Zhang Yimou sarà il presidente della giuria del concorso principale del 31° Busan International Film Festival, in programma dal 6 al 15 ottobre. La scelta affida a uno dei registi asiatici più riconoscibili sul piano internazionale il compito di guidare il secondo anno della nuova competizione del festival coreano, introdotta nel 2025 nell’ambito di una più ampia riorganizzazione della manifestazione.

Il panel sarà composto da sette professionisti provenienti da diversi territori dell’industria audiovisiva asiatica: accanto a Zhang siederanno il cinese Bi Gan, l’attrice sudcoreana Moon Choi, il regista giapponese Kei Ishikawa, la filmmaker sudcoreana July Jung, la produttrice vietnamita Tran Thi Bich Ngoc e l’attrice kazaka Samal Yeslyamova. La giuria dovrà valutare 13 lungometraggi selezionati nella competizione e assegnare cinque Busan Awards: miglior film, miglior regia, premio speciale della giuria, miglior attore e contributo artistico.

In gioco c’è un montepremi complessivo di 80.000 dollari, pari a circa 110 milioni di won. Ma la rilevanza del verdetto va oltre l’entità economica dei premi. Busan sta cercando di rendere il proprio concorso un passaggio capace di incidere sul percorso commerciale, critico e internazionale dei film asiatici, in un calendario festivaliero dove la visibilità è sempre più legata alla capacità di costruire continuità tra première, mercato e stagione dei premi.

Un presidente che unisce prestigio d’autore e forza industriale

La carriera di Zhang Yimou offre al festival un profilo adatto a questa ambizione. Il cineasta ha costruito una filmografia che attraversa il cinema d’autore cinese, il dramma storico, il wuxia di grande scala e il blockbuster domestico. Il suo esordio, Red Sorghum, ottenne l’Orso d’oro a Berlino nel 1988; in seguito The Story of Qiu Ju e Not One Less conquistarono il Leone d’oro a Venezia, mentre To Live ricevette il Grand Prix a Cannes nel 1994.

Accanto al riconoscimento festivaliero, Zhang incarna anche una dimensione produttiva e popolare rara nel cinema d’autore asiatico. Hero, interpretato da Jet Li, raggiunse circa 177 milioni di dollari al box office mondiale nel 2002. Più di recente, il film storico Full River Red, uscito nel 2023, ha superato i 670 milioni di dollari di incassi globali. Sono risultati che spiegano perché la sua nomina non sia soltanto un omaggio a una carriera: la presidenza mette al centro una figura che conosce sia i linguaggi della legittimazione critica sia le logiche del grande pubblico cinese.

Il rapporto con Busan, inoltre, non nasce ora. Nel 2010 il festival aprì con Under the Hawthorn Tree, il suo melodramma romantico. Sedici anni dopo, Zhang torna con una funzione diversa, in un’edizione che punta a dare maggiore riconoscibilità ai propri premi e alla selezione in gara.

Una giuria che fotografa l’ecosistema regionale

La composizione del gruppo evita un’impostazione soltanto celebrativa e mette in relazione autori affermati, interpreti, produzione e cinema delle nuove generazioni. Bi Gan rappresenta uno dei nomi più importanti del cinema cinese contemporaneo: il suo ultimo lungometraggio, Resurrection, ha ricevuto un premio speciale a Cannes nel 2025 e, l’anno successivo, il riconoscimento per il contributo artistico al concorso inaugurale di Busan.

Moon Choi arriva invece al tavolo della giuria anche come produttrice. Ha recitato e prodotto Bedford Park, titolo vincitore al Sundance e incluso nella programmazione di Busan di quest’anno. Kei Ishikawa, autore giapponese di A Man e A Pale View of Hills, porta l’esperienza di un cinema nazionale dotato di una propria forte rete di premi e distribuzione. July Jung ha presentato tutti e tre i suoi lungometraggi, da A Girl at My Door a Next Sohee fino al recente Dora, al Festival di Cannes.

Il perimetro della giuria si estende poi al Sud-est asiatico e all’Asia centrale. Tran Thi Bich Ngoc lavora da tre decenni tra produzioni della regione e figura nei crediti di opere quali Big Father, Small Father and Other Stories, The Third Wife e Glorious Ashes. Samal Yeslyamova, premiata a Cannes come miglior attrice per Ayka nel 2018, conosce già da vicino il festival: in passato ha fatto parte della giuria New Currents, la sezione storicamente dedicata ai talenti emergenti.

Queste presenze sono indicative della direzione che Busan intende mantenere. Il festival non si propone come una semplice vetrina nazionale, né come una replica asiatica dei grandi appuntamenti europei: la sua forza deriva dalla capacità di far incontrare industrie molto diverse per finanziamenti, mercati domestici, modelli di censura, infrastrutture distributive e circuiti di coproduzione. Una giuria con esperienze tanto differenti può leggere i film selezionati anche attraverso queste distanze.

Il concorso è giovane, ma i premi hanno già un effetto concreto

Fino al 2025 Busan era un riferimento imprescindibile per il cinema asiatico senza avere un concorso principale nella forma oggi adottata. Il debutto della sezione competitiva ha cambiato la gerarchia interna dell’evento: il primo Busan Award per il miglior film è andato a Gloaming in Luomu del regista Zhang Lu. L’edizione 2026 dovrà mostrare se quel primo passo può trasformarsi in una tradizione riconoscibile per autori, venditori internazionali e programmatori.

Il passaggio è particolarmente rilevante dopo le modifiche introdotte dall’Academy nel maggio 2026 per la categoria Oscar dedicata al miglior film internazionale. In base alle nuove regole citate dal festival, il vincitore del premio per il miglior film a Busan verrà sottoposto automaticamente alla categoria. Questo non equivale a una candidatura agli Academy Awards, né garantisce l’ingresso nella shortlist o nella cinquina: aggiunge però un canale formale e una leva promozionale a un riconoscimento che, fino a pochi mesi fa, non esisteva.

Per le opere indipendenti dell’area asiatica, spesso costrette a cercare visibilità tra festival, sales agent e pochi sbocchi distributivi internazionali, questa possibilità può fare la differenza nella costruzione di una campagna. Un premio a Busan potrà diventare un elemento spendibile nelle trattative per le vendite territoriali, nella ricerca di uscite in sala e nella programmazione di altri festival. La presenza di Zhang Yimou offre inoltre una risonanza mediatica che aumenta l’attenzione sul risultato finale, pur senza modificare da sola le prospettive commerciali dei titoli selezionati.

Busan tra programmazione e mercato

Il concorso non è l’unico terreno su cui si misura l’edizione 2026. Dal 10 al 13 ottobre, in sovrapposizione con il festival, si terrà l’Asian Contents & Film Market. È qui che il valore culturale di una selezione può tradursi in trattative per diritti, coproduzioni, acquisizioni e finanziamenti. Per un festival che ambisce a pesare di più sulle carriere dei film, il collegamento tra il programma artistico e questa piattaforma professionale è essenziale.

Busan ha annunciato anche le altre giurie delle sezioni parallele. Il premio NETPAC per Vision Asia sarà assegnato da Nina Kochelyaeva, Matthew Poon e Lee Dongha; la giuria FIPRESCI comprenderà Ma Xingxu, Teresa Vena e Roh Chul-Hwan. Per il BIFF Mecenat Award, riservato al documentario in concorso, sono stati scelti Rintu Thomas, Kim Taeil e Zhou Hao. Il Sonje Award sarà invece valutato da Anuparna Roy, Abinash Bikram Shah e Lee Ranhee.

Il nome più atteso resta comunque quello di Zhang Yimou, perché sintetizza la doppia sfida di Busan: conservare la funzione di osservatorio sul nuovo cinema asiatico e, nello stesso tempo, costruire premi abbastanza riconoscibili da influenzarne il futuro. I 13 film in concorso daranno una prima misura di questa strategia. Il verdetto della giuria, atteso durante il festival, dirà se il nuovo impianto competitivo è già in grado di imporsi come un passaggio concreto nell’industria regionale.

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