Nintendo non prevede, al momento, un ulteriore aumento del prezzo di Switch 2. A chiarirlo è stato il presidente Shuntaro Furukawa durante l’ultima call sui risultati finanziari della società: l’azienda non sta valutando nuove modifiche al listino della console. È un messaggio rivolto a un mercato che negli ultimi mesi ha visto salire i prezzi dell’hardware e che guarda con crescente attenzione alla disponibilità di memoria e storage.
La posizione arriva dopo il rincaro già applicato a Switch 2 nel corso dell’anno. Negli Stati Uniti il prezzo di partenza è passato da 449 a 499 dollari, con aumenti entrati in vigore dal 1° settembre anche in altri mercati, tra cui Canada, Giappone ed Europa. Nintendo aveva inoltre ritoccato in precedenza i prezzi di alcuni accessori statunitensi, prima ancora del lancio della console, nel contesto dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump.
Il punto, oggi, non è soltanto la strategia commerciale di Nintendo. Le aziende che producono console stanno affrontando una filiera più costosa e contesa: la memoria viene richiesta in grandi quantità dai data center dedicati all’intelligenza artificiale, che rappresentano clienti molto più redditizi per i produttori di componenti. In questo scenario, una dichiarazione di stabilità sul prezzo va letta soprattutto come l’indicazione che Nintendo ritiene di poter gestire le proprie forniture nel breve periodo.
Memoria disponibile, almeno per ora
Furukawa ha spiegato che la situazione della memoria non ha subito cambiamenti rilevanti e che Nintendo è nelle condizioni di assicurarsi volumi sufficienti. Non si tratta di una garanzia sul lungo periodo, né di un impegno a mantenere immutati tutti i prezzi in ogni circostanza, ma riduce l’ipotesi di un nuovo intervento imminente sul costo di Switch 2.
La precisazione è rilevante perché la pressione sui componenti non è teorica. Uno dei fornitori legati alle cartucce di Switch 2 ha annunciato l’intenzione di interrompere la produzione di memoria ROM per orientarsi verso segmenti associati ai data center. La ROM è impiegata nelle cartucce fisiche, e Nintendo non ha commentato direttamente il caso; la scelta del fornitore, però, mostra quanto la domanda infrastrutturale stia cambiando le priorità dell’industria dei semiconduttori.
Per un produttore di console, poter contare su quantitativi adeguati di memoria significa evitare due rischi diversi. Il primo è quello operativo: fabbricare meno unità del previsto o dover rivedere i piani di distribuzione. Il secondo è finanziario: assorbire internamente costi superiori, riducendo i margini, oppure trasferirne una parte al pubblico con ritocchi dei listini. Nintendo sostiene di non trovarsi ora in una condizione che richieda il secondo scenario.
Questo non significa che la catena di approvvigionamento sia tornata a una fase di normalità. La società ha parlato di sufficienza delle proprie disponibilità, non di abbondanza generalizzata. La distinzione conta: le condizioni possono variare rapidamente se i prezzi dei chip aumentano ancora, se cambiano gli accordi di fornitura o se le politiche commerciali incidono sulle importazioni.
Un mercato in cui i rincari sono già arrivati
Nintendo si muove in un settore dove i concorrenti hanno già aggiornato i prezzi più volte. Microsoft ha portato avanti diversi aumenti per Xbox Series X e Series S; secondo le informazioni riportate nel mercato statunitense, il prezzo iniziale di Series S è passato dai 299 dollari originari a 499 dollari. Anche Sony ha applicato rincari a PlayStation 5 e PlayStation 5 Pro in più occasioni, in un quadro segnato sia dai costi dei componenti sia dalle differenze tra mercati.
Il confronto aiuta a comprendere la cautela della casa di Kyoto. Una console non viene acquistata isolatamente: il consumatore considera il costo dell’hardware insieme a giochi, abbonamenti, periferiche e, nel caso di Switch 2, alla compatibilità con l’ecosistema costruito negli anni precedenti. Dopo il passaggio a 499 dollari negli Stati Uniti, un secondo aumento ravvicinato avrebbe reso più difficile mantenere una percezione di valore competitiva, soprattutto per chi non ha ancora fatto il salto dalla prima Switch.
La politica di prezzo può incidere anche sulla durata commerciale del prodotto. Le piattaforme console vengono pianificate su cicli pluriennali e non possono seguire con la stessa immediatezza le oscillazioni dei componenti tipiche del mercato PC. Chi acquista hardware da gioco si aspetta una certa prevedibilità; modifiche frequenti al listino rischiano invece di spingere una parte della domanda verso l’attesa, le promozioni o il mercato dell’usato.
Vendite in calo rispetto al lancio, ma base installata già ampia
L’annuncio arriva insieme a risultati che mostrano una fisiologica perdita di slancio rispetto alla fase iniziale. Nel rapporto trimestrale Nintendo ha indicato un calo del 37,4% nelle vendite di hardware Switch 2 su base annua. Il dato va però collocato nel contesto del debutto della console, avvenuto nel 2025: confrontare i periodi successivi con una finestra di lancio particolarmente forte può produrre flessioni marcate senza descrivere, da solo, l’andamento complessivo della piattaforma.
Secondo i dati riportati dopo la pubblicazione dei risultati, Switch 2 ha raggiunto circa 26 milioni di console vendute. La nuova generazione continua inoltre a viaggiare davanti alla traiettoria della prima Switch, pur con vendite hardware in diminuzione per vari trimestri rispetto al picco iniziale. Per Nintendo la priorità non è quindi soltanto aumentare la base installata, ma accompagnarla con un catalogo capace di sostenere le vendite software e mantenere l’interesse nel tempo.
La stabilità del prezzo può contribuire a questa fase. Se il listino resta fermo, i rivenditori e gli acquirenti hanno un riferimento più chiaro, mentre Nintendo può concentrare l’attenzione su disponibilità, giochi e bundle invece di dover spiegare un nuovo rincaro. D’altra parte, l’assenza di aumenti non equivale a un taglio di prezzo: chi sperava in una riduzione nel breve periodo non trova nelle parole di Furukawa alcuna indicazione in tal senso.
Cosa osservare nei prossimi mesi
Il nodo da seguire resta l’evoluzione dei costi della memoria. La corsa ai data center sta assorbendo capacità produttiva e influenza non solo smartphone e PC, ma anche console, storage e supporti fisici. Nintendo afferma di avere copertura sufficiente, una condizione che le consente per ora di evitare una nuova revisione del prezzo di Switch 2. Non ha però fornito dettagli su contratti, quantità acquistate o orizzonte temporale di tale copertura.
Un secondo elemento sarà la risposta del pubblico dopo l’aumento già introdotto. Le vendite di Switch 2 sono partite da una base molto solida, ma il rallentamento dell’hardware rende più importante capire quanto la domanda resti elastica a quota 499 dollari negli Stati Uniti e agli equivalenti listini degli altri Paesi. Il prossimo aggiornamento finanziario offrirà indicazioni più chiare su questo punto.
Per ora, il messaggio di Nintendo è circoscritto ma significativo: nonostante la tensione sui componenti e i rincari già visti nel comparto console, Switch 2 non avrà un altro aumento nell’immediato. È una tregua condizionata dalla capacità dell’azienda di mantenere l’accesso alla memoria necessaria, non la prova che l’ondata di aumenti nell’hardware da gioco sia conclusa.




