“NAZA”, il nuovo documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, è diventato uno dei casi più discussi della Mostra del Cinema di Venezia dopo una lunghissima ovazione alla prima. Variety ha riportato una durata di circa 24 minuti e mezzo, indicandola come un record per il festival.
Quando la reazione del pubblico diventa notizia
Le standing ovation dei festival sono spesso un indicatore imperfetto della qualità di un film, ma diventano particolarmente significative quando il contenuto dell’opera è politicamente sensibile. In questo caso il racconto legato a Gaza colloca il documentario dentro una discussione che supera immediatamente i confini della critica cinematografica.
Abraham arriva dal successo internazionale di “No Other Land”, lavoro che aveva già messo al centro il conflitto israelo-palestinese attraverso il linguaggio documentario. La presenza del produttore Jonathan Glazer, secondo Variety tra coloro che hanno guidato gli applausi, ha ulteriormente rafforzato il peso simbolico della serata.
Il festival come spazio politico
Venezia non è soltanto un mercato del cinema o una vetrina per gli Oscar: è anche un luogo in cui opere, dichiarazioni e presenza degli autori diventano atti pubblici. Un documentario su un conflitto in corso viene quindi valutato contemporaneamente come film, testimonianza e intervento politico.
La vera misura del successo di “NAZA” arriverà dopo il festival: distribuzione, accesso al pubblico e capacità di sostenere il confronto oltre il momento emotivo della premiere.



