La risposta degli Stati Uniti dopo la serata complicata contro l’Italia è stata netta, e soprattutto completa. Nel quarto di finale del Mondiale FIBA femminile di Berlino, Team USA ha superato l’Ungheria 108-56, ottenendo l’accesso alla semifinale e allungando a 34 la propria serie di vittorie consecutive nella competizione. Il divario finale racconta una partita senza equilibrio già dai primi minuti, ma il valore del successo va oltre i 52 punti di scarto: la nazionale guidata da Kara Lawson ha ritrovato fluidità offensiva, pressione difensiva e una distribuzione delle responsabilità che era mancata nel passaggio più sofferto della fase a gironi.

Contro l’Italia, gli Stati Uniti erano rimasti fermi a 55 punti, un risultato anomalo per un gruppo costruito per inseguire il quinto oro mondiale consecutivo, il dodicesimo complessivo nella storia del programma. L’Ungheria non ha avuto il tempo di trasformare quel precedente in un possibile fattore psicologico. Dopo il primo quarto il punteggio era già 36-12, all’intervallo 59-30: un vantaggio prodotto dalla capacità americana di togliere certezze alle avversarie e convertirne gli errori in possessi veloci dall’altra parte del campo.

La difesa ha aperto la strada alla partita perfetta

La chiave iniziale è stata nel livello di attività difensiva. L’Ungheria ha faticato a coinvolgere con continuità le sue giocatrici interne di riferimento, Dorka Juhasz e Virag Takacs-Kiss, che insieme hanno segnato appena quattro punti. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno creato palle perse, recuperato campo e sfruttato le situazioni di transizione. A metà gara, 25 dei 44 punti americani erano arrivati dopo turnover ungheresi: una cifra che fotografa quanto la pressione senza palla abbia determinato anche il ritmo dell’attacco.

Lawson ha indicato proprio nell’intensità difensiva l’origine della prestazione. Recuperi e cambi di possesso hanno generato superiorità numeriche, con gli Stati Uniti capaci di attaccare in campo aperto prima che la difesa dell’Ungheria potesse organizzarsi. È un aspetto essenziale in un torneo a eliminazione diretta: non basta avere talento individuale, perché le partite si restringono e ogni squadra prova a rallentare il gioco, togliere linee di passaggio e obbligare le avversarie a soluzioni più statiche. Gli USA hanno invece imposto il proprio ritmo fin dall’avvio.

La supremazia vicino a canestro ha completato il quadro. I 32 punti nel pitturato raccolti nel solo primo tempo superavano l’intera produzione dell’Ungheria a quel punto della gara; a fine incontro il totale in area è salito a 52. Il dato non segnala soltanto una maggiore fisicità, ma anche la qualità delle letture: la palla è arrivata dentro quando c’era un vantaggio concreto e le penetrazioni hanno aperto opzioni per i tiratori esterni.

Trentuno assist, il dato che racconta una squadra più connessa

Il tabellino registra 108 punti e 31 assist, entrambi record per un quarto di finale di Coppa del Mondo. Il numero degli assist è forse il più significativo nella prospettiva americana, perché riflette una circolazione del pallone molto più pulita rispetto a quella vista nella fase a gironi. Rhyne Howard ha sottolineato come la squadra abbia cercato di migliorare partita dopo partita, mantenendo tutte le giocatrici coinvolte e facendo muovere la palla. Napheesa Collier ha posto l’accento sulla differenza tra accontentarsi di un tiro disponibile e costruire quello migliore.

La distribuzione dei punti conferma questa idea. Collier è stata la miglior realizzatrice con 19 punti, il suo massimo con la nazionale maggiore; Howard ne ha messi 15. Kahleah Copper, Caitlin Clark e Jackie Young hanno chiuso tutte in doppia cifra con 10 punti, mentre Angel Reese ha contribuito con nove punti, sei rimbalzi e tre assist. Nessuna giocatrice ha dovuto caricarsi l’attacco sulle spalle: un elemento particolarmente rilevante per una selezione che, nella corsa alle medaglie, dovrà saper trovare soluzioni anche quando una singola bocca da fuoco viene limitata.

La percentuale dal campo, 58,8%, è stata la migliore degli Stati Uniti nel torneo. Anche il tiro da tre ha dato risposte: le 12 triple segnate hanno eguagliato il miglior dato della squadra in questa edizione, dopo un 29% dall’arco nei match del girone. Non significa che le difficoltà al tiro esterno siano definitivamente archiviate, ma dimostra che, quando la manovra genera vantaggi e la difesa alimenta fiducia, il gruppo dispone di molteplici fonti di punti.

In una nazionale con tante giocatrici abituate a essere centrali nei rispettivi club, il passaggio da somma di talenti a squadra funzionale è il nodo che può decidere un Mondiale. Collier ha parlato di un’intesa in crescita a ogni partita. Il quarto di finale ha offerto la dimostrazione più convincente: l’attacco non è stato basato sull’uno contro uno, ha alternato gioco interno, transizione e perimetro, mentre il contributo difensivo è arrivato dall’intera rotazione.

Un risultato storico, ma la semifinale cambia il livello della pressione

Il 108-56 entra anche nella storia statistica della manifestazione. I 108 punti sono il secondo miglior bottino mai prodotto in una gara a eliminazione diretta del Mondiale, dietro ai 110 del Brasile contro gli stessi Stati Uniti nella semifinale del 1994. Lo scarto di 52 punti è invece il secondo più ampio mai registrato in un quarto di finale. Sono riferimenti che spiegano la dimensione della serata, senza però modificare la sostanza del calendario: il torneo entra adesso nella fase in cui una sola prestazione negativa può interrompere il cammino.

In semifinale, sabato, gli Stati Uniti affronteranno la vincente tra Spagna e Australia. Qualunque sarà l’avversaria, il contesto sarà differente da quello visto con l’Ungheria. Una squadra capace di arrivare tra le prime quattro del torneo avrà più strumenti per contestare il ritmo americano, proteggere l’area e rendere costosi i cambi difensivi. Per Team USA il margine costruito nei quarti non sarà trasferibile automaticamente; lo saranno però alcuni principi emersi a Berlino: pressione sul portatore, transizione, passaggi rapidi e ricerca del tiro ad alta percentuale.

La lunga striscia di imbattibilità consegna agli Stati Uniti un peso storico che accompagna ogni loro apparizione mondiale. Al tempo stesso, la vittoria sull’Ungheria ha ridotto l’attenzione sul passo falso contro l’Italia e ha restituito al gruppo una piattaforma tecnica più solida. Per una squadra che punta al titolo, non era necessario soltanto vincere il quarto: serviva mostrare di poter controllare una partita in entrambi i lati del campo. Il 108-56 ha fornito questa risposta. La semifinale dirà se quella ritrovata chimica saprà reggere quando il punteggio tornerà a essere più stretto e ogni possesso avrà il peso di una medaglia.

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