Le tavole di Milo Manara entrano per la prima volta al Labirinto della Masone di Fontanellato, e Sky Arte sceglie di raccontare questo passaggio nel nuovo appuntamento di Artbox, in onda martedì 20 ottobre. Il fumettista sarà fra i protagonisti della puntata dedicata al panorama espositivo italiano: un’occasione televisiva che porta l’attenzione su una mostra autunnale promossa dalla Fondazione Franco Maria Ricci e su un incontro fra due linguaggi culturali spesso collocati in circuiti differenti, quello del fumetto d’autore e quello delle istituzioni dell’arte.

Per Manara non si tratta soltanto di una presenza in palinsesto. L’approdo al Labirinto della Masone inserisce le sue immagini in un luogo che costruisce la propria identità attorno all’editoria, alla collezione e all’esperienza fisica della visita. Le tavole, nate per una lettura fatta di sequenze, pagine, pause e ritorni indietro, vengono così sottratte almeno in parte alla dimensione abituale della pubblicazione per essere osservate come opere esposte nello spazio.

È una differenza concreta, non una semplice etichetta. In un libro o in un albo il lettore governa il tempo, procede vignetta dopo vignetta e ricompone da sé il ritmo del racconto. In una mostra, invece, intervengono il percorso, la distanza dalle opere, la disposizione delle pareti, la relazione con le altre persone presenti. La stessa tavola può rivelare il lavoro sul segno, sulla composizione e sulla costruzione dell’inquadratura con un’evidenza diversa da quella della lettura stampata.

Una presenza che allarga il perimetro del museo

La scelta della Fondazione Franco Maria Ricci assume rilievo proprio perché evita di trattare il fumetto come un complemento laterale della programmazione culturale. Portare Manara al Labirinto della Masone significa riconoscere che il disegno seriale e la narrazione per immagini possono sostenere una visita museale senza dover rinunciare alla propria specificità. Non occorre trasformare il fumetto in pittura per legittimarne l’esposizione: le sue regole, dalla scansione della pagina alla relazione fra testo e immagine quando presente, sono parte del valore dell’opera.

Per una città come Fontanellato, e più in generale per l’area culturale emiliana, appuntamenti di questo tipo hanno anche una ricaduta territoriale. Una mostra è un motivo di spostamento, collega un pubblico potenzialmente molto ampio a una destinazione precisa e mette in relazione la visita con librerie, attività locali, ospitalità e altri luoghi culturali. Il valore urbano di un’istituzione non coincide quindi con l’edificio che la ospita: dipende dalla capacità di diventare tappa di un itinerario e di intercettare comunità che normalmente non frequenterebbero quello spazio.

Il caso di Manara è particolarmente adatto a questa funzione di passaggio. La sua notorietà attraversa lettori di generazioni diverse e supera i confini più stretti degli appassionati di fumetto. Una mostra dedicata alle sue tavole può dunque fare da ponte fra pubblici con abitudini diverse, avvicinando al Labirinto della Masone chi segue il disegno e l’illustrazione, ma anche invitando chi conosce già il luogo a guardare il fumetto con strumenti meno convenzionali.

Questo non cancella una questione decisiva: esporre tavole non equivale automaticamente a spiegare il fumetto. La qualità di un progetto simile si misura anche nella capacità di mantenere visibile il rapporto fra le singole immagini e la storia, il contesto editoriale e il lavoro che le ha rese possibili. Un originale isolato può essere molto potente sul piano visivo, ma il fumetto vive anche di continuità, ellissi e montaggio. Il percorso espositivo deve quindi trovare un equilibrio tra la valorizzazione della tavola e la restituzione del linguaggio da cui proviene.

Artbox come dispositivo di orientamento

La puntata del 20 ottobre è il terzo episodio della nuova serie di Artbox, appuntamento settimanale di Sky Arte che segue mostre, artisti, curatori, storici ed esperti attivi in Italia. La presenza di Manara si inserisce in un episodio costruito su luoghi e temi diversi, con l’obiettivo di offrire una mappa, necessariamente parziale, dell’offerta culturale in corso.

Tra gli altri passaggi annunciati figura la mostra One Palm Closer to the Sky di Shilpa Gupta alla GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano, realizzata nell’ambito dell’ottava edizione di Furla Series. A presentarla sono Bruna Roccasalva, curatrice della mostra, e Paola Zatti, conservatrice responsabile della GAM. Nella rubrica Memorie dal presente, Maria Vittoria Baravelli dialoga invece con lo psicoterapeuta e saggista Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro di Milano, partendo da Il bacio di Edvard Munch per affrontare le difficoltà relazionali di adolescenti e giovani adulti.

Il programma farà inoltre tappa a Fabriano, nell’ex conceria trasformata in sede del Polo museale di Zona Conce. Qui Rosa Rita Silva, presidente della Fondazione Carifac, e lo storico dell’arte Fabio Marcelli introducono Mannucci. Fuoco e genesi, mostra curata da Marcelli e dedicata allo scultore marchigiano Edgardo Mannucci.

La composizione della puntata chiarisce il ruolo editoriale di Artbox: non una classifica di eventi, ma un formato di orientamento che affianca istituzioni consolidate, sedi riconvertite e progetti espositivi differenti per linguaggio e pubblico. In questo contesto, la presenza di Manara al Labirinto della Masone non viene presentata come una parentesi curiosa. Diventa una delle coordinate di un racconto più largo su come le mostre si distribuiscono nel Paese e su quali opere vengano oggi considerate degne di essere messe al centro della programmazione culturale.

Il fumetto fuori dalla sua nicchia, senza perdere la pagina

Il dato più interessante resta il cambio di prospettiva suggerito dalla mostra. Per molto tempo il fumetto è stato percepito prevalentemente come prodotto editoriale, legato al mercato librario, alla periodicità o alla fruizione privata. Quella dimensione resta essenziale e non viene sostituita da una sala espositiva. Tuttavia, un museo può offrire condizioni utili per vedere aspetti che la pagina, da sola, tende a rendere meno immediati: la materialità del tratto, le correzioni, la progettazione della tavola, il rapporto fra bianco e nero o fra colori, l’architettura delle immagini.

Per il pubblico, il risultato può essere un accesso meno intimidatorio alla visita culturale. Il fumetto è un linguaggio familiare a molti, ma non per questo meno complesso; può diventare una soglia d’ingresso verso pratiche di osservazione più attente e verso luoghi che rischiano altrimenti di apparire distanti. Per le istituzioni, al contrario, la sfida è non usare un nome noto come semplice leva di richiamo, ma costruire un progetto che lasci emergere le ragioni artistiche ed editoriali del lavoro esposto.

L’appuntamento su Sky Arte arriva dunque nel momento in cui la mostra autunnale della Fondazione Franco Maria Ricci porta Manara al Labirinto della Masone. La trasmissione non sostituisce la visita, ma può amplificarne la circolazione e rendere visibile un’operazione che riguarda tanto il fumetto quanto il modo in cui musei e fondazioni scelgono di ridefinire il proprio pubblico. Martedì 20 ottobre, il segmento dedicato al maestro del fumetto offrirà una prima finestra nazionale su questo incontro fra tavola disegnata, spazio espositivo e territorio.

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