Il prodotto interno lordo reale degli Stati Uniti è cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,5% nel secondo trimestre del 2026. È il dato contenuto nella seconda stima del Bureau of Economic Analysis, che segue il +2,1% registrato nei primi tre mesi dell’anno.

Cosa ha sostenuto la crescita

Il BEA indica tra i contributi positivi l’aumento della spesa dei consumatori e delle esportazioni. Sono due componenti importanti perché mostrano una domanda ancora in grado di sostenere l’attività, anche se il ritmo complessivo risulta più debole rispetto al trimestre precedente.

Il PIL annualizzato americano tende a produrre numeri più vistosi rispetto alle variazioni trimestre su trimestre utilizzate frequentemente in Europa. Per interpretarlo correttamente bisogna quindi guardare alla direzione e alle componenti, non soltanto alla percentuale headline.

Perché il rallentamento conta per la Fed

Una crescita più moderata può ridurre parte delle pressioni inflazionistiche, ma non basta da sola a determinare le scelte di politica monetaria. La Federal Reserve osserva contemporaneamente mercato del lavoro, prezzi, salari e condizioni finanziarie.

Il dato del secondo trimestre lascia quindi un’economia ancora in espansione ma meno brillante. Il punto da monitorare sarà se il rallentamento resterà ordinato oppure inizierà a trasferirsi con maggiore forza su occupazione e investimenti.

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