la possibilità stessa per un’attrice di essere vista come protagonista.
Per CBS, Mike & Molly appartiene ormai a una stagione precedente della comedy broadcast; per McCarthy, è uno dei passaggi che hanno preceduto l’affermazione cinematografica. Il memoir di Lorre riporta oggi l’attenzione su un retroscena che non modifica la storia della serie, ma ne cambia la lettura: dietro una protagonista diventata centrale per lo show ci fu, stando al suo creatore, una trattativa nella quale il talento dovette essere difeso contro una visione più convenzionale del volto femminile in prima serata.




