Il Singapore International Film Festival sceglie Aamir Khan come volto simbolico della sua 37ª edizione e affida al suo percorso una delle operazioni più significative del programma: lo Screen Icon Award sarà accompagnato da una proiezione speciale di Lagaan: Once Upon a Time in India, a venticinque anni dall'uscita del film, con la partecipazione del regista Ashutosh Gowariker. È un riconoscimento rivolto a un attore, regista e produttore che ha attraversato più stagioni dell'industria indiana, ma il contesto in cui arriva lo rende anche una dichiarazione di intenti del festival: leggere il cinema asiatico attraverso le sue connessioni, non attraverso singoli mercati isolati.

Lagaan resta un titolo utile per misurare quella trasformazione. Il film, ambientato nell'India coloniale e costruito attorno a una partita di cricket che diventa scontro politico e sociale, si impose ben oltre il circuito nazionale fino a ottenere la candidatura all'Oscar per il miglior film internazionale. La riproposizione a Singapore non punta soltanto alla nostalgia: rimette in sala un'opera che, nei primi anni Duemila, contribuì a rendere più visibile la capacità di Bollywood di circolare nei mercati e nei festival fuori dall'India senza rinunciare alla propria identità narrativa e musicale.

Per Khan il premio arriva in una fase in cui il suo profilo pubblico continua a coincidere con più ruoli dell'audiovisivo. La sua carriera non è riconducibile alla sola presenza davanti alla macchina da presa: ha alternato interpretazione, produzione e regia, contribuendo a portare film indiani di grande richiamo in un confronto internazionale sempre più strutturato. SGIFF lo premia dunque come figura di lunga influenza sul cinema asiatico, scegliendo un titolo della sua filmografia che chiarisce il valore industriale oltre che culturale dell'omaggio.

L'apertura affidata al thriller coreano di Hur Jin-ho

La serata inaugurale sarà invece dedicata a The Assassin(s), thriller sudcoreano diretto da Hur Jin-ho. Nel cast figurano Yoo Hae-jin, Park Hae-il e Lee Min-ho; Hur sarà presente a Singapore insieme agli interpreti Shim Eun-kyung e Park Sung-hoon. L'accostamento tra l'omaggio a una grande star indiana e l'apertura con una produzione coreana restituisce con precisione l'ambizione del cartellone: intercettare pubblici diversi attraverso autori e cinematografie che hanno ormai una riconoscibilità forte anche oltre i rispettivi confini.

La Corea del Sud occupa da anni una posizione centrale nell'ecosistema audiovisivo asiatico, tra distribuzione internazionale, piattaforme e prestigio festivaliero. Hur Jin-ho, autore con una filmografia che ha frequentato registri differenti, viene qui chiamato a inaugurare il festival con un titolo di tensione, genere che conserva una capacità concreta di attrazione in sala e nelle vendite internazionali. La presenza del regista e di parte del cast aggiunge inoltre una componente di incontro diretto che i festival continuano a considerare decisiva: non soltanto proiezioni, ma occasioni in cui l'opera viene accompagnata dalle persone che l'hanno realizzata.

La programmazione degli incontri conferma questa direzione. La serie In Conversation With ospiterà Shim Eun-kyung, il regista e produttore Peter Chan Ho-sun e l'attore di Hong Kong Anthony Wong. Per Wong è previsto un dialogo dopo la proiezione di My Name Ain’t Suzie, legato al suo primo ruolo da attore. Sono scelte che usano il festival come archivio vivente delle carriere asiatiche: opere nuove, riletture di titoli precedenti e testimonianze personali vengono tenute insieme invece di essere separate in compartimenti stagni.

Un programma che guarda anche alla filiera

Il valore di SGIFF, tuttavia, non dipende soltanto dai nomi in cartellone. Il direttore esecutivo Jeremy Chua ha indicato l'intenzione di ripensare il modo in cui il pubblico entra in relazione con la manifestazione, citando nuovi formati di presentazione, una piattaforma per i biglietti resa più intuitiva e un programma professionale ampliato fino a diventare un centro di risorse per artisti, tecnici e storyteller in fasi differenti del lavoro. Al festival si aggiungerà anche una sezione gratuita collocata all'incrocio fra creatività e tecnologia, dedicata alle forme che lo storytelling potrà assumere in futuro.

Per un evento cinematografico, investire nell'accesso e nei servizi professionali è una scelta che ha effetti meno immediati di un red carpet ma più rilevanti nel tempo. Le manifestazioni asiatiche competono oggi non solo per ottenere anteprime e ospiti, ma per restare punti di passaggio utili a chi sviluppa, finanzia, realizza e distribuisce film. Un'offerta orientata ai professionisti può rafforzare relazioni, favorire l'emersione di nuove competenze e rendere più stabile il legame tra un festival e la sua scena locale.

La giuria dell'Asian Feature Film Competition sarà presieduta dalla regista coreana Yim Soon-rye. Fra gli altri partecipanti annunciati figurano il giapponese Fukada Koji, regista di Nagi Notes, le direttrici e i direttori della fotografia Ashizawa Akiko e Tom Harari, oltre al regista Jacob Cheung. La composizione sottolinea un altro elemento spesso trascurato nei programmi festivalieri: l'attenzione non è concentrata esclusivamente sugli autori più esposti, ma include mestieri e saperi che determinano la tenuta concreta delle produzioni.

Singapore porta in casa una rete già internazionale

Uno dei dati più interessanti dell'edizione è la presenza di oltre 25 produzioni e coproduzioni di Singapore che hanno già ottenuto riconoscimenti o selezioni in festival come Cannes, Sundance, Toronto, Venezia e Melbourne. Non si tratta quindi di una vetrina costruita separatamente dal circuito globale, ma del ritorno sul territorio di opere e professionisti che hanno già trovato spazi internazionali.

Fra gli esempi segnalati dal festival, Ong Xuan Jing, protagonista di Ah Girl, ha vinto il premio come miglior attrice nella Young Cinema Competition dell'Hong Kong International Film Festival; Ang Geck Geck ha ricevuto lo Youth Jury Award all'International Film Festival Rotterdam. The House on the Moon di Nelson Yeo ha debuttato in concorso a Locarno, mentre Tan Si En di Momo Film Co. ha coprodotto Nagi Notes, passato in concorso a Cannes. Daniel Hui ha montato Sleep No More e The Burning Giants, presentati rispettivamente a Berlino e Venezia. Anthony Chen di Giraffe Pictures ha coprodotto Four Seasons in Java, e Lai Weijie di E W Films 9 Temples to Heaven, selezionato alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes.

Questa mappa di crediti dice molto della maturazione di Singapore come snodo produttivo. Non conta soltanto l'esistenza di film nazionali capaci di viaggiare: conta la presenza di produttori, montatori e società coinvolti in progetti regionali, con ruoli che attraversano confini e sistemi di finanziamento. Per il pubblico locale, riportare questi lavori sugli schermi della città significa poter vedere una filiera spesso percepita come distante. Per l'industria, è una dimostrazione tangibile che la crescita dipende dalla continuità delle collaborazioni, non dal successo episodico di un singolo titolo.

SGIFF consegnerà inoltre il Cinema Honorary Award, il massimo riconoscimento del festival per i contributi duraturi al cinema asiatico, a Kore-eda Hirokazu. Il programma abbinerà al premio la proiezione di Look Back. L'accoppiata fra Kore-eda e Aamir Khan amplia il perimetro dell'edizione: da una parte un autore giapponese associato a un cinema d'osservazione familiare e sociale, dall'altra una star-produttore indiana la cui traiettoria passa anche dal grande spettacolo popolare.

La 37ª edizione costruisce così un programma che evita di ridurre l'Asia a un'unica estetica o a una sola modalità industriale. Ci sono il thriller coreano d'apertura, l'anniversario di un classico indiano, il riconoscimento a un maestro giapponese e la crescita di una comunità singaporiana attiva nella coproduzione internazionale. La sfida sarà tradurre questa densità di nomi e percorsi in un'esperienza accessibile anche agli spettatori non specialisti. Le modifiche annunciate su biglietteria, formati e attività gratuite vanno lette proprio in questa prospettiva: allargare le porte del festival senza indebolire il lavoro di costruzione professionale che avviene dietro lo schermo.

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