Quentin Tarantino ha una sceneggiatura pronta, ma non intende trasformarla subito nel decimo lungometraggio della sua carriera. Ospite di The Graham Norton Show, il regista ha confermato di aver scritto un copione che gli piace, spiegando però di voler sospendere per ora il percorso che porta normalmente da una pagina alla produzione: vuole concentrarsi sul teatro, passare tempo con la famiglia e prendere distanza prima di capire quale direzione imboccare.

È una precisazione importante soprattutto perché Tarantino ha legato da anni il proprio futuro alla soglia dei dieci film. Se questa sceneggiatura dovesse effettivamente diventare il suo prossimo titolo per il cinema, il progetto avrebbe un peso inevitabilmente maggiore di quello di una normale nuova produzione: sarebbe l’opera chiamata a chiudere, almeno secondo il piano dichiarato dall’autore, una filmografia iniziata con Le iene e proseguita fino a C’era una volta a... Hollywood.

Ma il dato concreto, per il momento, è meno definitivo di quanto suggerisca la sola esistenza di un copione. Tarantino non ha comunicato il titolo della sceneggiatura, non ne ha rivelato la trama, né ha indicato interpreti, produttori, finanziatori, studio o periodo delle riprese. Non c’è dunque una lavorazione formalmente avviata e non esiste una finestra di uscita. Il regista ha detto di voler vedere prima chi sarà dopo questa esperienza teatrale e dopo una pausa personale: una formulazione che lascia il progetto in una fase di attesa, non in preproduzione.

Il teatro al centro dei prossimi mesi

L’impegno immediato di Tarantino è The Popinjay Cavalier, spettacolo da lui scritto che debutterà al Phoenix Theatre del West End di Londra. Le anteprime sono previste per la fine di febbraio, mentre l’apertura ufficiale è fissata a marzo; la programmazione dovrebbe chiudersi il 13 giugno, dopo circa tre mesi di repliche. Nel cast c’è Sacha Baron Cohen.

La commedia, presentata come un’avventura di cappa e spada, nasce peraltro da un passaggio significativo: Tarantino l’aveva concepita inizialmente come sceneggiatura cinematografica, per poi rendersi conto che il materiale funzionava meglio sul palcoscenico. Non è soltanto una deviazione occasionale nel curriculum di un cineasta. È la dimostrazione più recente di un metodo in cui la forma finale non è stabilita in automatico dall’idea di partenza. Un testo può cambiare destinazione se l’autore ritiene che ritmo, spazio e rapporto con il pubblico richiedano un altro linguaggio.

Per l’industria audiovisiva, il passaggio ha anche un effetto pratico: il prossimo lavoro pubblico di Tarantino non sarà un set hollywoodiano né una campagna di lancio cinematografica, ma una produzione teatrale a Londra. Questo sposta in avanti qualsiasi aspettativa sul decimo film e crea un intervallo nel quale il regista potrà riconsiderare materiale, priorità e forse anche la decisione di utilizzare proprio il copione già completato.

Una sceneggiatura non equivale a un film annunciato

Nel cinema d’autore le sceneggiature già scritte non sono necessariamente progetti destinati ad arrivare sullo schermo nella stessa forma, o ad arrivarci affatto. Nel caso di Tarantino la distinzione merita ancora più attenzione, perché la sua filmografia è accompagnata da un lungo immaginario di storie, titoli e personaggi discussi fuori dai film effettivamente realizzati. La notizia, quindi, non autorizza a riempire i vuoti con ipotesi sul genere, su eventuali ritorni di attori abituali o su collegamenti con opere precedenti.

La prudenza è richiesta anche dal modo in cui Tarantino ha descritto il prossimo passo. Non ha detto di essere pronto a girare, né di aver fissato una ripresa dopo la chiusura dello spettacolo. Ha parlato piuttosto della necessità di vivere un po’, tornando poi a valutare che cosa vuole fare. È una differenza sostanziale: il copione è un elemento fondamentale, ma la scelta di farne un film resta sua e non appare ancora irrevocabile.

Per produttori, esercenti e distributori, l’assenza di un calendario significa che non c’è oggi un titolo da collocare nella pianificazione delle prossime stagioni. Un nuovo Tarantino è uno degli eventi rari capaci di diventare immediatamente centrali nel circuito delle sale, nei festival e nella stagione dei premi; proprio per questo l’attesa genera attenzione. Tuttavia non esistono indicazioni affidabili per trasformarla in una previsione commerciale. Il progetto va considerato scritto, non programmato.

Il peso di un possibile addio al lungometraggio

L’ultimo film distribuito da Tarantino resta C’era una volta a... Hollywood, arrivato nel 2019 con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie e Margaret Qualley. Il film ottenne riconoscimenti importanti agli Oscar: Pitt vinse come attore non protagonista, mentre Barbara Ling e Nancy Haigh furono premiate per la scenografia. Tarantino ricevette candidature per miglior film e regia, e DiCaprio per il ruolo da protagonista.

Sette anni senza un nuovo lungometraggio rendono il contesto diverso da quello in cui il regista lavorava con maggiore continuità. Non significa che il suo peso culturale si sia ridotto: semmai, la rarità di un’eventuale prossima uscita aumenta la pressione sul progetto. Se il decimo film conserverà lo status di capitolo conclusivo, verrà inevitabilmente letto non solo per ciò che racconterà, ma per il modo in cui dialogherà con l’intera carriera del suo autore.

È proprio questa cornice a rendere comprensibile la volontà di non accelerare. Chiudere una filmografia per scelta pone un problema creativo e industriale insieme: il film deve anzitutto convincere il regista che lo ha scritto, ma dovrà anche affrontare aspettative sedimentate da decenni di pubblico, critica e mercato. Un rinvio può apparire frustrante per chi aspetta notizie, ma evita di presentare come imminente un’opera che non è stata ancora scelta in via definitiva.

Il prossimo aggiornamento concreto arriverà quindi più facilmente dal West End che da Hollywood. Fino alla conclusione di The Popinjay Cavalier, prevista per giugno, Tarantino avrà un impegno artistico preciso. Dopo, resta aperta la possibilità di tornare al copione già completato. Resta aperta, però, anche la possibilità che quel tempo lontano dal set modifichi il suo punto di vista. Per ora la sola certezza è che la decima sceneggiatura esiste; il decimo film, invece, deve ancora cominciare davvero.

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