La rabbia, a scuola, finisce spesso nel registro dei comportamenti da contenere: una nota disciplinare, un richiamo, una sospensione nei casi più seri. Molto meno spazio viene riservato al passaggio precedente, quello che riguarda la capacità di riconoscere l’emozione, darle un nome e capire come attraversarla senza trasformarla in un danno per sé o per gli altri. È da qui che parte Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola, il nuovo percorso formativo presentato da Unobravo ed Edulia dal Sapere Treccani.

L’iniziativa si rivolge alle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia e punta sull’alfabetizzazione emotiva come competenza educativa, non come attività occasionale affidata alla sensibilità di un singolo docente. La presentazione si è tenuta il 12 ottobre alla Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa della deputata Elena Bonetti. Alla giornata ha partecipato anche Medici Senza Frontiere, organizzazione con cui Unobravo collabora in ottobre per la campagna dedicata alla salute mentale Anche questa è cura.

Il progetto arriva in un momento in cui gli episodi che coinvolgono adolescenti, nelle scuole e fuori, riportano con continuità al centro del dibattito il disagio giovanile. Ridurre queste vicende alla sola indisciplina rischia però di lasciare senza risposta una parte decisiva del problema: gli studenti devono poter imparare a distinguere frustrazione, paura, vergogna, tristezza, rabbia e pressione, e gli adulti che lavorano con loro devono disporre di strumenti per leggere quei segnali senza improvvisarsi terapeuti.

Sei appuntamenti per studenti e insegnanti

Il format annunciato da Unobravo ed Edulia prevede sei appuntamenti. Tre webinar saranno dedicati ai docenti, con materiali e strumenti pensati per sostenere il lavoro sulla consapevolezza emotiva in classe. Gli altri tre eventi coinvolgeranno direttamente gli studenti: si svolgeranno alla Sala Igea di Treccani a Roma, con la possibilità per le classi di seguire in diretta streaming dalle proprie scuole.

L’impostazione cerca dunque di tenere insieme i due versanti della comunità scolastica. Ai ragazzi viene proposto uno spazio di confronto su identità, fragilità e vissuti personali; agli insegnanti, invece, un’occasione di formazione che dovrebbe aiutare a rendere quel confronto gestibile nel quotidiano. È una distinzione importante: un incontro con esperti può aprire una discussione, ma la continuità dipende poi dalle relazioni in aula, dall’organizzazione degli istituti e dalla preparazione degli adulti di riferimento.

I contenuti sono stati elaborati con il contributo del team clinico di Unobravo. Per gli appuntamenti rivolti agli studenti sono previsti professionisti della salute mentale e figure note sul web, una scelta che prova a usare linguaggi familiari al pubblico adolescente mantenendo un presidio clinico sui temi trattati. Nel primo incontro interverranno Papà per Scelta insieme a un terapeuta di Unobravo, con un focus sul riconoscimento delle fragilità e sulla costruzione dell’identità.

Il programma affronta anche il rapporto fra crescita personale e ambienti digitali. Social network, tecnologia e strumenti basati sull’intelligenza artificiale fanno ormai parte della socialità e della rappresentazione di sé degli adolescenti; per questo non possono essere esclusi da una riflessione educativa sulle emozioni. Il dato non autorizza però a trattarli come sostituti di un supporto professionale o di relazioni adulte affidabili. Possono amplificare confronti, modelli e pressioni, ma anche offrire occasioni di informazione e di espressione: la differenza dipende dal contesto, dalla qualità delle fonti e dalle competenze con cui vengono usati.

Dalla sanzione alla comprensione, senza confondere i ruoli

Uno dei nodi centrali del percorso è la rabbia. Non viene presentata come un comportamento accettabile in qualunque forma, né come qualcosa da romanticizzare. L’obiettivo dichiarato è spostare lo sguardo dall’atto visibile all’emozione che può precederlo. Una reazione aggressiva richiede regole e, quando necessario, conseguenze; ma per prevenire che si ripeta occorre anche comprendere quali strumenti mancano a chi la mette in atto e a chi vi assiste.

Questa impostazione può essere utile anche per evitare un equivoco frequente nel dibattito pubblico: educazione emotiva e assistenza psicologica non coincidono. La scuola non è un servizio sanitario e gli insegnanti non possono prendere il posto di psicologi e psicoterapeuti. Può però essere uno dei luoghi nei quali studenti e studentesse imparano un vocabolario per raccontare ciò che provano, intercettano più facilmente una difficoltà e, quando serve, vengono indirizzati verso canali adeguati di ascolto e cura.

Il bisogno di un intervento strutturato emerge anche dai dati richiamati dai promotori. Secondo il MINDex 2026, il barometro sul benessere mentale degli italiani realizzato da Unobravo con Ipsos Doxa, quasi sei persone su dieci dichiarano di non essersi sentite sostenute dalla scuola nello sviluppo dell’intelligenza emotiva; il 51% afferma di non avere strumenti sufficienti per gestire le proprie emozioni. Sono risultati di un’indagine promossa da uno dei soggetti coinvolti nel progetto, e vanno quindi letti in quel perimetro, ma indicano una percezione diffusa: per molti adulti l’educazione ricevuta non ha dato parole né pratiche per affrontare il disagio.

Un’altra evidenza citata è quella del Report 2025 dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile: oltre il 72% degli studenti considera utili le iniziative di sensibilizzazione a scuola e chiede più occasioni di confronto guidato, oltre a sportelli di ascolto psicologico. La richiesta non riguarda soltanto le emergenze. Intercettare la fatica prima che diventi crisi significa lavorare sui comportamenti ordinari: conflitti nel gruppo classe, ansia per il giudizio, aspettative familiari, paura di sbagliare, esclusione e difficoltà nel costruire un’immagine di sé.

La pressione della prestazione entra nel programma scolastico

Il titolo del progetto mette insieme emozioni e identità, ma il tema della performance è altrettanto rilevante. Per gli adolescenti il rendimento scolastico resta un fattore importante di valutazione; oggi, tuttavia, si sovrappone a una valutazione quasi permanente che passa dai social, dalla visibilità online, dall’aspetto e dalla capacità di mostrarsi sempre adeguati. L’ansia da prestazione non nasce da un solo ambiente e non può essere risolta con un singolo webinar, ma la scuola può evitare di trattarla come un fatto esclusivamente privato.

Qui si misura anche la portata concreta dell’iniziativa. La diretta streaming permette potenzialmente a classi di molte città di assistere agli incontri, riducendo i vincoli logistici di un evento in presenza. Tuttavia, accesso non equivale automaticamente a impatto. Perché il percorso produca effetti nelle scuole serviranno tempi per rielaborare i contenuti, docenti messi nelle condizioni di farlo e un raccordo con le risorse territoriali per i casi che richiedono un sostegno specialistico. Il progetto offre un punto di partenza e un format; non sostituisce gli investimenti in figure di ascolto, formazione permanente e servizi di salute mentale.

Edulia dal Sapere Treccani porta nell’operazione la propria attività nel campo dell’educazione e dell’innovazione, mentre Unobravo mette a disposizione la componente clinica maturata nel servizio di sostegno psicologico online e in presenza. L’alleanza riflette un movimento più ampio dell’EdTech e della formazione: le piattaforme e i contenuti digitali possono estendere la platea della formazione, ma sul benessere degli studenti la qualità editoriale e la competenza professionale contano quanto la distribuzione tecnologica.

Nei prossimi appuntamenti sarà possibile valutare quanto il modello riesca a tradurre l’attenzione mediatica sul disagio in strumenti utilizzabili nelle classi. La sfida non è trovare una definizione rapida per ogni emozione, né trasformare ogni difficoltà adolescenziale in un problema clinico. È costruire a scuola un linguaggio comune che consenta di riconoscere ciò che accade, chiedere aiuto in tempo e distinguere tra il conflitto che può essere elaborato e il disagio che richiede una presa in carico più specifica.

Fonti