Il primo passaggio giudiziario della disputa tra Sigfrido Ranucci e Rai si chiude a favore dell’azienda. Il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto il ricorso d’urgenza con cui il giornalista aveva chiesto di essere reintegrato come autore e conduttore di Report, dopo la decisione comunicata a fine agosto di affidare il programma a una nuova guida.
La decisione non riporta Ranucci alla conduzione prima dell’avvio della prossima stagione, previsto per l’8 novembre. Per Rai rappresenta un elemento di stabilità nella gestione del palinsesto e nel cambio al vertice di una delle trasmissioni più riconoscibili di Rai 3; per il giornalista, invece, significa che la contestazione sulla rimozione proseguirà senza ottenere, per ora, l’effetto più immediato richiesto al giudice.
Le motivazioni del provvedimento non sono ancora note. È quindi prematuro ricavare dalla decisione una valutazione definitiva nel merito delle ragioni sollevate dalle parti. Ciò che emerge è l’esito della procedura cautelare: il giudice non ha accolto la domanda di intervenire con urgenza sulla scelta aziendale.
Un ricorso pensato per intervenire prima della nuova stagione
Ranucci aveva depositato il ricorso il 15 settembre, facendo riferimento all’articolo 700 del Codice di procedura civile. Questo strumento viene utilizzato quando chi ricorre chiede una misura immediata, prima di un eventuale giudizio ordinario, sostenendo che l’attesa possa compromettere in modo rilevante la propria posizione.
Nel caso specifico, la tempistica era centrale. La richiesta puntava alla revoca della decisione di Rai e al ritorno del giornalista nei suoi incarichi prima della ripartenza del programma. L’udienza si era tenuta il 25 settembre davanti alla giudice Donatella Casari, che aveva dato alle parti tempo fino al 30 settembre per depositare osservazioni. Il rigetto arrivato il 9 ottobre lascia dunque invariato l’assetto organizzativo con cui l’azienda si prepara alla stagione.
La controversia nasce dalla comunicazione del 28 agosto, quando Rai ha annunciato il passaggio di Report a una nuova conduzione. Ranucci guidava la trasmissione dal 2017, subentrando a Milena Gabanelli. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, l’azienda ha richiamato una situazione di incompatibilità, le pressioni che avrebbero coinvolto la redazione e questioni riguardanti credibilità e autorevolezza, riferite a presunte opacità e interferenze.
La difesa del giornalista ha respinto questa impostazione, definendo la scelta illegittima, discriminatoria e priva di una motivazione adeguata. Si tratta di posizioni contrapposte: l’ordinanza resa nota il 9 ottobre non consente, in assenza delle motivazioni, di stabilire quali argomenti abbiano avuto maggiore peso nella valutazione del tribunale.
La programmazione può proseguire, ma il caso resta aperto
Per Rai il risultato cautelare riduce l’incertezza più ravvicinata: non deve modificare nuovamente la guida del programma a poche settimane dal debutto. La nuova stagione dovrebbe partire l’8 novembre con Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale alla conduzione. In una rete televisiva, soprattutto per un format consolidato e legato all’identità editoriale della propria fascia, la definizione anticipata delle responsabilità è un passaggio operativo rilevante: coinvolge la conduzione, il lavoro della redazione e la presentazione dell’offerta al pubblico.
Questo non equivale, però, alla chiusura della partita. Il rigetto riguarda la tutela richiesta in via d’urgenza e non esaurisce necessariamente tutte le iniziative che Ranucci può decidere di intraprendere contro la rimozione. Il giornalista aveva contestato fin dall’inizio la legittimità della scelta, mentre la decisione giudiziaria odierna fotografa soltanto l’impossibilità di ottenere il reintegro immediato richiesto con quel ricorso.
La distinzione è importante anche sul piano industriale. Rai può procedere con la propria pianificazione nel breve termine, ma il contenzioso mantiene aperto un dossier che riguarda contemporaneamente rapporti di lavoro, autonomia organizzativa e gestione di un marchio televisivo di primo piano. Fino alla pubblicazione delle motivazioni non è possibile anticipare se il giudice abbia fondato il rigetto soprattutto sull’assenza dei requisiti di urgenza, su altri profili della domanda o su una combinazione di elementi.
Le destinazioni alternative e la sospensione disciplinare
Parallelamente al ricorso sulla conduzione, Rai aveva indicato a Ranucci tre possibili destinazioni: RaiNews, Tg3 oppure l’ufficio di corrispondenza del Cairo. Il termine per scegliere era stato prorogato al 13 ottobre. Anche questo passaggio mostra come la vicenda non riguardi soltanto il posto al vertice di Report, ma il successivo inquadramento professionale del giornalista all’interno dell’azienda.
Nei giorni precedenti alla pronuncia del tribunale si è aggiunto un ulteriore elemento di tensione. Il 5 ottobre Rai ha disposto una sospensione disciplinare di dieci giorni, collegata a quattro contestazioni che includono la gestione di alcuni rapporti e comunicazioni e presunte dichiarazioni denigratorie verso colleghi. Il legale di Ranucci, Roberto De Vita, ha annunciato l’intenzione di impugnare anche questo provvedimento.
I due piani restano distinti. Da una parte c’è la contestazione della rimozione da autore e conduttore, affrontata con il ricorso d’urgenza appena respinto; dall’altra c’è il procedimento disciplinare, che potrà generare un proprio confronto. L’accumularsi di atti e scadenze rende meno lineare una vicenda nata attorno al futuro di una trasmissione, ma ormai estesa al rapporto complessivo tra il giornalista e Rai.
Per il pubblico, l’effetto immediato è chiaro: la prossima edizione di Report si avvierà con Piervincenzi e Di Pasquale, salvo sviluppi ulteriori. Per l’azienda, il provvedimento consente di difendere senza reintegri immediati la scelta annunciata ad agosto. Per Ranucci resta invece la possibilità di valutare le prossime mosse giudiziarie e di contestare separatamente la sospensione disciplinare.
Il passaggio decisivo per comprendere la portata tecnica dell’ordinanza sarà la conoscenza delle motivazioni. Fino ad allora, il dato verificabile è che il giudice del lavoro non ha accolto la domanda urgente di ritorno alla guida del programma. La programmazione dell’8 novembre resta dunque il riferimento concreto della vicenda, mentre il confronto legale tra le parti non può essere considerato concluso.




