La World's 50 Best Restaurants cambia veste e diventa The 50. Non è soltanto un'operazione grafica: il nuovo posizionamento prova ad allargare il campo oltre l'idea classica di alta ristorazione.

Un marchio meno legato a una sola categoria

Negli ultimi anni il confine tra fine dining, cucina informale e format contemporanei si è fatto meno netto. Molti ristoranti influenti non utilizzano più necessariamente servizio formale, menu degustazione molto lunghi o ambienti tradizionalmente lussuosi.

Il rebranding prova a riconoscere questa trasformazione e a costruire un'identità più flessibile.

Il problema delle classifiche

Ogni ranking gastronomico incorpora criteri culturali. Decidere quali luoghi premiare significa inevitabilmente definire una certa idea di eccellenza.

Allargare il perimetro può rendere la selezione più contemporanea, ma aumenta anche la difficoltà del confronto. Un ristorante di lusso e un locale informale non offrono la stessa esperienza e non possono essere misurati con parametri identici.

Un pubblico più ampio

La nuova identità può aiutare il brand a parlare a una generazione meno legata ai rituali del fine dining e più interessata a autenticità, creatività e accessibilità.

Il rischio sarà evitare che l'allargamento diventi soltanto marketing. Se i criteri resteranno invariati, il nuovo nome cambierà poco. Se cambieranno davvero, la classifica potrebbe diventare uno specchio più interessante della ristorazione contemporanea.

Fonte

Dissapore: il rebranding da World's 50 Best a The 50.